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Sul remake di Suspiria di Luca Guadagnino


Sono anni che si parla di un remake di Suspiria, anni. Sostanzialmente solo voci di corridoio che cautamente riportavano, confermavano o smentivano per l'appunto solo voci. Mormorii, chiacchiere e nulla più. Tra queste ce n'era una che si insidiava e che adesso si fa largo scansando anche il papabile David Gordon Green (Strafumati, Lo Spaventapassere).
Qualche giorno fa infatti, dalla Mostra del Cinema di Venezia, in occasione del suo A Bigger Splash con Ralph Fiennes, Tilda Swinton e Corrado Guzzanti, Luca Guadagnino (Melissa P. e Io sono l'amore, film che non ho visto e che non si trovano neanche sullo scaffale delle cose da vedere) ha confermato che sarà proprio lui a dirigere il remake di Suspiria: uno dei film più belli, visionari, folli e spaventosi di Dario Argento.


Il nuovo film sarà prodotto da Studio Canal e sarà ambientato e girato a Berlino, quindi per prima cosa aspettiamoci un cast tecnico-artistico con una bella quota tedesca. Si svolgerà nel 1977, anno di fermenti socio-politici per la Germania e anno in cui il film di Argento fu girato e distribuito. Le riprese inizieranno questo autunno, chi saranno gli attori principali ancora non è stato rivelato ma ha promesso Guadagnino che lo farà presto.
Su una cosa ci ha tenuto ad essere chiaro fin da subito: il suo Suspiria non sarà splatter.
Sarà tutto incentrato sul concetto di maternità.
Intervistato dal sito Bad Taste (qui il link) ha così detto:

«Il film di Argento per me è stato molto importante, l’ho visto a 14 anni e mi ha cambiato per sempre. Trovo Argento uno dei registi più soft della storia del cinema, un autore delicatissimo e quasi bambinesco. Per questo ero affascinanto da lui fin dai dieci anni e ossessionato poi nell’adolescenza e i miei primi anni di giovinezza.».


Non ha tardato Dario Argento a dire la sua sull'argomento:

«No, io non credo che un regista sia contento di vedere i propri film come remake, quei film sono stati fatti in un'epoca e con uno spirito differente. Rifarlo che vuol dire, non vuol dire niente? È solo un'operazione commerciale».
Sante parole.

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