Header Ads

Speciale Paura Nella Città dei Morti viventi. Intervista ad Antonio Tentori


Antonio Tentori è uno che Lucio Fulci lo conosce bene. Non solo perché ha scritto insieme al compianto Antonio Bruschini un libro a lui dedicato che si chiama Lucio Fulci: il poeta della crudeltà (Ed. Profondo Rosso). Tentori con Fulci ha collaborato in prima persona co-sceneggiando due film horror del suo ultimo periodo: Demonia (non accreditato) e Un Gatto nel Cervello.
L'ho voluto interpellare anche perché avevo una necessità personale...

Roberto Fusco Junior: Ti faccio una confessione. I film di Lucio Fulci li posso vedere col contagocce. Guardo film dell'orrore da quando sono bambino, mi rimbalza tutto ma i film di Fulci...

Antonio Tentori: ...Lasciano il segno

RFJ: E mi agitano il sonno

AT: Perché sono disturbanti

RFJ: Anche perché secondo me hanno delle situazioni talmente assurde, senza via di uscita...

AT: ...Che altri non hanno

RFJ: Nel libro che hai scritto con Bruschini parlavate della poesia dietro la crudeltà dei suoi film horror

AT: Si, è vero.

RFJ: Spiegaci meglio il concetto in relazione al film Paura nella città dei morti viventi

AT: Ci sono delle immagini crepuscolari molto forti all'inizio, con le scene simultanee della medium da una parte e il cimitero di Dunwich dall'altra parte con il prete che alla fine si impicca. Ma soprattutto c'è la parte finale che è di una poesia macabra incredibile, quando i protagonisti si trovano nei sotterranei con tutti i morti viventi che avanzano insieme al prete fino alla loro fuga fuori dal cimitero stesso. E c'è questa immagine raggelante del bambino che gli va incontro e poi l'immagine si frantuma con quel grido finale. Sono suggestioni uniche nel loro genere e le riscontriamo anche in altri lavori di Fulci, anche thriller, soprattutto Non si sevizia un paperino ma anche Sette note in Nero e Lo Squartatore di New York. Ci sono questi momenti di violenza estrema seguiti subito dopo una strana forma lirica, struggente e malinconica. Accade anche ne L'aldilà e soprattutto in Quella villa accanto al cimitero che forse tra tutti è quello che racchiude meglio questo suo modo di essere lirico e viscerale.


RFJ: I Film di Fulci hanno anche un pessimismo che non lascia davvero scampo. Paura nella città dei morti viventi forse lo è più di altri probabilmente anche perché il Male si scatena per la morte di un prete. Se sei religioso potresti pensare che Dio ci ha abbandonati. Non so se sei d'accordo.

AT: Nei film horror di Fulci non c'è redenzione, non c'è salvezza né speranza, non c'è mai il lieto fine, in nessuno.
Anche nei film minori, nei quali magari per motivi di budget o per motivi di altro tipo non è riusito a realizzare quello che avrebbe voluto. Però anche lì c'è questo suo stile, questo suo modo di intendere il cinema fantastico che è un cinema sicuramente onirico: un sogno spaventoso che è liberatorio ma anche circolare perché da questo labirinto, in cui lui è così abile ad immergere lo spettatore, non se ne esce.
Questo accade ovviamente anche in film come Paura nella città dei morti viventi che è tra l'altro un film molto importante perché si colloca esattamente tra due film seminali nella filmografia di Fulci che sono Zombi 2, anche quello con un finale apocalittico, e L'aldilà con un finale atrettanto nero in cui i due protagonisti finiscono in un mondo "altrove" dove in realtà sono morti.

RFJ: E poi è un pessimismo che faceva morire il personaggio principale che tu immaginavi sopravvivesse...
I dettagli splatter in generale hanno nel suo cinema una certa importanza.

AT: Fa parte del suo stile sin dai primi horror, ma anche dei thriller. Lui è un regista che ha osato in epoche non sospette. Negli anni '70 andava oltre. Un po' per un gusto grafico che era anche simbolico e andava oltre il semplice effetto splatter, a mio avviso. E un po' anche per cercare di competere con gli americani. Ricordiamo che alla fine degli anni '70 quando esce Zombi 2, il primo horror di Fulci, in America c'erano già film molto forti ed estremi. Un nome su tutti proprio George A. Romero. Noi da parte nostra avevamo i nostri truccatori a mio avviso eccellenti: uno per tutti Giannetto De Rossi. Fulci si avvaleva di artisti del makeup e dell'effetto speciale come De Rossi ma anche Rosario Prestopino, Maurizio Trani. Loro avevano questo compito importante nei film: c'è una storia in cui avvengono degli eventi raccapriccianti raccontati con dovizia di particolare. Ma era la cifra stilistica di un autore a mio avviso con la A maiuscola.


RFJ: Parliamo degli zombi nel film. Sono stati messi anche per dare un seguito a quelli di Zombi 2, visto che cominciavano ad andare di moda. Quelli di Paura però non sono i classici morti viventi.

AT: Sono molto particolari gli zombi di Fulci. Quelli di Zombi 2 sono riconducibii alla magia nera e al voodoo, mentre in Paura nella città dei morti viventi sono zombi abbastanza singolari perché sono quasi dei fantasmi. Sono zombi che appaiono improvvisamente e altrettanto improvvisamente scompaiono dopo aver colpito in maniera feroce e zombificato le loro vittime.
Il loro aspetto è diverso. Non sono più i morti lividi e putrefatti di Zombi 2 sono quasi più fantasmi. Hanno l'aspetto da cadaveri viventi ma hanno qualcosa di fantastico e sovrannaturale che li rende diversi e questa secondo me è un'ottima idea, un'ottima scelta vincente perché si differenziano, come si differenziano anche gli zombi di L'aldilà che appaiono nel finale nell'ospedale.

RFJ: Parliamo a questo punto anche delle influenze che il film ha dato in seguito ad altri registi. Tarantino ad esempio ha citato Paura almeno in un paio di occasioni.

AT: Kill Bill sicuramente. La scena del seppellimento. La poetica di Fulci si rifaceva anche a scrittori fondamentali dell'horror come Lovecraft e Poe e in Paura ci sono entrambi. Lovecraft per la cittadina di Dunwich e con queste entità mostruose che aspettano solamente di essere scatenate e c'è Poe con la Sepoltura Prematura nella scena emblematica con Katherine MacColl che, sepolta viva, si risveglia nella bara e Peter, che diventerà il suo compagno di viaggio in questa avventura incredibile, cerca di salvarla armato di piccone ma rischia ad ogni colpo di ferirla in maniera mortale. È una delle scene migliori del film.

RFJ: È la mia preferita

AT: Non a caso un regista come Tarantino, da sempre attento alla cinematografia di genere italiana, ha trovato in Fulci alcune influenze e suggestioni che poi ha preso per i suoi film.

Nessun commento

Powered by Blogger.