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[RECENSIONE] Self/Less

Un tizio imbarcato di soldi (Ben Kingsley) ha una brutta malattia che non gli lascia molto da vivere, che fai lui allora? Si rivolge ad una clinica segreta che gli dà la possibilità di trasferire il suo cervello in un altro corpo.
L'operazione riesce ma ben presto, anche grazie a delle allucinazioni, Damian scopre che il suo nuovo corpo (Ryan Reynolds) non è stato ricreato in laboratorio, come gli era stato detto dal dottore capo (Matthew Goode), ma apparteneva ad un soldato.
Da qui in poi la faccenda inizia a complicarsi sempre di più perché il militare aveva famiglia e Damian senza farlo di proposito si presenta da loro. La cosa si ingarbuglia perché più si va avanti e più escono fuori altri interventi chirurgici simili a quelli del protagonista che dovevano restare segreti. Il problema è che tutto si complica senza ordine: la trama si incasina troppo (il copione è dei fratelli Àlex e David Pastor di Carriers), si aggroviglia alcune volte senza riuscire più a districarsi e cosa forse ancor peggiore non si riesce in tutto questo a riconoscere la mano dietro la macchina da presa di Tarsem Singh. Il regista indiano pare che abbia diretto Self/less tramite una lunghissima catena di Sant'Antonio che ha travisato ogni sua direttiva. Strano, peccato, perché il tema del film non dovrebbe essere così estraneo alla cultura e agli interessi del regista di The Cell.
Se pensavate che Immortals e Biancaneve fossero i suoi film peggiori dovete ancora vedere Self/less.

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