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[RECENSIONE] Blair Witch

Si può stravolgere un senso senza venirne schiacciati? Nel caso di Blair Witch verrebbe da dire di no. Adam Wingard corre il rischio ma finisce, soprattutto nei minuti finali, con il superare la barriera invalicabile che fa perdere la strada al film.
La differenza sostanziale tra Blair Witch Project e Blair Witch sta nell'approccio: basato sui suggerimenti il primo, più esplicito il secondo. Fino a un certo punto le due strade procedono parallelamente e anche Blair Witch porta avanti l'idea che la suggestione sia la causa di tutta la paura. Quando avviene la rottura e il sovrannaturale prende il sopravvento si ha la netta sensazione che la cosa stoni, non solo perché va in contraddizione con lo spirito del primo film. Non tutto è però da buttare. La statuina di legno che funziona come bambola voodoo per una delle povere malcapitate è una idea molto suggestiva, che va a creare uno strano miscuglio tra diverse tradizioni. Quello che non funziona sono in fin dei conti gli abusi dei soliti cliché. Oltre ai tantissimi rumori improvvisi sparati al alto volume c'è quello di voler spiegare troppo gli avvenimenti, di dare informazioni al pubblico. L'immagine conclusiva di Blair Witch Project con Josh faccia contro il muro, spaventosa perché strana e inspiegabile, viene qui spiegata e riproposta ancora una volta a conclusione del film. È qualche attimo prima però che il racconto, in questo senso, tocca davvero il fondo: quando -anche se per pochi istanti- mostra la strega di Blair. Dunque, non solo capiamo che la strega esiste davvero ma la vediamo, solamente per pochi frames ma la vediamo. Si annulla così quel poco di fascino che il film comunque era riuscito a sprigionare. Oltre al danno la beffa.

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