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[RECENSIONE] Chronicle

Andrew (Dane DeHaan) prende schiaffi da tutti, dai bulli della scuola, dagli spacciatori sotto casa, dal destino che gli ha dato una madre morente e un padre (Michael Kelly) alcolizzato e violento. Il classico ragazzo invisibile alle ragazze, che non ha un amico, che mangia da solo guardando e riprendendo con la sua inseparabile telecamera (il film appartiene al genere dei found footage) le cheerleader mentre provano i loro numeri.

Matt (Alex Russell) è suo cugino, l'unica persona con la quale parla e si frequenta, è un intellettuale che cita Hegel, Schopenhauer ma non è uno sfigato come Andrew. Durante un rave insieme ad un altro ragazzo, Steve (Michael B. Jordan), un nero molto popolare nella scuola, scoprono un buco nel terreno di un bosco dentro il quale si calano. Nella caverna c'è una strana cosa luminosa, usciranno da lì con dei superpoteri che dovranno imparare a gestire, con i quali dovranno convivere. Telecinesi, capacità di volare. I tre all'inizio usano le loro nuove capacità per cazzeggiare, fare scherzi cretini e cose del genere. Poi l'elemento debole dei tre, Andrew, che da subito dimostra di essere quello più bravo nel controllare i poteri, inizia a prenderci gusto e ad usare le sue nuove capacità per vendicarsi contro tutti.


Chronicle attraverso il personaggio incazzato e problematico di Andrew è una riflessione in chiave fantasy (dunque pop) delle varie stragi americane alla Columbine in cui ragazzi emarginati si vendicano con il micromondo ostile o che li ignora facendo una strage. Cinematograficamente parlando il pensiero corre subito al film di Brian De Palma, tratto da un romanzo breve di Stephen King, Carrie lo sguardo di satana. Perecchi sono poi gli esempi di supereroi per caso che non reggono il peso di avere questa nuova grande responsabilità che un superpotere comporta.


Diretto da Josh Trank e sceneggiato da Max Landis (figlio di John), entrambi del 1985, Chronicle è uno dei POV più riusciti degli ultimi anni: man mano che il rancore nei confronti del mondo e la megalomania di Andrew aumentano, migliorano in un certo senso anche le sue riprese: dapprima statiche divengono sempre più movimentate, fluide, complesse, perché Andrew prendendo padronanza delle sue nuove capacità capisce anche di essere lui il regista, l'artefice del suo destino.
È un film ruffiano Chronicle. Ti mette quel tanto di serio nell'intrattenimento accontentando un po' tutti. Già si parla di un sequel scritto ancora da Max Landis.

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