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INTERVISTA al cast di Undercover Mistress PARTE 1

Malgrado la mia passione per le cose "strane" Undercover Mistress mi era completamente sfuggito. E se non fosse stato per L'Aquila Horror Film Festival che lo ha coraggiosamente selezionato, per primo in Italia, probabilmente non lo avrei mai conosciuto. Questo perché siamo un paese troppo indietro su troppe cose. Un Paese che non è ancora pronto, e forse non lo sarà mai, per una cosa come Undercover Mistress.

Fregandosene beatamente delle convenzioni ruffiane il corto picchia al volto e al cervello dello spettatore senza pietà, spiazzandolo con ribaltamenti, stridori e scioccanti cambi delle carte in tavola, il tutto in pochi minuti e senza utilizzare una sola parola pronunciata.
Il fatto però che parliamo di un lavoro italiano, che alla fine sarà per giunta premiato come miglior corto da una giuria composta anche da una classe del liceo scientifico della città, lascia accesa una luce di speranza sul futuro del nostro pensiero/cinema più indipendente.

Artefici di Undercover Mistress sono il regista Giulio Ciancamerla, il produttore e co-sceneggiatore Lucio Massa e gli attori Stefania Visconti e Leonardo Pace.
Finita la proiezione li trascino fuori per fare loro qualche domanda.


Undercover Mistress è il tuo primo lavoro?

Giulio Ciancamerla: Sì, lo considero il mio primo lavoro. In realtà ho iniziato da giovanissimo con dei progetti no budget perché la passione, anzi la fissa, c'è sempre stata. Poi a 19 anni partecipo ad un progetto del sito filmhorror.com, con un cortometraggio tratto da un racconto di Alda Teodorani. Dopo quel corto decido che quello è il mio mestiere e inizio a fare la gavetta in quasi tutti i reparti delle produzioni reali. Sono passati dieci anni tra lavori come montatore, operatore di macchina, assistente e aiuto regia.
Questo è il mio primo lavoro reale, con una vera produzione e dei veri reparti alle spalle.

L'idea come ti è venuta?

Giulio Ciancamerla: L'idea è nata in un modo un po' particolare perché io avevo una versione della storia leggermente diversa. Con il produttore Lucio Massa, che ho conosciuto sul set di un suo film sempre underground e molto particolare, ci siamo confrontati sui nostri punti di vista sulla situazione dell'horror in Italia, e in generale sul cinema di genere che in passato, dagli anni '60 fino agli '80, dava la possibilità di trattare determinati argomenti mentre oggi questa libertà è ristretta all'underground più duro. Con Lucio abbiamo iniziato a parlare e Undercover Mistress nasce dalla fusione delle nostre idee.
All'inizio la storia doveva avere una ambientazione diversa. Il presupposto che volevamo mantenere era di lavorare sulle suggestioni e sulle possibilità di costruire una storia che non fosse necessariamente lineare, non volevamo imboccare lo spettatore, volevamo che ci fossere dei buchi, degli spazi da riempire per costringere chi vede a collegare i puntini in qualche modo. Abbiamo cercato di ragionare sul fatto di poter mantenere questo approccio senza confondere troppo le idee, perché quando tratti determinati argomenti, soprattutto così spinosi, la volontà di mantenere una ambiguità formale deve tener presente di non mandare un messaggio fraintendibile. Su questo aspetto abbiamo ragionato tanto.
Ha avuto una gestazione abbastanza lunga per essere un cortometraggio: un anno e mezzo da quando abbiamo deciso di partire a quando abbiamo finito il mix della colonna sonora. Per un corto è tanto.

Che differenze c'erano tra la tua visione del corto e quella di Giulio?

Lucio Massa: La mia idea era un po' più suggerita. Alla fine penso che abbia avuto ragione Giulio nel proporre la sua storia più scorretta. Secondo me quando fai una produzione indipendente devi anche sfruttare la cosa, quindi fare una cosa come ti senti di farla. La mediazione che abbiamo trovato sulla storia è stata merito di Giulio ed è stata la scelta giusta. Cattiva non solo nelle intenzioni ma anche nella sua rappresentazione. Questa è la forza del film insieme agli attori e al fatto che ci interessava mettere in scena dei temi scomodi che accendessero una discussione.


Come e quando siete stati contattati per prendere parte al film?

Leonardo Pace: Ho conosciuto Giulio in un mio lavoro precedente e poi quando l'idea di Undercover Mistress iniziava a diventare più reale mi ha contattato per farne parte. Il lavoro con Giulio è stato professionalmente interessante e costruttivo perché dover recitare senza l'ausilio del parlato per un attore è la cosa più difficile. Costruire il personaggio è stato duro, tra l'altro i nostri sono personaggi ambigui che si scambiano di ruolo e questo ha complicato ancora di più le cose (ride). Devo ringraziare Giulio perché ha seguito me e Stefania passo passo nella costruzione delle scene il che è stato di grande aiuto.

Stefania Visconti: Conosco Giulio da Hippocampus e questo è il nostro terzo lavoro insieme perché abbiamo fatto anche Violent Shit di Luigi Pastore.
Undercover Mistress è stata una esperienza molto divertente perché di solito quando prendo parte a degli horror o simili non so perché ma vengo sempre uccisa. Questa volta invece ho potuto esprimere tutte le mie doti da cattiva.

Leonardo Pace: Non voglio interrompere ma a me queste cose capitano sempre: in Violent Shit vengo evirato, in Undercover Mistress lo avete visto, quindi per lei sarà anche divertente ma per me è una situazione che si ripete (ride). È il mio destino perdere qualche pezzo.

Stefania Visconti: Però ci siamo divertiti.

Leonardo Pace: Da morire.

Stefania Visconti: Tantissimo. Diciamo che era un po' difficile evitare, come dire?, qualche botta di troppo, nel senso che quando devi torturare qualcuno, per quanto può essere finta la scena...

Ti prende?

Stefania Visconti: Se la fai in un certo modo che è troppo finta non si può vedere, quindi dovevamo mediare e trovare giusta una misura, una via di mezzo.

Leonardo Pace: Una sofferenza accettabile.

Stefania Visconti: E quindi ogni tanto c'erano dei graffi veri, delle strizzatine vere di capezzoli
(risate generali).

Leonardo Pace: Il mal di schiena reale.

Stefania Visconti: Qualche schiaffetto finto.

Leonardo Pace: Una piccola parentesi. Voi avete visto pochi secondi in cui stavo sul tavolo. In realtà ci sono stato dalla mattina alla sera.

Giulio Ciancamerla: Per tre giorni avvitato al tavolo realmente.

Leonardo Pace: A prendere buste di Oki®. La Dompé® dovrebbe ringraziare (ride).


Giulio Ciancamerla: Quella è stata una parte abbastanza lunga perché da non appassionati sfegatati del torture porn volevamo lavorare più che altro su alcuni stereotipi dell'horror. Per cui abbiamo cercato di calibrare certi momenti in cui la reazione dei personaggi era eccessiva rispetto a quello che subivano. Per esempio la scena del graffio è eccessiva. L'idea era quella di creare una dissonanza che poi è un concetto che ritorna anche a livello musicale. La colonna sonora è stata realizzata da tre diversi artisti-musicisti della scena noise-industrial italiana (Irs, Negativeself, A Happy Death. n.d.r.). Hanno creato dei tappeti sonori che andavano ad evidenziare il concetto di dissonanza. Per esempio all'inizio quando un personaggio si avvicina ad un altro l'effetto è come quando un microfono si avvicina ad un altoparlante. Abbiamo giocato un po' sui fastidi di questo tipo e anche la scena del tavolo a girarla ci è voluto un po' proprio perché l'intento era di ottenere un effetto non realistico per non trasmettere empatia verso i personaggi. L'idea era di creare confusione, ci abbiamo messo un po' ma alla fine credo che Stefania e Leonardo abbiano fatto un ottimo lavoro. In effetti sono io che ho torturato loro per ottenere questo.

CONTINUA....



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