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La quinta stagione (Peter Brosens, Jessica Woodworth)

In un piccolo villaggio nelle Ardenne ogni anno c'è un rito per scacciare via l'inverno: tutti quanti contribuiscono alla creazione di un gigantesco mucchio di rami secchi, si pronunciano parole di condanna nei confronti dell'inverno, dopo di che si dà fuoco alla sterpaglia.
Solo che quest'anno non sembra come tutti gli altri e già prima del rito liberatorio qualcosa lo lasciava presagire: La quinta stagione inizia infatti con un uomo che parla al suo gallo chiedendogli di tornare a cantare. Ma torniamo alla cerimonia scaccia inverno: il gran sacerdote pronuncia le sue frasi e poi invita un ragazzo appena maggiorenne ad accendere il fuoco che condanna a morte lo zio inverno. Il ragazzo avvicina la sua fiaccola agli arbusti ma questi non prendono fuoco. Il sacerdote gli dà una mano ma neanche una seconda fiaccola riesca a far partire il fuoco. Davanti a tutta la comunità la natura inizia a parlare diversamente, il clima impazzisce bloccandosi in un inverno perenne e l'uomo piano piano gli va dietro.

La gente prova a reagire facendo finta di niente senza però ottenere buoni risultati. Presto scoprono che questa ribellione della natura non riguarda solo la loro zona ma anche altre. Arrivano i militari e sequestrano bestiame e altri beni. Forse è una cosa mondiale. Scatta allora qualcosa nella piccola comunità: l'irrazionale prende sempre più il sopravvento. Si accusa l'apicoltore Pol, perché è uno straniero, un intruso girovago che con il suo arrivo -insieme al figlio paralitico- avrebbe rotto l'equilibrio del villaggio; si fa di tutto per tenere lontani Alice e Thomas, due giovani che grazie al loro innamoramento sembrano immuni a tutto ciò che accade intorno a loro.
Quando però complicare la vita a Pol e ai due ragazzi risulterà inefficace si passa alla vecchia ancestrale violenza perché il sonno della ragione, si sa, genera mostri.



C'è una immagine ne La quinta stagione che ben rappresenta in sintesi quello che accade nel film: un trattore che gira in tondo come un cane che si morde la coda, come a voler simboleggiare un loop prestabilito e l'impossibilità per l'uomo di porre rimedio agli eventi più grandi di lui. Con la mente confusa, spaventata e annebbiata l'uomo tira fuori il peggio del peggio di sé, lo dimostrano decine di film e di romanzi che parlano di apocalisse come il recente The Road tratto da McCarthy. In situazioni simili la maggior parte delle persone sbrocca e si lascia andare agli istinti più bassi, i pochi che non vengono toccati dal blackout della mente, dall'epidemia di brutalità, sono costretti a finir male proprio perché in minoranza ma anche perché l'irrazionalità e la violenza sono più forti della ragione.
La quinta stagione con il suo ritmo lento e le sue immagini affascinanti e simboliche ha un certo fascino. Quello che funziona di più però, al di là di simboli e metafore, è il distacco con cui i due registi Peter Brosens e Jessica Woodworth osservano il tutto. Da documentaristi quali sono i due osservano gli sviluppi dello sfacelo umano come se guardassero un leone che sbrana un'antilope, senza poter o voler intervenire per non interrompere un disegno più grande che non si capisce bene ma si accetta incondizionatamente.


La quinta stagione
Titolo originale: La cinquième saison
2012
Nazionalità: Belgio, Francia, Olanda
Regia: Peter Brosens, Jessica Woodworth
Produzione: Bo Films, Entre Chien et Loup, Molenwiek Film BV, Unlimited
Personaggi e interpreti: Alice (Aurélia Poirier), Thomas (Django Schrevens), Pol (Sam Louwyck), Octave (Gill Vancompernolle), Louis (Robert Collinet), Luc (Bruno Georis), Marianne (Nathalie Laroche), Patrick (Damien Marchal)
SceneggiaturaPeter Brosens, Jessica Woodworth
Fotografia: Hans Bruch Jr.
Montaggio: Jessica Woodworth
Musiche: Michel Schöpping

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