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[RECENSIONE] Escape Plan - Fuga dall'inferno

I due Expendables, anzi i tre, hanno dato l'avvio a ritorni e riunioni di attori legati ad un'altra epoca per i quali non avremmo più scommesso. Le due principali icone degli action spacca culi degli anni '80 sono tornati di nuovo insieme in questo Escape Plan - Fuga dall'inferno, un film in cui finalmente sono i protagonisti assoluti.
Ray Breslin è specializzato nell'evadere da carceri di massima sicurezza, lo fa per mestiere per conto del governo per testare l'efficacia degli edifici. Un giorno gli propongono un nuovo incarico, più difficile del solito, lui accetta ma questa volta buttano le chiavi: lo hanno incastrato, ad aiutarlo c'è Emil Rottmayer un detenuto che capisce sin da subito le intenzioni di fuga di Breslin.



La storia in sé ha dei risvolti facilmente intuibili come la scontata complicità che nasce tra Breslin (Sylvester Stallone) e Rottmayer (Arnold Schwarzenegger), perché è chiaro fin da subito che i due riusciranno a fuggire dal carcere di massima sicurezza, così come è scontato il fatto che all'esterno si muove tutto un mondo di amici e nemici che si danno da fare per abbandonare o liberare Breslin. Quello che conta in questi film più che altro sono gli scontri fisici, le botte, i cazzotti, le zuffe. Come in tutti gli action degni di questo nome, anche in questo diretto da Mikael Håfström e scritto da Miles Chapman e Jason Keller la logica spesso lascia a desiderare in funzione di una drammaturgia spicciola ed efficace dettata da personaggi tagliati un po' con l'accetta. Come nel caso del direttore del carcere Hobbes (Jim Caviezel) che proprio nel momento clou perde la ragione e decide di annientare da solo Breslin invece di farsi aiutare dalle guardie della prigione. Un po' come i cattivi che una volta catturato il loro arci nemico, il nostro eroe, si perdono in un lunghissimo monologo permettendo a questi di fuggire. Ma è così che deve andare un film del genere, i cattivi vengono sempre scoperti e per tanto devono fare una brutta fine: ovviamente prima i lecchini dei cattivi, i loro servi fedeli senza le palle necessarie per ribellarsi o stronzi felici di servire un capo così sadico.

 
 

Comunque sia Escape Plan funziona piuttosto bene principalmente per i due protagonisti, inutile girarci intorno. Schwarzy e Stallone rappresentano davvero un'epoca che adesso non esiste più, o almeno non esiste più fatta da loro. Le loro carriere erano ad un passo dal viale del tramonto ma da vecchie sagge volpi hanno saputo reinventarsi con consapevolezza, ironia e qualche nostalgia per i bei tempi andati in cui tutto era più solido, soprattutto i loro muscoli.

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