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Tulpa (Federico Zampaglione)

Nel locale per zozzoni Tulpa va di notte (dopo il lavoro come manager) la Gerini a scoparsi maschi e femmine, anche insieme. Quelle persone iniziano a morire una dopo l'altra. Chiaro che prima o poi toccherà anche a lei, chiaro che è il Tulpa la chiave di tutto. Il Tulpa è un po' come il fight club: quello che accade lì dentro non si deve sapere in giro, e se ci si incontra per sbaglio per strada basta un accenno o dire una bugia all'amica curiosa. Sono luoghi blindati in cui sei in qualche modo tutelato anche se fai una cosa non proprio legale, non proprio accettata dall'opinione pubblica, per cui chi vi entra sa che corre comunque dei rischi.
Dopo Shadow anche in Tulpa resta l'idea di un luogo tagliato fuori dal mondo in qualche modo pericoloso. Dal metaforico posto tra le montagne questa volta Federico Zampaglione si sposta in città per raccontarci una storia altrettanto violenta se non di più. Merito di Dardano Sacchetti e delle sue sadiche invenzioni che ricordano i suoi migliori lavori per Lucio Fulci. Chi è ad uccidere i membri del Tulpa non è così importante perché quello che conta in questi film è la tensione prima della rivelazione, sono, appunto, le morti truculente, sono le false piste, che poi a volte basta semplicemente uno sguardo per creare attimi di paranoia.



In tutto questo Zampaglione ci mette cuore, lui che volente o nolente si è ritrovato dopo Shadow con il fardello di portavoce dei nuovi registi horror italiani, la scintilla che potrebbe far rinascere il genere de paura in Italia. Il risultato del film è soddisfacente ma non eccezionale se si pensa agli aspetti artistici e tecnici, se pensiamo al botteghino purtroppo i risultati sono ben diversi. Al primo spettacolo di giovedì, giorno in cui il film usciva, a vedere il film eravamo io e un signore. Nel week-end appena trascorso non è rientrato nella top 10 degli incassi. Allora i casi sono due: o la gente non capisce un cazzo o ha capito tutto. Quello che non funziona potrebbe essere anche qualche altra cosa. Forse il più grave errore del film è l'inesistente operazione pubblicitaria che lo ha accompagnato. Bisogna invogliare gli spettatori. Creare operazioni commerciali accattivanti, non so. Non si tratta di vendere sabbia nel deserto, non si tratta di tirare un bidone perché Tulpa non è una fregatura. C'ha i suoi difetti ma non è un film da buttare. Reinterpreta i gialli italiani anni '70 a modo suo, magari in maniera discontinua, calando ogni tanto di ritmo in modo sbagliato. Certo, io placherei anche alcuni entusiasmi dettati forse dal fatto che, a parte Zampaglione, Zarantonello e i Manetti, non c'è più nessun altro in Italia che fa film di questo tipo. Forse la verità sta nel mezzo, tra i sostenitori ultras e quelli che schifano aprioristicamente o che si divertono a smontare per frustrazioni che solo loro sanno.
Alla fine resta il fatto che Zampaglione vuole fare questi film perché ama questi generi e se ne frega (fino a un certo punto per carità) del giudizio negativo degli altri, e solo per questo ha la mia stima.

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Tulpa - perdizioni mortali
2012
Regia: Federico Zampaglione
Produzione: Italian Dreams Factory
Personaggi e interpreti: Lisa (Claudia Gerini), Roccaforte (Michele Placido), Giovanna (Michela Cescon), Stefan (Ivan Franek), Gerald (Laurence Belgrave), Kiran (Nuot Arquint), Giulia (Crisula Stafida), Paola (Giulia Bertinelli)
Soggetto: Dardano Sacchetti
Sceneggiatura: Federico Zampaglione, Giacomo Gensini
Fotografia: Giuseppe Maio
Scenografie: Maria Luigia Battani
Costumi: Givevra Polverelli
Special Makeup effects: Leonardo Cruciano
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Francesco Zampaglione, Andrea Moscianese

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