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LA CHIAVE DELLA RICERCA - Intervista a Louis Nero


E' una domenica sera.
Il telefono di Louis Nero squilla brevemente, poi un'improvvisa interferenza e infine la sua voce profonda e pacata.
Sta preparando uno dei set del suo nuovo lavoro, The Broken Key
Ha fretta, ma non mette fretta.
In sottofondo, i rumori di chi lavora per la magia del cinema.

SN: Grazie Louis per la tua disponibilità. La tua produzione cinematografica è peculiare: avevo la curiosità di chiederti se ci sia un film in particolare che ti ha segnato e cambiato il tuo punto di vista sulla settima arte.

LN: Tutto un genere di cinema, dal Pasto nudo, Cronenberg in generale, a David Lynch...

Poi mi incuriosiva anche un altro fatto. Le statistiche ci raccontano che su Internet quasi nessuno guarda un video se dura più di un minuto. Come vedi il futuro del cinema in sala, vista l'importanza che ha Internet oggi?

Credo che il gusto del pubblico stia sicuramente cambiando, non necessariamente in direzione di qualcosa di più veloce, però sta cambiando, quello sì. Quale può essere il futuro non te lo so dire, ma credo che la fruizione di qualcosa di molto veloce conviverà con la fruizione di qualcosa di più complesso.

I personaggi dei tuoi film sono sempre alla ricerca di qualcosa, fuori e dentro di loro. Qual è invece la direzione della tua ricerca come autore e regista?

Io uso il cinema per fare ricerca, il cinema è un mezzo che mi permette di cercare ed esplorare in un modo che con un altro lavoro sarebbe impossibile... per me quindi il cinema stesso è ricerca, non farei cinema con altre motivazioni. Quando decido di raccontare una storia indago su quello che ci può essere dietro e questa diventa la parte più interessante.


Riguardo alla parte visiva dei tuoi film, che ho sempre trovato complessa e affascinate quanto lo storytelling, come la prepari? È parte della scrittura?

Partendo dalla fase di scrittura c'è un lavoro molto preciso sia nella gestione delle luci, sia nella scenografia. Col mio scenografo Vincenzo Fiorito curiamo nel dettaglio ogni più piccola scena fino all'esasperazione, alcune volte anche quelle cose che nel film non si vedranno mai. 

Passiamo a "The Broken Key", il tuo ultimo lavoro. Mentre i precedenti avevano spesso un'ambientazione storica, questo è un po' il tuo primo "viaggio nel futuro". Un caso o un'evoluzione inevitabile?

La fantascienza mi ha sempre affascinato e ho trovato occasione di poterla raccontare con questa storia. Un certo genere di fantascienza, il cyberpunk o comunque quella ispirata a Philip K Dick, è uno dei miei generi preferiti. 

Cosa resterà di "The Broken Key" allo spettatore che lascerà la sala?

Spero che lo spettatore possa riflettere su quei temi che hanno ispirato la storia, quindi la ricerca interiore, la volontà di cercare il cambiamento e la possibilità di credere in un continuo miglioramento, senza fermarsi a dire che tutto va male e che il mondo è fatto così... questo è il messaggio principale che mi farebbe contento se riuscisse a passare allo spettatore.

La storia infatti sembra parlare di un futuro dove aspetti positivi e negativi si mescolano.

Sì, ma in realtà no, perché è il punto di vista dello spettatore che all'inizio non riesce a vedere negli aspetti negativi quegli ostacoli che gli permettono di poter crescere. Tutto il film tratta del cambiamento del punto di vista: il protagonista mano a mano riesce a capire la vera funzione di quei personaggi che all'inizio sembrano solo ostacoli. 



Il cast è internazionale e ci sono dei gran bei nomi: come si pongono questi attori rispetto a una produzione indipendente?

Guarda, già nella scelta ci siamo concentrati su attori interessati al cinema d'autore, di qualità, quindi è stato facile poterli convincere ad accettare il ruolo.


E il casting che avete lanciato su Internet, com'è andato?

Benissimo, in due giorni sono arrivate tremila persone, siamo rimasti soddisfatti perché abbiamo trovato facce nuove, interessanti, completamente inedite...

Ultima domanda: "The Broken Key" viene girato completamente a Torino, la tua città...

In realtà no, oltre a Torino è girato per il 10% al Cairo e per il 10% a Londra.

Su Torino, hai scelto le location più con la testa o più con il cuore? Ognuno ha degli angoli preferiti della propria città...

Il protagonista attraversa molti luoghi di Torino legati al mistero e all'esoterismo, quindi la scelta cade su luoghi che hanno proprio ispirato la storia. Luoghi molti precisi, di Torino e del Piemonte.


Interrompiamo la telefonata e non mi è difficile immaginare Louis affrontare la preparazione della scena successiva con la calma e la determinazione di chi ha un grande privilegio, quello di sapere esattamente cosa sta cercando.

Per ulteriori informazioni: http://www.altrofilm.it/the-broken-key/

Stefano Nicoletti

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