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[RECENSIONE] Buried

Esperimento riuscito molto ma molto bene, una sfida quasi impossibile che solo la più sana follia artistica poteva concretizzare, sì, perché Buried è un film che si svolge tutto all'interno di una bara dove il nostro protagonista si risveglia. Nella cassa con lui solo un accendino, un cellulare e una matita. Per cercare di uscire da quella situazione impossibile, chiaro, c'è poco tempo.

Buried è la dimostrazione che il cinema di genere, quando vuole, sa stare una spanna sopra il resto. Il problema (di tipo culturale) è che per ottenere il riconoscimento che gli spetta il cinema popolare e di genere deve aspettare parecchi anni. Hitchcock, non a caso, è il primo nome che viene in mente pensando al film del giovane spagnolo Rodrigo Cortés. Il regista ha infatti girato quello che con qualche azzardo si potrebbe definire il Nodo alla gola del nuovo millennio.
Qui non ci sono montaggi paralleli che mostrano la squadra di salvataggio che lavora per ritrovare il sepolto vivo, no. Buried resta nella cassa per tutta la durata del film coinvolgendo lo spettatore sotto varie sfumature psicologiche perché oltre l'angoscia, la claustrofobia, il panico e la disperazione c'è anche una certa dose di ironia che più che stemperare il nero di cui sopra porta alla luce l'assurdità della situazione. Per Ryan Reynolds (l'anno dopo impegnato in Lanterna verde) una gran prova di attore: è già quasi leggenda che alla fine delle riprese aveva la pelle del corpo sbucciata, la schiena a pezzi, le dita delle mani bruciate per via del continuo utilizzo dell'accendino.

Cortés nel frattempo non si è cullato del riuscito esperimento è ha da poco terminato le riprese di Red lights un thriller con un cast davvero ricco comprendente Robert De Niro, Cillian Murphy e Sigourney Weaver. Proiezione in anteprima al Sundance il 20 gennaio 2012. Vi faremo sapere.



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