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[RECENSIONE] Carnivale (serie tv)

Dov'è la differenza tra il grande cinema e le grandi serie tv?
Sempre più nascosta tra le pieghe dei generi.
Carnivale esce negli Stati Uniti nel 2003, periodo di crisi economica che seguì all'11 settembre e alla sbornia da smaltire per la nascente finanza internettiana: non è di certo casuale l'ambientazione durante la (prima?) Grande Depressione.
"Carnivale" è un circo, gira per la profonda provincia americana e i suoi personaggi sono i freaks resi famosi dal film di Tod Browning, donna barbuta compresa.
Tra i mille inganni del mestiere circense, "Carnivale" nasconde anche mille verità nascoste, inconfessabili. Quando il giovane Ben, caduto in disgrazia, si unisce a loro, fatica a comprendere che una di quelle verità, forse la più pesante da sopportare, riguarda proprio lui.
Mix di generi indescrivibile, Carnivale gioca sul mistero, sull'orrore, sul grand guignol e sul farsesco, accontentando tutti i gusti.
Attori in grande forma, tutti in parte: e con un cast così vasto non è roba da sottovalutare.
Dove non sempre accontenta è in una storia che divaga e che ci porta a seguire un personaggio fino a un punto di rottura, abbandonandolo per le successive puntate per poi riprenderlo da dove lo si era lasciato: un difetto di fondo che alla fine riesco a perdonare mano a mano che la carne al fuoco, tantissima, comincia a venir servita con più ordine in vista di una soluzione finale che, si sa, più si fa attendere più ci fa salivare.
E ora che mi attende la visione del finale della seconda e ultima stagione, nella quale si perde una parte dell'alone generale di mistero a favore di uno svolgimento più lineare, sento che Carnivale non sarà stata solo un divertissement, ma resterà ben presente da qualche parte nella mia mente.

Stefano Nicoletti

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