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[INTERVISTA] BLACK DEATH - THE SERIES: parlano regista e produttore


Di Black Death, The series, per ora non si sa molto, ma quel che si sa ci stuzzica. Innanzitutto, la serie è un adattamento dal fumetto di Andrea Gallo Lassere edito da Edizioni Inkiostro. Sarà diretto dall'attore e regista Luca Canale Brucculeri, che abbiamo intervistato e che, tra le righe, ci ha anche concesso qualche anticipazione interessante.

LUCA CANALE BRUCCULERI: Ho ricevuto in regalo il fumetto e me ne sono immediatamente innamorato, Sono un amante del fumetto di genere e mi piace girare mercatini per cercare i vecchi Oltretomba, Jakula... Sono entrato in contatto con l'autore, Andrea Gallo Lassere e gli ho chiesto se ci fosse già in ballo un adattamento, visto che è un fumetto molto cinematografico, ricco di citazioni e con un struttura on the road molto cinematografica che rimanda al cinema di genere anni '80, lo stile di Lucio Fulci, Mario Bava, lo stesso Argento. Gli ho proposto all'inizio un lungometraggio, poi abbiamo optato per la serie perché in 90 minuti non saremmo riusciti a metterci dentro tutti gli elementi del fumetto, che sono moltissimi. Le puntate saranno corte, circa venti minuti, perché il fumetto è molto veloce e voglio portare nella serie lo stesso concetto, lo stesso divertimento. Il punto principale sarà intrattenere più che far paura, anche se rimarrà un horror. 


Il n° 2 di Black Death, edizioni Inkiostro

SN: Come regista, dal punto di vista estetico come stai preparando le riprese?
LCB: Sto cercando di rimanere più fedele possibile al fumetto pensando sia ai fan, sia all'autore del fumetto, sia a chi non conosce il fumetto. Di sicuro l'ispirazione viene da Lucio Fulci e dal nostro cinema di genere. Cito sempre Fulci perché è uno dei pochi che mi ha fatto veramente paura, nella sua follia. C'è quindi questo elemento horror ripreso dalla nostra tradizione e poi (e questo è un po' uno spoiler) posso dire che ci saranno elementi fumettistici, in un certo senso la parte del fumetto sarà spiazzante e molto presente.

SN:  Girate a Torino, ma la serie è ambientata a Parigi se non erro.
LCB: Questa era l'idea iniziale, ma Paola Barbato poi in sede di sceneggiatura ha descritto una città anonima, che non ha un nome, ma ha una storia. Io ho aggiunto qualcosa di mio e ho creato questa città molto ricca di storia e di cultura che poi si è dimenticata le sue radici. Ci sono i sobborghi abbandonati e ci sono palazzoni al neon che spuntano dal nulla a raffigurare quella ricchezza fittizia, non artistica. Alla fine la gente sembrerà ricordarsi un po' da dove arriva davvero questa città.

SN: La città quindi è un personaggio a parte?
LCB: Sì, è stata costruita proprio in questo modo, anche grazie alla scenografa che ha capito subito dove volevo arrivare. Se i personaggi sono un po' i colori sulla tela, la città fa da cornice.

SN: Sei anche un attore: cos'è che da regista non faresti mai a un attore?
LCB: Sono due figure che si combattono, ma che si completano: Dylan Dog e Xabaras, il Joker e Batman... quindi non c'è qualcosa che non farei fare a un attore, piuttosto gli lascerei il suo spazio, perché aiuta molto.

La troupe di Black Death impegnata nel primo teaser

SN: La serie è prodotta da Marco Milone. Marco, cosa ti ha entusiasmato del progetto?
MARCO MILONE: Quale esperto del mercato fumettistico (finalista al premio Franco Fossati nel 2006), mi sono più volte interrogato sulle difficoltà del fumetto italiano di inserirsi con vigore nella scena internazionale. Pur avendo una lunga tradizione (1908 il primo numero del Corriere dei Piccoli), il fumetto italiano ha rivelato un grande potenziale dal fumetto comico a quello d'avventura fino agli anni '50, per poi espandersi al fumetto nero e a una forma di controcultura che si muove dalla contestazione giovanile del '68 (forte pure della rivoluzione sessuale) alle nuove avanguardie (nel 1980 esce Frigidaire). Oggi il paradigma dominante cambia in una società in continua evoluzione: se gli anni '90 hanno visto la scena dominata dai manga grazie all'invasione degli anime (cartoni animati giapponesi) sui nostri palinsesti, ancora oggi assistiamo a un revival del fumetto supereroistico americano attraverso il traino delle produzioni cinematografiche. Proprio sfruttando la cross-media culture con Luca abbiamo deciso di avviare questo progetto, omaggiando la tradizione dei b-movie italiani, e dando spazio a una serie recente che, insieme alle altre pubblicate da Edizioni Inkiostro, sta finalmente ridefinendo il concetto di fumetto italiano.

Stefano Nicoletti

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