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[RECENSIONE] The Robber

La storia del delinquente appassionato di maratone Johann (Andreas Lust) che appena uscito di galera ricomincia a fare rapine come ai vecchi tempi è vecchia quanto il mondo. Perché si sa che per i criminali cambiare testa è difficile, non serve neanche provarci perché il loro destino è già segnato. Soprattutto per i rapinatori è difficile voltare pagina  anche perché in quei momenti si libera nel loro corpo l'adrenalina: una droga che inebria solo apparentemente senza fare male.
Questa ricerca di un pericolo sempre maggiore, infatti conduce spesso il protagonista a una mania di grandezza che porta solo all'autodistruzione, Point Break lo abbiamo visto un po' tutti. The Robber (Der Räuber), scritto (insieme a Martin Prinz) e diretto dal tedesco Benjamin Heisenberg, non fa eccezione: Johann corre senza sosta inseguito da tutti, come una versione maschile di Lola perché anche lui in fin dei conti corre per qualcosa, un amore, un ideale. Ed è proprio questo sentimento a rovinare sia il protagonista che il film stesso, perché quella redenzione finale di Johann oramai sconfitto che telefona alla sua amata è anche il mea culpa, forse involontario, inconscio, del film stesso che si rende conto troppo tardi di aver perso una bella occasione. Senza quella breve telefonata, semplicemente lasciando inquadrati i tergicristalli sarebbe stato un finale, e forse anche un film, da paura.

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