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[RECENSIONE] Il racconto dei racconti

Attenzione a non lasciarsi ingannare dalle apparenze. Perché nonostante queste Il racconto dei racconti contiene buona parte dei temi principali di Matteo Garrone, solo che qui si palesano.
Partendo da tre racconti di Giambattista Basile, il regista romano dirige quello che è a (quasi) tutti gli effetti il primo fantasy italiano cinematografico dai tempi di Luigi Cozzi. Un film dove più che mai gli spericolati equilibrismi del suo cinema sono evidenti. Perché i film di Garrone, almeno quelli visti, sono sempre un gioco funambolico di personaggi e di situazioni al limite. Personaggi sul filo tra il baratro e la salvezza, tra follia e lucidità, tra la vita e la morte, tra un corpo e un altro, costretti ad allontanarsi da ciò che gli è più caro, dalle menti parecchio contorte, protagonisti di situazioni paradossali al limite della credibilità, vittime di orchi che ne impediscono la libertà, o delle loro stesse autodistruttive ossessioni.
Il nano imbalsmatore geloso del suo allievo, l'orafo con la fissa per le anoressiche diventano l'orco (Guillaume Dalaunay) che vince in premio la principessa Violetta (Bebe Cave), ma anche la regina (Salma Hayek) che vuole impedire l'amicizia del figlio con il suo gemello illegittimo (Christian e Jonah Lees). Sventati equilibrismi resi ancora di più dall'ambientazione fantasy e talmente evidenti da far chiudere il film con l'immagine di un giocoliere funambolo durante la festa per la ritornata Violetta, scena finale in cui tutto si chiude ma gli equilibri restano precari perché la vita è così anche se si incontrano draghi e streghe.


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