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In trance - RECENSIONE

Parliamo un po' a vanvera: In Trance è uno di quei film in cui dalla sottrazione, perché il protagonista non ricorda ma deve ricordare se vuole continuare a vivere, si arriva paradossalmente ad una addizione volutamente confusa. In Trance è uno di quei film matrioska che per strada apre diverse parentesi senza alla fine chiuderle tutte in maniera definitiva. Una volta capito che l'inganno la fa da padrone, che i colpi di scena saranno molti e che qui più che in altri posti niente è come sembra, gli spettatori si divideranno tra quelli che si alzano perché confusi, irritati dal troppo pensare, e quelli che restano per capire come andrà a finire.

Tutto sommato però sorprendere per davvero è molto più difficile in pellicole come queste, pensiamo anche a Inception, che in quelle dalla narrativa tradizionale perché ci predisponiamo ad aspettarci l'impossibile e allora la nostra attenzione aumenta perché sappiamo che molto di quello che vediamo e sentiamo è falso. Spetta ad una buona sceneggiatura in primis riuscire nello scopo di batterci e ad una regia capace di valorizzare lo script evidenziando, ma non troppo, quei dettagli essenziali (gli indizi) per risolvere l'enigma, anzi gli enigmi. Perché, essendo una storia costruita come le scatole cinesi, dal mistero principale escono fuori sepolti tutta una serie di altri misteri che -sempre come in Inception di Christopher Nolan- hanno a che fare spesso con la mente.


In trance è insomma il classico film da vedere almeno un paio di volte perché è solo con la seconda visione, col senno del poi, che si riconoscono per davvero, o si iniziano a riconoscere, gli indizi buoni da quelli falsi, ad apprezzare l'inganno. Le false piste sono più che altro una conseguenza delle diverse sfaccettature che i tre personaggi principali mano mano assumono. Ecco allora che la psicologa Elizabeth inizialmente dipinta come una fanciulla in pericolo diventa poi una vamp spietata, Simon che parte come un poveretto inerme più in là si trasforma in un figlio di mignotta peggio del tremendo Franck che da un certo punto in poi diventa vittima della situazione. Ma questa è solo una delle tante trasformazioni dei tre personaggi principali perché anche qui, come dicevo sopra, è tutto ambiguo e dunque non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze se si vuol capire cosa è vero e cosa no.

Si è parlato a proposito di questo film di un ritorno del regista Danny Boyle alle atmosfere di Trainspotting e di Piccoli omicidi tra amici. Cerchiamo di capire perché non è proprio così.
Mancano innanzitutto lo humor inglese, la capacità di farci ridere di fronte a situazioni drammatiche, il grottesco. Sono poi assenti i delinquenti squattrinati, sfigati, emarginati, in erba. I protagonisti sono sì dei criminali ma appartenenti ad una società adagiata in cui ci si ritrova nei guai per ingordigia.

Differenze o somiglianze a parte In Trance è un esercizio di stile ben fatto ma che in buona sostanza non aggiunge niente di nuovo ai generi giallo, thriller e noir che attraversa con competenza senza però violentarli per dire qualcosa di nuovo. Difficile farlo, me ne rendo conto, e infatti In Trance alla fin fine come film di intrattenimento cervellotico sa il fatto suo e arriva al suo scopo di senso di smarrimento in cui tocca a noi decidere se concedergli un'altra possibilità (leggasi un'altra visione) oppure no.

Dopo la scheda tecnica del film c'è il trailer italiano.
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In Trance
Titolo originale: Trance
2013
Regia: Danny Boyle
Produzione: Pathé, Cloud Eight Films, Decibel Films, Film4
Personaggi e interpreti: Simon (James McAvoy), Franck (Vincent Cassel), Elizabeth (Rosario Dawson), Nate (Danny Sapani)
Soggetto: John Hodge
Sceneggiatura: John Hodge, Joe Ahearne
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Scenografie: Mark Tildesley
Costumi: Suttirat Larlarb
Montaggio: Jon Harris
Musiche: Rick Smith



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