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Bed Time - RECENSIONE (2)

Si è parlato abbastanza dell’horror spagnolo? me lo chiedevo mentre scorrevano sulla mia TV le immagini di Bed Time di Jaume Balagueró. Così come i gialli all’italiana degli anni '60 e '70 sono spesso riconoscibili da scelte stilistiche e di sceneggiatura, gli autori spagnoli di thriller/horror hanno trovato una cifra comune inconfondibile costruita intorno a una rappresentazione grottesca della realtà. Anche in Bed Time è così. Il timido, depresso, malinconico Cesar vive in mezzo a personaggi macchiettistici e situazioni comuni, ordinarie, banali. Ad un occhio poco attento la sua cattiveria, le sue manie, le sue ossessioni potrebbero quasi sembrare innocue, se non si svelassero tutto d’un tratto paurosamente diaboliche: come chiamare altrimenti una tale dedizione a nutrirsi delle sofferenze altrui? La vita condominiale mostrata dal film, retta da abitudine e manie, mi ha riportato alla mente La Comunidad di Alex de la Iglesia, autore che con i suoi film è stato tra i primi spagnoli a portare sul grande schermo storie cattivissime condite di grottesco, di ironia macabra e di critica sociale, con personaggi indimenticabili come il pessimo prete de Il giorno della bestia o il venditore senza scrupoli di Crimen Perfecto. Come in quei casi, anche Bed Time mi ha tenuto incollato al divano e anzi, siccome ho dovuto abbandonare la visione a metà per riprenderla la sera successiva, devo dire che non vedevo l’ora di capire come andava a finire. Anche perché ho dovuto interrompere (…) proprio quando il buon Cesar viene scoperto nel suo gioco macabro, criminale e cattivissimo.

Stefano Nicoletti

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