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Contraband (Baltasar Kormakur)


Teniamo d'occhio e approfondiamo Baltasar Kormakur l'islandese regista di Contraband, film action/thriller davvero niente male remake di Reykjavik-Rotterdam (2008) altra pellicola islandese diretta da Oskar Jonasson e interpretata, pensate un po', da Kormakur stesso. Si parla di un ex contrabbandiere (Mark Wahlberg) costretto a riprendere il mestiere per salvare dai guai il giovane cognato impiastro (Caleb Landry Jones) che presto mette nei guai anche tutta la sua famiglia (la moglie Kate Beckinsale e i figlioletti). Saranno tanti i casini da superare, in un susseguirsi di tutte le situazioni che ci si aspetta da un film del genere, colpi di scena e sequenze di suspence, il solito pazzo che se ne fotte di tutti (Giovanni Ribisi), inseguimenti, sparatorie, personaggi falsi doppiogiochisti. Nella storia, nei personaggi e nello sviluppo della vicenda tutto procede secondo i canoni del cinema commerciale, sin dai primi minuti si capisce che tutto finirà bene, che i buoni sopravviveranno mentre i cattivi o muoiono o finiscono in prigione. Quello che cambia rispetto agli action americani è un non so che nell'atmosfera e nel racconto capace, tra le cose, di semplificare il complicato, è diversa la fotografia illuminatissima, a tratti quasi onirica e straniante (e qui per un attimo nell'anticamera del cervello mi è passato il nome di Drive il film rivelazione dell'anno scorso ambientato a Los Angeles e diretto dal danese Nicolas Winding Refn). Nonostante tutto l'unica nota stonata nel film arriva proprio nel finale troppo in lienea con i film americani e il loro spirito che esige l'happy end. Talmente stonato con il resto che sembra quasi una presa per il culo nei confronti del pubblico, nel qual caso tanto di cappello.



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