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[RECENSIONE] Prometheus

Ci sono film che a distanza di giorni per qualche motivo mi impediscono di buttare giù qualche riflessione, anzi, più questi passano e più la situazione peggiora. Con Prometheus il problema si è riproposto. Dopo più di una settimana dalla visione sono giunto alla conclusione che Ridley Scott ha confezionato un prodotto indubbiamente affascinante dal punto di vista visivo ma che ha il suo maggior pregio nei dubbi che lascia e che mi impediscono di scrivere con tranquillità una recensione. Alla fine della pellicola rimangono molte domande senza risposta, non solo quelle esplicitamente formulate perché a queste infatti se ne aggiungono altre solo suggerite, sottocutanee, nascoste come il mostro che Noomi Rapace porta in grembo. E diciamolo subito, chiedersi se Prometheus sia effettivamente il prequel di Alien, che lo stesso Scott diresse nel 1979, è una delle ultime domande che dovrebbe venire in mente. Ci sono sì dei riferimenti iconografici, si pensi all'astronave a forma di U o al gigantesco telescopio, ma non è questo l'importante. Quello che colpisce è altro. È il mistero del visto e non visto, del detto e non detto, dei tanti argomenti presenti a partire da quello centrale della creazione. E il fatto che le risposte non vengano date accresce ancora di più il fascino di questo film che per altre ragioni è tutt'altro che esente da difettucci vari.

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