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Davide Montecchi parla di In A Lonely Place

Davide Montecchi. Con un cognome scespiriano del genere e con il senno del poi non stupisce che il suo primo lungometraggio sia una storia d'amore tragica. Se però in Romeo e Giulietta è ostacolata dalle due famiglie rivali, nel film In A Lonely Place c'è un esasperante uno contro uno, una folle dichiarazione d'amore che ha a che fare con la presa di coscienza.

Il film ha vinto il primo L'Aquila Horror Film Festival come miglior film e quello che segue qui sotto è un "montaggio" delle dichiarazioni del regista raccolte durante l'incontro con il pubblico che è stato moderato dall'organizzatore del Festival Marcello Di Giacomo e da me.

Attenzione a procedere con la lettura perché alcune frasi contengono spoiler.


Lavoro nel mondo del video da 15 anni. Ho fatto video musicali, spot pubblicitari, le solite cose che si fanno per arrivare a fine mese. A un certo punto inizio a lavorare a un progetto che poi però salta. Nel frattempo avevo aperto la mia casa di produzione (la Meclimone n.d.r.) e messo insieme la troupe per realizzare quel film. Per non buttare tutto all'aria ho deciso di realizzare In a Lonely Place, film a basso budget che nasce da alcune mie suggestioni.

Le influenze

La prima è stata l'immagine del coniglio. Esiste una perversione che si chiama "animal crush". Ci sono dei disperati che si eccitano a veder schiacciati conigli, cani. Questa cosa mi aveva impressionato e ho pensato che sarebbe stato interessante costruirci sopra un horror.

Il film Guinea Pig, Peter Greenaway, un po' di Michael Haneke soprattutto Benny's Video, uno dei primi che ha fatto: quello dove si ammazza la ragazzina e si vede la scena dalla televisione. La compagnia teatrale di Cesena Raffaello Sanzio.
Comunque la passione per l'horror ce l'ho sin da bambino.

La ricerca della verità

C'è una ricerca della verità come tematica di sottofondo. Il personaggio maschile è un pazzo, un po' sadico e un po' delirante, però follemente innamorato di questa ragazza e crede nel suo delirio di farle un grande regalo. La sua dichiarazione d'amore perversa è questa.

La scelta della lingua inglese

Due motivi principalmente. Uno è un problema mio. Quando vedo film indipendenti italiani e sento parlare i personaggi mi crollano in credibilità perché sento un uso eccessivo dei dialetti.
Il secondo motivo è che avendo l'attore protagonista madrelingua ho pensato di sfruttare la cosa per avere più possibilità di vendere il film all'estero.


Gli attori

Sono stati un colpo di fortuna incredibile.
Lui, Luigi Busignani, è americano che però vive a San Marino in quanto figlio di immigrati italiani che erano andati a New York negli anni '70. È tornato in Italia negli anni '90 facendo comunque la spola tra Italia, Stati Uniti e Giappone. È un attore di teatro dall'impostazione rigorosa. Il lavoro sulla dizione, sul suo modo di parlare, è stato fatto tra me e lui perché il personaggio che interpreta volevamo che avesse una sontuosità e una solennità quasi da sacerdote. Sulla camicetta aveva un bordino bianco che abbiamo lasciato un po' accennato. E poi ha questa faccia incredibile quasi da maschera greca e mi è sembrato subito perfetto per il film.

Lucrezia Frenquellucci è una ragazza di Rimini molto istintiva e molto brava, con la quale avevo già lavorato in qualche corto, che abbiamo fatto doppiare (da Barbara Sirotti n.d.r.) quando parla in inglese. Ho deciso di farle fare un personaggio che fosse non solo inglese ma italiano di origini.


I Luoghi

L'hotel abbandonato esiste realmente e si trova davanti l'aeroporto di Rimini. Gli esterni invece sono stati girati a Padova in un ex seminario.

La fotografia

Eravamo partiti con l'idea di rendere tutto il più semplice possibile da girare utilizzando la luce naturale. Arrivati lì con il direttore della fotografia (Fabrizio Pasqualetto n.d.r.) abbiamo visto che tentare di ricreare la luce naturale quando fuori era buio dava risultati molto belli, più difficili da ricreare ma molto belli.

Per ottenere il formato da cinemascope sono stato in un posto sperduto tra le montagne abruzzesi dove vive una persona cha sapeva adattare la lente anamorfica alla mia telecamera.

Le riprese

Sono state una festa e un divertimento totale. Al contrario di quello che può sembrare è stato bellissimo. Ci siamo rinchiusi dentro questo albergo con un catering buonissimo fornito da una rosticceria di Miramare, vicino Rimini. Non ci sono stati intoppi, grossi casini e sono durate un mese.

Il pubblico spaccato

Qualcuno nel corso delle proiezioni, un po' per il coniglio ma anche per la lentezza, è scappato via, ma ci sono stati anche i casi opposti di spettatori che lo hanno visto tre volte di seguito.

La post-produzione

È stata lunghissima perché l'ho fatta completamente io. È durata un anno. Il film lo abbiamo finito di girare ad ottobre 2014 e lo abbiamo chiuso nei primi di febbraio del 2016

La censura

Abbiamo avuto problemi con il visto censura che c'ha vietato il film ai 18 anni perché secondo loro poteva generare atti emulativi.
Elisa (Giardini, la sua compagna e cosceneggiatrice, n. d. r.), quando mi ha chiamato la protezione animali minacciando denuncia, ha sbrigliato la faccenda.



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