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[RECENSIONE] La Contessa

Julie Delpy ha una carriera di tutto rispetto come interprete di personaggi delicati o dai toni intimi. Quando ho notato l'esistenza di una film come La contessa, in cui dirige se stessa nei panni della leggendaria contessa Bathory, personaggio storico cui sono state attribuite perverse inclinazioni vampiresche, mi sono chiesto dove sarebbe andata a parare e quale tono avrebbe dato a un film che, a prima vista, aveva tutte le caratteristiche di un horror classico.
Difficile, molto difficile tessere la trama di un film dai temi sanguinosi, ma cui si vuol dare al contempo un volto umano, una sfumatura sentimentale. Una giustificazione materiale per quella che nel migliore dei casi è una pazzia lucida.
Infatti sin dall'inizio la storia traballa: possibile che la bambina allevata con crudeltà e disprezzo dei sentimenti, sposatasi a un guerriero sanguinario possa poi prendersi una cotta adolescenziale per il primo ragazzetto che le chiede un ballo? O forse mi sono addormentato e ho schiacciato non volendo il telecomando, che mi ha portato su Canale 5 mentre passava un film di Moccia?
La prima parte del film è un melodramma noioso, una storia d'amore da quaranta minuti senza slanci né spunti narrativi.
La seconda parte cerca di ritrovare ritmo e adrenalina quando la cognizione della realtà della contessa Bathory diventa labile, ma arriva quando la noia la fa già da padrona e quando sappiamo tutto quello che dobbiamo sapere: la contessa, pazza per amore, perde il senno e trova l'unica consolazione nella ricerca di ciò che non potrà mai più avere: la giovinezza. 
Già visto, già scritto, diretto con mano televisiva e ben poco personale.
Noia, che nessuno spargimento di sangue può cancellare.

Stefano Nicoletti

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