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INTERVISTA al cast di Undercover Mistress PARTE 2


LEGGI LA PRIMA PARTE

Le fonti d'ispirazione?

Giulio Ciancamerla (regista): La scrittrice Alda Teodorani è un mio riferimento da tantissimi anni. La sua scrittura la considero un po' la colpevole del progetto dietro Undercover Mistress. Per questo l'abbiamo messa dietro lo specchio con il quadro come in Profondo Rosso.
Il cinema della trasgressione americana degli anni '80, Richard Kern, Lydia Lunch, il punk di New York, ma anche i primi due meravigliosi film di Abel Ferrara, Driller Killer e L'Angelo della Vendetta. Diciamo non l'horror mainstream ma progetti più stimolanti a livello di impulsi, magari sporchi visivamente ma che arrivano come pugni.
Questi i miei stimoli ma essendo Undercover Mistress un lavoro di gruppo immagino ognuno ha portato il suo.

Come la vedi la situazione in Italia per quanto riguarda l'horror?

Giulio Ciancamerla: Nasco da appassionato e continuo ad esserlo, cerco di seguire più possibile festival, proiezioni. Quello che mi viene da dire è che se c'è qualcosa di buono e di nuovo sta nel cinema indipendente, senza mezzi, fatto da persone che ci mettono anima e cuore rinunciando anche a possibilità di carriere più facili.
La cosa che mi convince un po' meno è che se negli anni '70 e in parte '80 il genere horror rappresentava la società del presente rielaborandola in una manera critica, questo al giorno d'oggi non lo vedo tantissimo come avviene invece in altre parti del mondo. Ad esempio c'è una scuola messicana o anche colombiana o brasiliana che fa delle cose horror pazzesche che da noi chiaramente non arrivano perché il nostro mercato è completamente disinteressato. Da noi questo c'è di meno, o magari è poco visibile e per vederli ti devi sbattere a cercare la proiezione o il DVD. Da spettatore vedo che ci sono dei risultati però più che un movimento vedo singoli titoli, singoli progetti e autori isolati. Mi sembra che manca, per quanto si stia tentando di crearla, una vera e propria rete che riesca a bypassare la distribuzione, il problema è sempre quello. C'è da dire anche che in Italia si osa poco una critica del presente. Non aprite quella porta aveva un senso nell'anno in cui è stato fatto, ripeterlo oggi o fare un film ispirato a quello può essere un esercizio sul linguaggio, però dov'è il nuovo?
L'horror permette di raccontare tutto con la massima libertà e si potrebbe sfruttare ancora di più come facevano Carpenter, Cronenberg, Tsukamoto.


È ancora presto per parlare di una rinascita?

Giulio Ciancamerla: Se ne parla ma quello che mi chiedo è: che intendiamo per rinascita?
C'è una rinascita a livello di produzione ma non di distribuzione. Ma questo è un periodo di transizione e magari occorre ancora qualche anno per trovare un medium diverso tra spettatori e chi realizza il film.

In quali Festival avete presentato Undercover Mistress?

Lucio Massa (produttore, co-sceneggiatore): Presentare un film così fa onore a L'Aquila Horror Film Festival, è il primo in Italia che ha avuto il coraggio di farlo.
Siamo reduci dal Porn Film Festival di Berlino dove il corto è stato presentato e abbiamo visto che lì sono avanti anni luce rispetto all'Italia per quanto riguarda le discussioni sul gender. Stare quindi oggi a L'Aquila a parlare di questo è sicuramente interessante dal punto di vista culturale. Temevamo che il film rimanesse inedito in Italia.

Giulio Ciancamerla: Tutti i festival horror non lo hanno preso in considerazione perché troppo borderline, per quelli a tematica LGBT è troppo horror, per i festival mainstream non è mainstream, nei festival underground, col fatto che accettano lavori senza il visto censura, devi mettere in conto la contestazione del pubblico, come ci è successo.
Come dicevo prima, il nuovo passa attraverso i festival. Sapere che qui passa il film che ha vinto Sitges dovrebbe mobilitare gli appassionati. In questo ci sentiamo parte di una rete.

Lucio Massa: Qui oggi parlavamo di donne che non sono donne e uomini che non sono uomini. Al Porn Film Festival di Berlino, dove il corto è stato presentato, si parlava di no gender no border in cui vale tutto e non c'è più una identità.

Giulio Ciancamerla: Festival frequentato da un pubblico generico: famiglie che frequentano il festival senza nessun problema.

Lucio Massa: Un po' come qui a L'Aquila dove in giuria ci sono dei ragazzi. Abbiamo fatto Breda, Berlino. In Italia il corrispettivo è il Fish and Chips di Torino. Sarebbe il festival più giusto dove proiettarlo in Italia.

Speriamo di portarvi fortuna, progetti futuri?

Giulio Ciancamerla: Su carta sì. Ci sono progetti sia di fiction che documentari. Ce n'è uno su cui stiamo ragionando dal titolo provvisorio di The Dark Side of the Italian Cinema per raccontare gli autori italiani più nascosti, sconosciuti e borderline del cinema italiano. Autori che vanno al di là della scena alternativa italiana, personaggi che sono usciti fuori completamente dal mercato produttivo e distributivo, a partire dagli anni '60 fino ai giorni nostri.



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