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Il 2012 è l'anno del P.O.V.

Mi piace sempre sottolineare da queste parti come il cinema dell'orrore sia un'ottima palestra.
Sam Raimi e Peter Jackson sono partiti con degli horror per arrivare poi a dirigere film di altro genere e di altro budget. Lo stesso discorso volendo vale anche per gli attori. Basti pensare a Johnny Depp che esordisce nel Nightmare di Wes Craven o a Ed Harris che appariva nei film di Romero.
Il genere, o meglio sottogenere, P.O.V. (acronimo di Point of View) è solo grazie ai film dell'orrore come Cannibal Holocaust ma soprattutto con The Blair Withc Project che diventa in qualche modo protagonista sviluppandosi negli anni successivi con Cloverfield e Paranormal Activity. Dicevo che diventa protagonista perché il P.O.V. come concetto esiste dagli albori del cinema o quasi. Perché il P.O.V. altri non è che la soggettiva di un personaggio del film. Già Delmer Daves lo utilizza nel suo film La fuga con Humprey Bogart. Poi sono arrivati gli estrosi come Kubrick che ci mostra in 2001: odissea nello spazio quella del computer HAL, Wilder con l'impossibile soggettiva del cadavere sotto la piscina in Viale del Tramonto, e quella del cazzotto che colpisce Django nel film omonimo di Sergio Corbucci, effetto riutilizzato anche dai Coen in Arizona Junior. Però è solo nel cinema dell'orrore che questo punto di vista coincide con l'occhio di una telecamera (di uno dei protagonisti) diventando protagonista della pellicola per tutta la sua durata. Nasce così il found footage e i quattro film dell'orrore citati prima. Il found footage è fondamentale perché tutto sin dall'inizio deve essere chiaro: il filmato che stiamo per vedere (di solito viene detto per iscritto o per voce all'inizio del film) è stato ritrovato ed apparteneva a qualcuno che non c'è più. Insomma è un avviso che tutto finirà male, altrimenti quel filmato mica andava perso.
Girati con risorse risibili The Blair Witch Project e Paranormal Activity hanno sbancato ai botteghini. Le Major hanno risposto con Cloverfield e l'arruolamento di Oren Peli che fino ad ora ha prodotto tre sequel di Paranormal Activity più altri film del genere come il recente Chernobyl Diaries.
Perché tutto questo successo per quei due film indipendenti? Semplicemente perché fanno paura. Perché fanno paura? Per la suggestione che crea l'ininterrotto punto di vista della telecamera di uno dei protagonisti. Perché quei vedo ma poco e male, non vedo nulla perché è tutto buio ma sento benissimo, scatenano paure primordiali che non vengono esorcizzate con la visione chiara del mostro, quindi delle nostre paure. Tutto viene lasciato alla nostra immaginazione e la cosa che fa davvero paura è proprio non poter vedere la cosa spaventosa che uccide i protagonisti. Giornalisti, studenti, semplici turisti chiunque sia in possesso di una telecamera fa una brutta fine, un po' se la cerca un po' gli dice sfiga.
Il POV così come il mockumentary (altro sottogenere con il quale a volte si fonde) hanno da subito iniziato a giocare sulle ambiguità, andando oltre quel vedo e non vedo che si diceva prima, mettendo in discussione il vero e il falso. Ecco allora Incident at Loch Ness o Lake Mungo. Ma ha avuto modo anche di spaziare tra i generi come accade in Redacted di Brian De Palma che ambienta il suo film in Iraq o in Troll Hunter che inizia con la solita troupe di studenti che all'inizio gira un servizio sui bracconieri ma poi scopre un Team governativo che uccide i troll che sconfinano da certi territori. Insomma i presupposti per una uscita del P.O.V. dei territori della paura già esistevano da qualche anno.
 
 
 

Quest'anno il P.O.V. in un certo qual modo è diventato maturo allontanandosi dal genere che lo ha reso famoso. Chronicle, Project X e End of Watch sono infatti tre film appartenenti a tre generi diversi tra loro che utilizzano il linguaggio fino ad allora relegato ai territori della paura in maniera inedita.
Chronicle è il film in cui il distacco è meno evidente con i tre ragazzi che scoprono di avere superpoteri che prima ci divertiranno ma poi daranno alla testa a uno di loro.
Project X è una commedia che racconta di una festa adolescenziale che parte in un modo per degenerare.
End of Watch è un action che segue le giornate di un poliziotto.
Il P.O.V. comunque non ha intenzione di uscire dai territori della paura e per l'anno prossimo sono infatti annunciati The Last exorcism 2 e The Vatican tapes. Come vi dico sempre, vi farò sapere.

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