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[RECENSIONE] Atto di forza (1990)

Pare che dopo la sola ricevuta per Dark Star lo sceneggiatore Dan O'Bannon sia caduto in depressione. A rimetterlo in carreggiata offrendogli un lavoro fu Ronald Shussett un collega che aveva acquistato i diritti cinematografici di un racconto di Philip Dick intitolato We can Remember it for you Wholesale (in Italia è famoso come Ricordiamo per voi ed è contenuto nella raccolta Rapporto di minoranza e altri racconti uscito per la Fanucci). La sceneggiatura viene scritta ma nessuno la finanzierà fino al 1990, soprattutto per motivi logistici nel senso che all'epoca, la seconda metà degli anni '70, non era possibile realizzare gli effetti speciali che lo script richiedeva, dovranno passare una quindicina di anni prima che i tempi maturassero e che quel copione finisse nelle giuste mani di Paul Verhoeven e del mago del makeup Rob Bottin. O' Bannon e Shussett soddisfatti del copione da loro realizzato se ne fottono del momentaneo rifiuto e iniziano a pensare ad un'altra sceneggiatura che è una specie di remake di La cosa da un altro mondo ambientato però su una navicella spaziale, quel copione che inizialmente si chiama Star Beast diventerà il celeberrimo Alien.
All'inizio furono la DisneyDino De Laurentiis ad interessarsi al progetto di realizzare Atto di Forza e su una cosa quest'ultimo fu irremovibile: Schwarzenegger non avrebbe interpretato il ruolo del protagonista. Poi la storica casa di De Laurentiis ha fatto la fine che tutti sanno e i diritti furono comprati da Mario Kassar della Carolco spinto dall'entusiasmo di Schwarzenegger che coinvolse nel progetto Verhoeven e Bottin che con l'olandese aveva già fatto Robocop. «Quando vidi Robocop -ha detto l'attore- mi dissi: "Non c'è nessuno meglio di Verhoeven per questo genere di film. Devo averlo"»


«Il trucchetto della donna che si apre e fa uscire Arnold è totalmente meccanico, cioè quello che si vede sullo schermo è esattamente quello che succedeva davanti la macchina da presa. Ci sono voluti mesi di prova e riprova per farlo funzionare» (Rob Bottin, responsabile degli effetti di Atto di Forza).





In Atto di forza (Total Recall) si racconta di Douglas Quaid (Arnold Schwarzenegger) un manovale del futuro che ha un sogno ricorrente ambientato a Marte (e non è un bel sogno perché mentre contempla il paesaggio insieme a una ragazza mora perde l'equilibrio, precipita in un dirupo, gli si rompe la maschera della tuta spaziale e inizia a morire lentamente con il corpo che piano piano esplode). Nonostante l'incubo vorrebbe andarci ugualmente ma non può per motivi economici. Si rivolge allora alla Recall un'agenzia che per meno soldi gli innesta nella memoria falsi ricordi di una sua visita sul pianeta rosso come agente segreto. Solo che qualcosa va storto: Quaid si risveglia sul lettino della clinica tutto allarmato blaterando di Marte e che qualcuno vuole farlo fuori. Però effettivamente così sembrerebbero stare le cose. Quaid è realmente minacciato dalla polizia, dalla sua bella moglie Lori (Sharon Stone nel suo primo ruolo importante), sembra davvero che sia già stato su Marte come agente segreto o qualcosa di simile tant'è che tutti lo chiamano Hauser. Chiaramente non ci capisce niente, è confuso, perché lui si chiama Quaid e fa il manovale e non è Hauser l'agente segreto. Va su Marte per capirci qualcosa diventando sia il paladino dei ribelli che una pedina della polizia (comandata da Richter interpretato da Michael Ironside) che combatte i ribelli per conto del dittatore Cohaagen (Ronny Cox). Conosce Melina (Rachel Ticotin) l'amore della sua vita, la donna del suo sogno ricorrente, una prostituta amica dei ribelli marziani. Marziani che combattono per le solite giuste cause, più diritti ma soprattutto più ossigeno, marziani mutanti che hanno permesso a Rob Bottin di liberare ancora una volta la sua fantasia creando la bimba veggente e sua madre, il mutante Tony (Dean Norris) prima ostile e poi amico di Quaid/Hauser, il tassinaro Ben (Mel Johnson Jr.), il capo dei ribelli George dal cui stomaco esce l'essere veggente (come tutti i marziani) Kuato, ma soprattutto -inutile negarlo- la prostituta con tre tette. Fino alla fine comunque rimane il dubbio che tutta la rocambolesca avventura sia in realtà una fantasia o sogno fatto da Quaid sul lettino della Recall, anche nel finale in cui finalmente Quaid/Hauser e Melina sopravvivono all'atmosfera marziana, superando così la parte brutta del sogno.


Il tassinaro Benny mostra a tutti la sua vera natura

Sono proprio queste molteplici chiavi di lettura, da me banalizzare e ridotte -in tutti i sensi- ai minimi termini, che accrescono il fascino di un film che rimane principalmente un action puro, un prodotto commerciale quindi di ntrettenimento. Uno spettacolo comunque adulto in cui chi muore lo fa nel sangue e nel dolore e dove, come in Robocop ancora una volta nel cinema di Paul Verhoeven si parla di una crisi di identità.

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