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[RECENSIONE] Il superstite

In un paesello scozzese Aaron sopravvive ad un incidente in mare in cui muore anche suo fratello. Il superstite, sempre più accusato dai concittadini, finirà gradualmente con l'impazzire nel tentativo impossibile di riportare indietro i compagni morti.
C'è una certa ambizione in questo Il superstite che l'esordiente Paul Wright ha scritto e diretto. Un esigenza, piuttosto spontanea, di raccontare la storia di un'ossessione che non è solo di Aaron (George MacKay) ma di tutta la piccola comunità a cui appartiene. Questo perché indubbiamente le superstizioni e i pregiudizi del paese hanno contribuito alla follia del protagonista, tra accuse neanche velate e ricordi di favole con mostri marini che ingurgitano pesci e bambini. Che poi Aaron di suo sia un po' tocco non fa altro che accelerare la sua ascesa nella follia ossessiva. Il tutto quasi sempre è narrato dal punto di vista del giovane pescatore, quando lo abbandoniamo ascoltiamo altri personaggi parlare non bene di lui, come fa il padre di Kathy, la fidanzata del fratello morto, quando le dice di non vedersi più con lui per un po', o quando sentiamo nelle immagini amatoriali di un telefonino il fratello stesso (Jordan Young) dire che Aaron ha qualche problema serio di integrazione. Non siamo certi se questi insert siano reali o solo il frutto dell'immaginazione paranoica di Aaron. Qualsiasi sia la giusta interpretazione alla fine il film traccia comunque un solco definitivo tra Aaron e i suoi compaesani, tra chi vive fino in fondo le sue ossessioni e chi quelle paure le subisce vigliaccamente in silenzio. Il superstite (For Those in Peril) è un elogio amaro ai poveri cristi condannati alle pene dell'inferno, a tutti quei maudit sempre fuori posto costretti a soluzioni estreme per porre rimedio ad estremi problemi. In questo uno contro tutti il regista dimostra la sua empatia verso Aaron e tutti quelli che come lui non si danno per vinti ma lottano fino alla fine per abbracciare il potere dell'immaginazione.

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