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Kiss of the damned - RECENSIONE

Se c'è un pregio da attribuire a Kiss of the damned è sicuramente quello di aver riportato il tema dei vampiri ad atmosfere più oscure. Dimenticate quindi i vampiri adolescenti e innamorati della saga di Twilight perché qui c'è il ritorno del caro e vecchio binomio sangue-sesso che riporta alla mente il francese Jean Rollin. Non solo per i caratteri dei titoli di testa e coda che richiamano a film come Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi, parlo caso mai della tipologia del vampiro o meglio delle vampire, sempre belle, affascinanti, impossibile da resistergli per qualsiasi uomo o donna. Vampire che apprezzano l'amore saffico o quello a tre e che quando devono succhiare il sangue amano sporcarsi con esso perché procura in loro un piacere orgasmico fuori controllo. Sangue che schizza metafora dello sperma, del godimento. Amore e morte, sangue e sesso. Quella roba lì.

I vampiri sono tanti. L'ultimo arrivato si chiama Paolo e fa lo sceneggiatore. Un giorno, anzi una notte, di pioggia incontra la bella vampira rossa Djuna, si fa vampirizzare ed entra così a far parte della comunità vampiresca che fa capo all'attrice Xenia. Ma arriva la sorella di lei, Mimi, anch'ella vampira, a scombinare l'equilibrio.


I vampiri che Kiss of the damned racconta sono in bilico tra bene e male. Sono dannati perché costretti a vivere in eterno e a nutrirsi di sangue. Sono a loro modo integrati nel mondo pur non facendone parte, costretti non solo in quanto vampiri a vivere ai margini: come Xenia, attrice di successo che scappa dai fans, come il neo vampiro Paolo che scrive(va) le sue sceneggiature in solitudine*. Sanno di essere gli aghi della bilancia della società, di contare pur stando nell'ombra. E sono, paradossalmente, non violenti. Costretti a nutrirsi di sangue, preferiscono bere quello degli animali. Come fa Xenia che non beve sangue umano da quarant'anni. E se proprio non possono fare a meno di quello umano ne fanno uso fino a dissanguare la vittima uccidendola. Se si fossero fermati un po' prima infatti il morsicato si sarebbe trasformato in vampiro. Ma è meglio uccidere piuttosto che generare un altro mostro eterno. Djuna contravviene alla regola e vampirizza Paolo, creando una crepa, la prima, nell'equilibrio che verrà definitivamente distrutto dalla porca Mimi.
Perché in Kiss of the damned, lo ribadisco ancora, le vampire amano abbinare, non solo metaforicamente, il sesso all'atto vampiresco.

Se da una parte si apprezza la scelta della regista e sceneggiatrice Xan Cassavetes (figlia di John) di riavvicinare il tema del vampiro ad un pubblico non dico più adulto ma sicuramente più malato, dall'altra si nota un'estetica un po' troppo patinata (rispetto alla psichedelia anni '70 del francese Rollin) che vorrebbe acchiappare ma in realtà allontana il film dall'obiettivo di appassionare davvero. Resta comunque il suo un tentativo coraggioso di riportare indietro nel tempo le lancette del cinema.


*: Ha detto la regista: «Ho voluto pescare alla tradizionale contrapposizione tra solitudine e brutalità dei film sui vampiri per costruire una storia di un gruppo di creature confuse.».
Dice sempre la regista Xan Cassavetes: «Dopo questo sexy horror sarà noioso tornare a raccontare di gente normale.».



Kiss of the Damned
2012
Regia: Xan Cassavetes
Produzione: Deerjen Films, Verysimilitude, Bersin Pictures
Personaggi e interpreti: Paolo (Milo Ventimiglia), Djuna (Joséphine de La Baume), Xenia (Anna Mouglalis), Mimi (Roxane Mesquida), Irene (Ching Valdes-Aran), 
Sceneggiatura: Xan Cassavetes
Fotografia: Tobias Tadum
Scenografie: Chris Trujillo
Costumi: Audrey Louise Reynolds
Special Makeup effects: Ozzy Alvarez
Montaggio: Taylor Gianotas, John F. Lyons
Musiche: Steven Hufsteter

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