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[RECENSIONE] La madre

Due bambine vengono rapite dal padre impazzito e segregate in una casa sperduta tra i boschi. Qualcosa però fa subito fuori il padre. Cinque anni dopo Lucas, il fratello gemello (entrambi sono interpretati da Nikolaj Coster-Waldau) del genitore impazzito, ritrova le due bambine oramai ridotte allo stato brado. Ottiene l'affidamento grazie al dottor Dreyfuss (Daniel Kash) uno psicologo amico loro interessato alla loro storia incredibile. Come hanno fatto a sopravvivere senza nessun aiuto adulto? La maggiore delle due sorelline, Victoria (Megan Charpentier), dice che ci ha pensato la misteriosa "madre". Lo psicologo pensa che la madre di cui parla sia in realtà la stessa bambina che si è fatta inconsciamente carico della responsabilità di accudire se stessa e la sorella più piccola Lilly (Isabelle Nélisse) che non spiccica una sola parola. I guai per Lucas e la sua compagna Annabel (Jessica Chastain, la protagonista di Zero Dark Thirty) iniziano quando i due, ma soprattutto quest'ultima, iniziano ad affezionarsi alla bambine suscitando la gelosia della misteriosa "madre" che sembra aver seguito le due giovani nella loro nuova casa. Intanto Dreyfuss, inizialmente scettico sui racconti confusi, misteriosi e spaventosi di Victoria inizia un'indagine e scopre sostanzialmente che deve allargare i suoi orizzonti di medico razionale se vuole giungere alla verità.


La madre, lo sanno tutti ma lo ripetiamo per gli ultimi arrivati, è tratto da un cortometraggio diretto nel 2008 dallo stesso regista di questa versione lunga, Andrés Muschietti. Mamá, questo il nome del corto, spaventa per un paio di ragioni. La prima per il ricorso al piano sequenza: l'assenza dell'artificio del montaggio aumenta la credibilità di quello che si vede qualsiasi cosa essa sia; il secondo motivo che rende il corto spaventoso è perché non spiega affatto il motivo per cui il mostro attacca le due bambine nello spazio chiuso (la casa infestata e la claustrofobia sono ingredienti tipici dei film dell'orrore) della loro abitazione. Guillermo Del Toro è rimasto così impressionato dal brevissimo film (della durata di 3 minuti circa) che ha deciso di dare l'opportunità ai fratelli Muschietti (perché Mamá è stato prodotto dalla sorella Barbara) di fare il salto di qualità nel cinema vero finanziandogli il remake allungato del loro cortometraggio.

Ecco allora che in questo lungometraggio la situazione del corto con il mostro femmina che insegue le bambine dentro la casa viene riproposta pari pari con la modifica, fondamentale però, dell'arrivo tempestivo di Annabel a salvare le due bimbe. Sì perché fino a quel momento Madre non aveva mai attaccato le bambine, al contrario anzi si era scagliata contro Lucas mandandolo in coma (perché troppo impiccione?) ed aveva iniziato a manifestarsi anche con Annabel in vari modi compreso un sogno rivelatore. Madre cambia atteggiamento e si manifesta apertamente perché gelosa del fatto che le due bimbe si stiano affezionando ad Annabel.
E fino a quel momento il film fa paura per davvero. Fino a quando c'è il classico semplice ed efficace campionario di rumori e voci fuori campo, armadi e porte socchiuse, quel non vedo niente o vedo molto poco o perché è buio o perché è tutto troppo veloce, fino a quando c'è tutto questo il film funziona a meraviglia. Per esempio: la scena in cui Annabel crede di aver visto Lilly ma subito dopo si accorge che la bambina è con sua sorella al piano di sotto fa cagare addosso, anche perché è lì che la ragazza capisce che il muro che separa il razionale dall'irrazionale è stato abbattuto da tempo. Dal momento in cui però il mostro si palesa tutto va scemando perché l'orrore accennato deve rimanere tale fino alla fine: se si decide a un certo punto di cambiare registro e di mostrare più chiaramente ciò che fino a un attimo prima era solo abbozzato si interrompe quel meccanismo mentale che ci aveva fatto immaginare il mostro, l'orrore, proprio perché mai mostrato bene. Quando la nostra immagine mentale è sostituita da una vera proiettata sullo schermo rimaniamo delusi perché, per quanto pigri possiamo essere, è meglio l'immagine vaga creata dalla nostra fantasia di quella chiara che qualcun altro decide per noi.
Per fortuna che questo cambio di approccio dura poco e che il film nel triste finale si risolleva, anche se la madre sospesa in aria sopra la rupe proprio non mi ha convinto. Consideriamo La madre allora come una prova generale, un biglietto da visita di Muschietti che dicesse a tutti "Ecco di cosa sono capace". La vera conferma sulle sue qualità di regista sarà il secondo film





La madre
titolo originale: Mama
2013
Regia: Andrés Muschietti
Produzione: Toma 78, De Milo
Personaggi e interpreti: Victoria (Megan Charpentier), Lilly (Isabelle Nélisse), Jeffrey/Lucas (Nikolaj Coster-Waldau) Dr. Dreyfuss (Daniel Kash), Mama (Javier Botet), Jean Podolski (Jane Moffat)
Sceneggiatura: Andrés Muschietti, Barbara Muschietti, Neil Cross
Fotografia: Antonio Riestra
Scenografie: Anastasia Masaro, Patricia Cuccia
Costumi: Luis Sequeira
Special effects: Mr. X, XYZ-RGB
Montaggio: Michele Conroy
Musiche: Fernando Velázquez

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