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ACAB - All cops are bastards - RECENSIONE

La cosa che più sorprende nell'affresco di ACAB (All cops are bastards) è la varietà dei punti di vista. Non ci sono solo i celerini che per differenti ragioni superano il confine tra legale ed illegale che per primi dovrebbero rispettare, ci sono anche le conseguenze che tutto questo porta, i tifosi che si mobilitano per riscattare una morte da loro causata, i gruppi neofascisti che gli rimproverano di esssere servi del potere. Tutti hanno ragione e torto allo stesso tempo. Ma questi punti di vista si intersecano sempre di più con altri ancora (come ad esempio la realtà degli extracomunitari) fino ad aggrovigliarsi per dare un quandro cupo ed estremo che non lascia molto spazio alla speranza. Perché questo intrecciarsi non genera un confronto, il superamento di certe barriere. Perché in buona sostanza ognuno resta poi fermo sulle proprie decisioni, dietro le sue barricate, chiuso all'interno della sua realtà, della sua piccola "famiglia" e dei propri ideali distorti. Cobra affronta i tifosi incazzati, il figlio di Mazinga rinnega il padre a tal punto di proteggere le persone che lo hanno accoltellato, solamente Adriano, il più giovane e incazzato di tutti, capisce che il gioco non vale la candela, che il mondo non si migliora con una violenza che genera violenza. Troppo poco per cambiarlo.

ACAB segna il debutto sul grande schermo (dopo la bella prova tv di Romanzo criminale 1 e 2) per Stefano Sollima, il figlio di Sergio regista di Corri uomo corri con Tomas Milian e della miniserie cult Sandokan con Kabir Bedi.




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