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The Bay (Barry Levinson)

Ora mai Oren Peli non ce lo leviamo più di torno. Da una parte i suoi found footage, dalla saga di Paranormal activity (il quinto episodio è in preproduzione) alla serie tv The River passando per Chernobyl Diaries, dall'altra però gli dobbiamo i due Insidious e Le streghe di Salem di Rob Zombie.
Alla prima categoria appartiene anche la produzione di The Bay con la regia del premio oscar, per Rain Man - l'uomo della pioggia, Barry Levinson.


La storia è quella di una mortale epidemia che il 4 luglio affligge una piccola comunità balneare americana. Contagio visto attraverso le riprese di una troupe televisiva (la giovane giornalista interpretata da Kether Donohue è in qualche modo la voce narrante del film), di un medico dell'ospedale locale che tenta di arginare i danni, di una coppia in barca con la figlia, di due biologi, della polizia, delle telecamere a circuito chiuso sparse qua e là.

Parte bene The Bay con la signora piena di pustole che chiede per strada piangendo dove sia suo marito. Scena molto drammatica e vera che però subito dopo viene spezzata dal suo contrario con le immagini di chi pur ricoperto di schifezze se ne frega e si fa visitare senza battere ciglio dal medico del pronto soccorso. Effetto voluto che vuole forse ricordarci che non tutti reagiamo allo stesso modo? Forse, fatto sta che il film è anche per questo basato su diversi punti di vista con gli inserimenti di pezzi che rompono la drammaticità degli eventi. D'altra parte la stessa Donna, la vediamo più volte impacciata in quanto giornalista in erba, raccontando una scena dice che sarebbe stata addirittura divertente se non fosse stata così drammatica.

La signora contagiata all'inizio del film The Bay.

Questo mix funziona ma alla fine la paura, l'ansia e l'angoscia non arrivano per primi al traguardo. Ci sono ma non sono così ingestibili come ha detto qualcuno. Diverse sensibilità le nostre senza dubbio. Forse perché alla fine quello che più rimane (e convince) è un altro aspetto: quello spionistico per così dire, il fatto cioè che dietro l'epidemia c'è la solita responsabilità dei politici, il solito affronto a madre natura. Il sindaco Stockman (Frank Deal) pone rimedio ai suoi errori nascondendo le prove, isolando la città, manipolando la realtà, mentendo sapendo di mentire. Un po' come faceva il sindaco di un'altra città, Amity, in un altro film, Lo Squalo di Steven Spielberg. Al resto del lavoro ci pensano quelli più in alto di lui come fa l'F.B.I. oscurando il sito della giornalista.


Neanche questo aspetto però trova il coraggio di arrivare fino in fondo, nel senso che alla fine tutto si risolve, dopo molte morti (anzi qui la morte dimostra la sua imparzialità non risparmiando nessuno, giovani e vecchi, ricchi e poveri) ma alla fine l'epidemia è fermata, le riprese confiscate (il found footage) vengono diffuse, chi ha sbagliato in qualche modo paga e tutto torna alla normalità. Non resta che leccarsi le ferite e ripartire nella speranza di aver imparato la lezione.
Be' di tutto questo siamo, mi permetto di parlare al plurale una volta tanto, stanchi. Se avesse intrapreso seriamente la strada della cattiveria, di una cattiveria (splatter o di critica social/politica), The Bay sarebbe stato un gran film, resta invece un film ben fatto che non trova però il coraggio di decollare.




The Bay
2012
Regia: Barry Levinson
Produzione: Automatik Entertainment, Hydraulx
Personaggi e interpreti: Stephanie (Kristen Connolly), Sam (Christopher Denham), Donna (Kether Donohue), Sceriffo Lee Roberts (Andy Stahl), Jimson (Michael Beasley), sindaco John Stockman (Frank Deal)
Sceneggiatura: Michael Wallach
Fotografia: Josh Nussbaum
Costumi: Emmie Holmes
Scenografie: Lee Bonner, Glenn Peison
special makeup effects: Randi Owens Arroyo, Kymber Blake, Shane Zander
Montaggio: Aaron Yanes
Musiche: Marcelo Zarvos

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