Header Ads

La leggenda del cacciatore di vampiri (Timur Bekmambetov)

Seth Grahame-Smith è un scrittore piuttosto originale. Dopo una serie di saggi sul cinema porno e su quello dell'orrore diventa famoso con il romanzo Orgoglio e pregiudizio e zombi (uscito in Italia per la casa editrice Nord) in cui mescolava la vicenda narrata da Jane Austen con gli elementi principali che si trovano nei film con gli zombi. Il successo è immediato, le proposte di lavoro iniziano a farsi vedere e si concretizzano ad esempio con le sceneggiature del divertente serial tv (trasmesso in Italia da MTV) Hard Times: tempi duri per RJ Berger e dei film Dark Shadows e questo La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire Hunter). Dietro entrambi i titoli c'è la mano di un solo uomo: Tim Burton, nel primo nelle vesti di regista nell'altro in quelli di produttore. Ne La leggenda del cacciatore di vampiri Grahame-Smith adatta un suo stesso romanzo (La leggenda del cacciatore di vampiri: il diario segreto del presidente, anche questo pubblicato in Italia da Nord) che vede un famoso presidente americano del passato combattere segretamente la stirpe dei vampiri. Quale presidente? Abraham Lincoln quello che ha posto fine alla schiavitù. E lo fa per vendetta, prima ancora di pensare ad una carriera politica, perché uno di loro gli ha portato via la madre davanti ai suoi occhi quando era ancora piccolo. Solo dopo scopre che i vampiri sono i padroni del sud, i responsabili in passato dello sterminio degli indiani e ora i principali artefici della schiavitù dei neri americani. Lincoln (interpretato da Benjamin Walker) capisce presto che la sua sete personale di vendetta non è niente in confronto con l'orrore globale, che solo abbracciando la causa di un popolo oppresso darà la libertà a tutti, anche a se stesso. Per questo diventa presidente e dà il via alla guerra di secessione. È questo l'elemento talmente innovatore da poter essere definito addirittura sovversivo per come rilegge la Storia mostrando i vampiri nella caratteristiche giacche grigie dei sudisti durante la sanguinosa battaglia di Gettysbourg.
Ad aiutarlo nell'impresa un mentore (Dominic Cooper) che dopo l'addestramento lo manda in missione a Denver dove incontra il suo amico nero d'infanzia ritrovato (Anthony Mackie) e un bottegaio che lo accoglie a braccia aperte. Ovviamente c'è spazio anche per l'amore (Mary Elizabeth Winstead, vista di recente nel remake de La cosa) e per il dolore che questo sentimento porta.



Dirige il russo Timur Bekmambetov sempre più inserito nel sistema americano dopo la prova di Wanted (2008) con Angelina Jolie. E la sua mano si riconosce nelle inquadrature che accelerano e rallentano il tempo (che poi non è solo una sua caratteristica, anzi è una vera e propria moda dei nostri tempi, il che è tutto dire) dando in questo modo occasione al sangue di immobilizzarsi in pose azzeccate. Personalmente ho trovato la sua mano anche nelle foto del vampiro (inserite in quel marchingegno che ricorda in gioco della ruota della vita) che viste a velocità accelerate (di nuovo la velocità) anticipavano in qualche modo il cinema; un discorso simile lo avevo notato ne I guardiani della notte, nel folioscopio che animava la donna seduta sulla roccia. Del film in sé che dire? Niente di che ma neanche da buttare nel cesso. Se però sapessi che finirò i miei giorni su un'isola deserta sicuramente non me lo porterei con me. La leggenda del cacciatore di vampiri è un prodotto di medio livello confezionato come tanti altri anche nell'uso del 3D.
La collaborazione tra Burton e Grahame-Smith sembra destinata a continuare con l'annunciato seguito di Beetlejuice.

Nessun commento

Powered by Blogger.