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Non avere paura del buio - RECENSIONE

La piccola Sally (Bailee Madison) si è appena trasferita in una villa (appartenuta a un famoso pittore naturalista) che suo padre Alex (Guy Pearce) sta ristrutturando insieme alla sua nuova fidanzata Kim (Katie Holmes). La bimba male accetta la nuova relazione del padre, preferisce passare il suo tempo da sola disegnando oppure esplorando la grande casa. Durante uno di questi giri scopre una cantina che non doveva essere scoperta, teatro del prologo del film e con protagonista il pittore (inesistente*) Blackwood (Garry McDonald). Incautamente libera dei mostriciattoli che parlano con lei dicendole cose diaboliche tipo -Loro non ti vogliono bene, noi sì-. Riuscirà a convincere gli adulti che non è tutto frutto della sua fantasia?
Diciamolo subito, Non avere paura del buio parte bene ma si perde per strada. Incentra tutta la vicenda dal punto di vista della bambina, un po' come accadeva nel classico di fantascienza Gli invasori spaziali oppure nel film spagnolo Il labirinto del Fauno di Guillermo del Toro, puntando tutto sullo scetticismo del mondo adulto**. Scetticismo che prima o poi dovrà ricredersi perché la soglia che qui si supera non è quella tra ragione e follia ma tra un razionale e un irrazionale molto più concreto. Perché quei piccoli mostri vivevano realmente imprigionati nella cantina e non sono un parto delle fantasie di Sally.
Tutto potrebbe funzionerebbe se Guillermo del Toro (produttore e sceneggiatore) non decidesse di far vedere da un certo momento in poi questi piccoli mostri e in maniera anche piuttosto insistente. Mostriciattoli che parlano come Gollum, hanno un aspetto vagamente alla Randall William Cook style e sono ghiotti di denti di bambini. A parte questa scelta del mostrare piuttosto che suggerire, sono anche altre le cose che non funzionano. Ad esempio la musica che accompagna la lotta tra il giardiniere (Jack Thompson) e queste creature è fuori tono, un cazzotto nelle orecchie, bastava e avanzava la sua voce urlante.

Funziona invece l'ironia nella scena della cena con Sally che fotografa i mostri con la polaroid, mostri allergici alla luce e dunque anche al flash della macchina fotografica. Le prove però le vengono sottratte dai piccoli bastardi che mostrano sempre di più le loro reali cattive intenzioni. Quando tutto sembra rivoltarsi contro la bambina ecco che arriva un alleato che proprio non si aspettava, lei la piccola, noi un po' meno, un nuovo amico disposto a tutto pur di ottenere la sua approvazione, che pur di farsi accettare fa quel salto nel vuoto dell'irrazionale. Se Kim diventa la complice suo padre Alex nega l'evidenza fino all'ultimo chiamando uno strizzacervelli per parlare con la figlia. E anche qui il film poteva prendere una direzione leggermente differente. Ad esempio il mostro che Sally schiaccia nella biblioteca possibile che non venga visto dal genitore? Fino alla fine Alex non vede una sola volta uno dei numerosi mostri che abitano nella casa, arriva sempre tardi, il suo udito e la sua vista vengono minacciati dai mostri ma mai messi in serio pericolo perché lui è l'ottusità fatta persona, l'adulto che pur di concludere un affare importante di lavoro trascura la figlia. Tutti argomenti solamente accennati e che forse meritavano un maggiore approfondimento. Kim invece - che forse ha più tempo a disposizione - inizia subito a sospettare che ci sia davvero qualcos'altro dietro i suoi vestiti taglliuzzati, dà l'avvio a un'indagine e scopre che il pittore Blackwood, che abitava prima nella villa, aveva scoperto cose che era meglio non scoprire, la classica porta che era meglio lasciare sigillata com'era. Quello che però funziona meno nella pellicola diretta da Troy Nixey è la resa della paura. Il film spaventa poco o niente, gli unici salti dalla sedia sono causati dal classico rumore improvviso sparato a palla nelle casse, espediente per niente innovativo anzi senza dubbio fastidioso (soprattutto se si stava sonnecchiando). Il resto sono situazioni telefonate mascherate da colpi di scena. Insomma del Toro con questo film, ispirato ad un film tv, avrà anche finito di pagare il mutuo della sua villa ma poteva guadagnarselo anche con qualcosa un po' più vicino ai suoi livelli.

* Tutt'al più esiste Algernon Blackwood, autore di numerosi romanzi e racconti del fantastico
** anche se a onor del vero va detto che nel primo film fino alla fine rimane il dubbio che si sia trattato di una fantasia del piccolo protagonista, mentre nel film di del Toro il reale si fonde con la fantasia nel bellissimo finale.

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