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[RECENSIONE] Passengers

Certe volte il detto che chi ben comincia è a metà dell'opera è davvero sbagliato.
Il film Passengers ne è un buon esempio.
Parte molto bene con Jim (Chris Pratt) che si risveglia molto prima del previsto sulla astronave in rotta verso un nuovo pianeta per colonizzarlo. Gli altri passeggeri dormono, i computer di bordo non gli spiegano come mai si sia svegliato 100 anni prima, anzi alcune volte sembra addirittura che lo prendano in giro. Lui approfitta della assurda situazione per fare quello che gli pare senza che nessuno lo veda, tipo girare in mutande, poi, inevitabilmente, la solitudine inizia a farsi sentire e la sola compagnia dell'androide barman Arthur (Michael Sheen) non gli basta più. Rassegnato all'idea che morirà di vecchiaia sull'astronave, inizia ad indagare sugli altri passeggeri e, dopo qualche titubanza morale, decide di svegliare Aurora (Jennifer Lawrence), noma da bella e addormentata disneiana.
Da questo momento in poi il film inizia la sua lenta discesa verso una melma mielosa e prevedibile che più banale non si può.
I due ovviamente finiranno con l'innamorarsi, tutto è idilliaco fino a quando lei scopre che il suo risveglio è stato causato da Jim. Visto che riaddormentarsi è impossibile, i due smettono di parlarsi, o meglio lei smette mentre lui vorrebbe spiegarle i suoi motivi. La tensione si distende un poco quando un terzo passeggero si sveglia dal sonno profondo. È Gus (Laurence Fishburne) un membro dell'equipaggio dalla forma fisica non proprio eccelsa. Grazie a lui si ripara il guasto che ha svegliato i due maschi e mandato in tilt parte dei computer, ma soprattutto si risana lo strappo tra Jim e Aurora. Lei, di colpo e all'improvviso, comprende che grande uomo è Jim e lo perdona, anzi lo salva da morte certa dopo che lui si è sacrificato per la vita di tutti gli altri passeggeri dormienti. Non lo fa per non restare tutta la vita sola, per convenienza ma perché sinceramente pentita e convinta.

Se nella sceneggiatura scritta da Jon Spaihts ( L'ora Nera, Prometheus) Jim non avesse svegliato Aurora poteva esserci una storia meno convenzionale, più claustrofobica, paranoica, anche orwelliana, deprimente, distopica in qualche modo. Moon viene in mente come esempio, anche se in effetti anche Rockwell, escludendo il robot Gerty, proprio solo non era. E invece è andata come è andata, si è preferita la solita strada facile in cui tutto si risolve e anche l'amore trionfa, nonostante le difficoltà.
Forse è anche per questo che addirittura Gabriele Muccino e Marc Forster, inizialmente contattati per dirigere il film, siano stati scartati a favore di Morten Tyldum, anonimo regista proveniente dalla tv.



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