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MARIO BAVA: il cinema ben fatto - ANNIVERSARIO

ritratto di Giovanni Marsili @giovemars

Cento anni fa nasceva a Sanremo Mario Bava.
Regista di gialli e horror originali e spiazzanti, di Mario Bava, per fortuna, negli ultimi quindici anni si è già scritto tanto.
Sponsorizzato dai registi di oltreoceano che ne hanno tratto ispirazione, il suo cinema è stato già analizzato, sviscerato, riportato alla luce: il ricercatore americano Tim Lucas nel suo volume "Mario Bava: all the colors of the dark" (1200 pagine per 250 $ di spesa) ha probabilmente già raccolto tutto ciò che era possibile raccogliere sul regista italiano più sottovalutato in vita e più rivalutato dopo la morte: quindi mi sono chiesto: perché scrivere un altro noioso pezzo di critica cinematografica per rendergli omaggio nel centenario della nascita?
Quello che farò, dunque, è raccontarvi perché Mario Bava è stato così importante per me e perché credo che possa essere così importante per molti.
Ho scoperto Mario Bava come la maggior parte dei cinemaniaci italiani, negli ultimi 15 anni, sull'onda dell'adrenalina, dell'entusiasmo e della sorpresa per il cinema di Tarantino e dei suoi emuli. 
Mi sono innamorato subito della sua diversità, faticando a comprenderla fino in fondo. Cos'era che mi colpiva e mi affascinava in film che riconoscevo imperfetti, a volte monchi o sovrabbondanti?
Per riuscire a capirlo ho letto recensioni, saggi e ho visto e rivisto documentari, spezzoni d'epoca di una Rai perbenista che non riusciva a digerire fino in fondo i film divertitamente violenti di Bava.
Cosa ne ho ricavato?
Prima di tutto, l'immagine della profonda passione che aveva Bava per il suo lavoro. Il cinema è stato la sua vita, nel cinema ha impiegato tutto se stesso e le delusioni di questo amore ricambiato solo a tratti lo hanno forse avvicinato a quella morte onnipresente nei suoi film prima del tempo. Una passione per il proprio lavoro che lo ha portato a rinunciare a contratti più felici economicamente per poter seguire solo la sua strada espressiva, per poter stampare su pellicola solo le sue storie, realizzate a modo suo. Naturale vedere nei suoi film il frutto di questa dedizione totale che si esprime soprattutto attraverso l'originalità di molte scelte.
Ecco, l'originalità: battere nuove strade, rielaborare, ricreare, non accontentarsi del già visto, tentare, cambiare continuamente, a costo di essere derisi, non capiti, trascurati, tralasciati. Uno stile di vita e di lavoro coraggioso, rischioso... folle, a confronto dei tanti che, oggi come allora, cercano solo una corrente dalla quale farsi trascinare, incrociando le mani dietro la nuca.
Amare ciò che si fa e cercare di farlo in modo personale: già con queste primissime riflessioni è facile uscire dall'ambito del cinema per abbracciare tutto il senso di una vita, ma i riflessi e le sfumature che Mario Bava ha portato nella mia vita non si fermano qui, perché gli ideali sono sempre destinati a scontrarsi con la realtà.
Quella di Bava è stata infatti, anche per scelta, una realtà fatta di pochi mezzi da adattare a grandi scopi. Budget ridicoli, tempi di produzione da cortometraggio (si parla di dodici giorni per "Reazione a catena"), locations dietro casa, troupe ridotte all'osso, ma grande ambizione nello sfidare i canoni del suo tempo.
Senza ambizione, che futuro possono avere passione e originalità? Quale, se non si cerca di fare tutto il meglio che si può con ciò che si ha, rinunciando ad avere di più se ciò comporta perdere la propria autonomia?
Quindi passione, originalità, ambizione: è il concetto di "lavoro ben fatto" che il sociologo Vincenzo Moretti (http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com) sta cercando di diffondere come luce nelle tenebre di questi tempi difficili, e che nel cinema di Bava si ritrova pienamente.
L'ultima considerazione è per quelle che poc'anzi chiamavo "locations dietro casa".
Gli osservatori più attenti si saranno accorti che alcune di esse si ripetono nei film di Bava. Sto parlando ad esempio delle spiagge di Tor Caldara, che oggi sono riserva regionale protetta (www.torcaldaraparco.it , si trova poco a nord di Anzio, Roma).
Dune modellate da acqua e vento, vegetazione verdissima e fitta, rocce a picco sul mare in un panorama mozzafiato.
Ecco allora un'idea per rendere omaggio a Mario Bava in questa estate 2014: qualche giorno di vacanza in questo paradiso, cui verrà naturale abbinare le rive salmastrose di Baia D'Argento, a Sabaudia (Roma), dove è stato girato il sanguinario Reazione a catena. E mentre saremo lì a goderci il sole, riflesso sul mare o ferito dai rami degli arbusti come da dita scheletriche, ci sembrerà di intravere in lontananza il buon Mario, intento a studiare un altro dei suoi trucchi per far girare ancora più veloce la sua macchina dei sogni.


Stefano Nicoletti

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