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L'uomo senza memoria - RECENSIONE

Da Londra a Portofino cercando se stessi
[di Stefano Nicoletti]

Il soggetto della maggior parte dei gialli/thriller all’italiana è impostato in due modi alternativi. Il primo prevede indagini classiche, “istituzionali” e la presenza dell’investigatore di turno; il secondo è più intimistico, spesso più onirico, e prevede che il mistero sia risolto da qualche personaggio ispirato, coinvolto in prima persona, che ha la forza morale e fisica per cambiare le cose.
L’uomo senza memoria di Duccio Tessari (1974), segue il secondo filone, insieme a film come Tutti i colori del buio di Sergio Martino, o La Corta notte delle Bambole di Vetro di Aldo Lado.
Siamo a Londra. Ted ha perso la memoria nel momento sbagliato: quello in cui ha appena messo le mani su una partita di droga da un milione di dollari. La droga, poi, è sparita giusto giusto insieme alla sua memoria: spiegate voi ai suoi soci che non è una coincidenza voluta?
I compari lo indirizzano verso la riviera ligure, dove abita la moglie di Ted, che aveva ormai perso le speranze di rivederlo. Sospettano, a ragione, che la droga sia finita lì. Per questo insieme a Ted viene spedito a Portofino anche il sicario George, col compito di scoprire il nascondiglio a tutti i costi.
In questa prima parte del film ogni personaggio, introdotto separatamente con originalità, è una tessera impossibile da inquadrare e mettere a posto: chi dice la verità, chi invece mente?
Arrivati a Portofino, scopriamo che Sara, la moglie di Ted, sta per rifarsi una vita con Daniele, un medico premuroso. Sara si occupa anche del bambino dei vicini di casa, il tipico stereotipato bimbo saputello e simpatico presente in molti film del periodo.
Portofino rappresenta dunque la vita reale, quella che scorre normale, quasi noiosa?
Una serie di appostamenti, di minacce, di irruzioni nella casa di Sara alla ricerca della partita di droga, culminano con l’uccisione del suo cane. E’ questa è la parte più noiosa del film, slegata dal resto, senza grosse trovate: ci porta però allo scontro finale. E qui avremo conferma che nemmeno a Portofino le cose sono lontanamente ciò che sembrano: e tra scazzottate sulla scogliera, legnate alle spalle, spari e (udite, udite, amanti delle scene forti) motoseghe in azione, raggiungeremo finalmente il  quasi happy ending.

Tessari, arrivato al successo con Una pistola per Ringo, ad inizio anni '70 sperimenta tutti i generi cinematografici. Dopo aver già provato il thriller con e La morte risale a ieri seraUna farfalla con le ali insanguinate, gira L’uomo senza memoria con mestiere, regalandoci alcune perle (tra tutte, lo scontro finale magistralmente ritmato con numerosi rallenty).
Quali sono gli altri punti forti del film? in comune con molti altri del periodo, sono le ambientazioni (Portofino, la casa di Sara) e una caratterizzazione dei personaggi macchiettistica, simpatica e quasi sempre credibile.
Unica nota parzialmente stonata i due attori protagonisti Senta Berger (Sara) e Luc Merenda (Ted) che alternano scene ispirate ad altre in cui recitano molto sopra (o sotto) le righe.

Curiosità: il bellissimo tema del film e la canzone iniziale sono scritti da Gianni Ferrio, attivo a lungo come compositore di colonne sonore, che è stato anche autore per Mina dei grandi successi Parole, parole e Non gioco più.

Stefano Nicoletti

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