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Cogan - Killing them softly (Andrew Dominik)

Frankie (Scoot McNairy) e Russell (Ben Mendelsohn) sono due delinquenti di mezza tacca. Un tizio che gestisce una lavanderia gli propone un colpo in una bisca clandestina. Il colpo riesce senza spargimenti di sangue, ma qualcuno si incazza e manda il killer professionista Jackie Cogan (Brad Pitt) a risolvere la faccenda. Ecco allora che si aprono una serie di bivi che però non portano mai in un bel posto e la cosa migliore che può capitare è la galera. Tutto questo con Obama e McCain che si sfidano in tv parlando di crisi economica e sarà proprio nella notte in cui Obama venne eletto che la vicenda si concluderà mandando a puttane il bel discorso inaugurale del neo presidente secondo cui siamo tutto uguali e liberi. Non è così che la pensa Cogan quando al momento di ricevere i soldi scopre che gli stanno dando meno di quello che si aspettava, l'America non è una nazione fondata su sani ideali, dice al commercialista/autista senza nome (Richard Jenkins, visto in Quella casa nel bosco nel ruolo del burattinaio), ma un business.



La violenza, fisica, psicologica ma soprattutto del mercato, alla fine vince sulle belle parole, la realtà ha la meglio sulle utopie. Cogan applica la sua legge, che poi è anche una teoria, uccidendo tutti quelli coinvolti nella rapina alla bisca. Sospettati e colpevoli per lui non fanno differenza, vanno tutti puniti o usati per punire.
Il tutto con dei ritmi lenti che spesso esasperano i vari momenti, si pensi alla estenuante sequenza della rapina, o alla morte di Ray Liotta al rallentatore, una lentezza generale che sa di inevitabilità. Eppure, nonostante tutte le buone intenzioni, il film non convince del tutto e dà l'impressione di non spiccare mai il volo. Qua e là forse qualcosa andava sforbiciato e il messaggio stesso che l'America è un paese in cui in tempi di crisi il mercato è spietato soprattutto tra gli spietati dopo un po' rompe.Tratto dal romanzo di George V. Higgins (pubblicato in Italia da Einaudi), Cogan - Killing them softly, terzo film del neozelandese Andrew Dominik, risulta alla fine un film che si condanna con le sue stesse mani sia per il tema che per il modo di raccontarlo. Probabilmente lo rivaluterò tra un po' di tempo ma per adesso non mi ha lasciato niente di che e Chopper rimane di Dominik ancora il suo film migliore.


2 commenti:

  1. L'ho visto sabato, e l'ho trovato un film quasi sperimentale. Sicuramente da rivedere perchè esce da tutti i canoni di genere. Ho trovato bellissime alcune scelte estetiche.

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