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[RECENSIONE] AGLI ESTREMI DEL CINEMA INDIE: Sacrifice di Poison Rouge


PREFAZIONE:
Da quanto ho appreso dai report in "diretta", durante il Sadique Master, il festival francese punto di riferimento del cinema estremo, quattro spettatori son svenuti e uno ha dato di stomaco durante la proiezione di Sacrifice il film esordio di Poison Rouge. Non solo: per la prima volta nella "storia" del festival, il film si aggiudica sia il premio del pubblico che quello della critica... I commenti del pubblico francese sulle pagine del fest e degli organizzatori son unanimi: Sacrifice è un piccolo capolavoro italiano.


AGLI ESTREMI DEL CINEMA INDIE: SACRIFICE di Poison Rouge.

Sono onorata di ricevere un'altra anteprima, e così dopo Scarecrowd di George Nevada, passo in rassegna Sacrifice il film che vede “l'esordio” alla regia (mozzafiato, in tutti i sensi!) di Poison Rouge.

Come è facilmente intuibile dal titolo del mio articolo, ci troviamo di fronte ad un'opera estrema. Ciò che è meno intuibile, senza vedere il film, è che la definizione di “estremo” a quest'opera calza sotto diversi aspetti e non solo per il senso di appartenenza ad uno specifico filone cinematografico (la produzione non ha mai fatto mistero di aver voluto omaggiare la serie, nipponica prima ed americana dopo, Guinea Pig).

Recentemente presentato in anteprima mondiale al festival francese SADIQUE MASTER, il festival punto di riferimento europeo per il cinema "estremo", il film ha riscosso commenti entusiasti dagli addetti del settore:

Definito come un film che "offre senza compromessi violenza esplicita, ma supportata da un clima ansiongeno e un rapporto corporale fra i più singolari" e "un film che sembra uscito direttamente dal filone gore anni '80 e '90 con una poetica dark e glamour", SACRIFICE presenta alcune scene, disturbanti al punto (ed io non son di certo una ragazza sensibile) che ho dovuto distogliere lo sguardo almeno tre volte prima di riprendere la visione.

Non si tratta solo di una funzionale riuscita degli ottimi, iperrealistici effetti speciali: il film prende allo stomaco per le modalità in cui è registicamente impostato, mescolando in giuste dosi i drammi indicibili che tormentano l'anima del giovane protagonista forse più delle rituali torture auto-inflitte al corpo. C'è un che di mistico in tutto questo, ed in fondo è una conferma a quanto sosteneva Bataille: “il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre”.

Se estremo è ciò che rappresenta il termine ultimo sul piano spaziale o temporale, questo film va oltre anche - e soprattutto - perché sperimenta senza aver paura di cercare somiglianze o paragoni per com-piacere a tutti i costi, affidandosi a sensazioni di ricerca visiva che avvolgono tutto di una poetica, sovrannaturale bellezza.

Se estremo è quel cinema che rompe con i tabù e cliché, qui abbiamo anche questo aspetto.

La lenta sequenza con cui il protagonista tenta di aprirsi un foro nel cranio son sicura resterà impressa a molti e per molto tempo dopo la visione...

La trapanazione (o Craniotomia) è una pratica che non è stata rimossa da alcune culture, nonostante sia stata cancellata dalla pratica medica ufficiale. Dalla metà del 20esimo secolo, le trapanazioni autoinflitte sono aumentate con costanza. E a quanto pare Ippocrate (nel suo famoso trattato), ha consolidato l'idea che scavare un buco nella testa di un paziente fosse il modo migliore per alleviare la pressione creata da sangue, follia o... demoni.


Straordinaria davvero l'interpretazione dell'esordiente Roberto Scorza che viene calato in una prova recitativa claustrofobica, affidata “solo” ad un corpo seminudo costretto nello spazio ristretto di un bagno, in compagnia di taglienti e di pensieri più affilati delle lame che scintillano sequenza dopo sequenza. Noi spettatori questi pensieri li ascoltiamo in “voice over” e a volte li osserviamo in sporadici flashback color seppia.

In Scorza ho amato il senso della misura: sarebbe stato facile scadere nel grottesco, nel mimico, nell'overacting... invece ogni gesto, espressione è stato calibrato, trattenuto, sofferto con dignità al punto di riuscire a farci credere davvero al suo dolore.

Nonostante non ci sia risparmiato nessun dettaglio, qui la rappresentazione dell’osceno (ob-sceno ovvero: tutto ciò che dovrebbe essere rinnegato fuori dall’inquadratura) è in grado di provocare davvero una frattura tra l’opera d’arte “chiusa” e il resto del mondo nella quale essa viene fruita, seppur concedendo ampi margini alla fantasia dello spettatore e alla recitazione dell'attore, senza diventare solamente una gratuita e ripetitiva “pornografia della violenza”.

Rivelare i dettagli della esile - ma efficacemente bizzarra – storia, sarebbe “spoilerare”: mi limito a dire che qui tutto è essenziale, senza fronzoli, affidato ad un rituale preciso che si delinea man mano che si consumano questi serratissimi 60 minuti. Lo script è di Samuel Marolla già autore di romanzi cupissimi come Imago Mortis (Edizioni Acheron Books) o del romanzo thriller a fumetti Notturno Newyorkese edito da Bonelli.

Se la musica nel cinema horror occupa sempre un ruolo predominante, Alexander Cimini è indubbiamente uno dei più premiati e riconosciuti autori italiani all'estero in questo campo. Il suo stile ricco ed orchestrale è facilmente riconoscibile, eppure qui vira verso minimalismi carpenteriani quasi spiazzando, con echi di strumentazioni mediorientali e chitarre distorte che incidono sui nervi di chi guarda/ascolta.

Poison Rouge è invece una ragazza che ha un legame molto particolare col suo corpo: Modella, Attrice, Tatuatissima Performer di Sideshows, Tatuatrice, Pittrice, campionessa di Thai Boxe, Bodybuilder... insomma, parliamo di una persona abituata a stare in scena, a sfruttare la sua immagine e giocare con essa al punto di modificare pesantemente il suo aspetto! Per anni ha fatto da assistente alla regia e ha studiato, cosa rara di questi tempi, prima di lanciarsi in un debutto difficile come questo. Il risultato è lodevole: non poteva che essere un personaggio così a trasportare in immagini uno script così carnale e sanguigno.

Sacrifice è un film profondamente disturbante, un bagno di sangue “rappreso”, un viaggio emozionale/visivo fra visioni oniriche, suoni e musiche, fra dolore e ricerca disperata di un “altro da sé”, sospeso fra autolesionismo e poesia.

Questo è anche il film che inaugura la “trilogia della morte”, i tre film “estremi” prodotti da Cristopharo di cui è in post produzione già il secondo capitolo intitolato Torment.

In Sacrifice ho trovato ben 3 diverse chiavi di lettura (che amaramente non posso approfondire per non svelare troppo) e mi vien da pensare che in fondo il “sacrificio” è il percorso più ovvio - sebbene il più sofferto – se si vuole diventare ciò che sogniamo di essere, no? Metaforicamente anche il progresso di un artista è un continuo sacrificio, in una continua estinzione della personalità.


Per saperne di più: www.trilogyofdeath.com
Ed una clip promozionale: https://youtu.be/0PegMoPHOuI


Antonietta Masina



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