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[RECENSIONE] Terrore nello spazio

C'è l'occasione di vederlo al cinema e non me la perdo di sicuro.
Insolitamente da solo, arrivo al cinema con anticipo e alla cassa compro biglietto e tessera del cineclub, poi mi sorseggio una Menabrea e ascolto le chiacchiere di chi (una quindicina di persone che diventeranno cinquanta, sessanta) è già lì come me.
C'è attesa e respirandola mi sento un po' a casa.
Ci sono anche altri lupi solitari come me e anche questo aiuta.
Il film l'ho visto tre, forse quattro volte, però il cinema gli dà una prospettiva diversa in questa versione restaurata per la Mostra del Cinema di Venezia di una decina di anni fa.
Come altri film di Bava non è, di per sé, un capolavoro.
Il fatto che si dica che Terrore nello spazio ha ispirato Alien ha più il sapore del marketing che della passione per il cinema. Alcune scene fanno ridere qualche spettatore per l'ingenuità. La recitazione è in diversi punti approssimativa, gli attori solo passabili professionisti che non hanno lasciato molti ricordi di sé.
Ma c'è anche il meglio dell'inventiva di Mario Bava, che gli ha consentito di girare questo film con mezzi ridottissimi. Gli effetti speciali, in particolare, sono di una varietà entusiasmante: dalla lava-polenta bollente, alle miniature dei personaggi ottenute reimpressionando la pellicola più volte, all'atterraggio dell'astronave in una vasca per dare ai fumi un effetto antigravità, al classico glass-shot (tecnica che consiste nel sistemare un vetro con un collage davanti alla cinepresa).
E poi il finale a sorpresa, perché il film finisce presto (non arriva a 80 minuti): sono comunque soddisfatto del mio ritorno al 1965.
All'uscita, una ragazza si lascia andare: "Ma è orrendo..."
Sembra che tutti gli altri si siano messi d'accordo, perché nessuno le risponde. 
Non ha capito e certe sfumature non si possono spiegare.

Stefano Nicoletti

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