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[RECENSIONE] Life - Non Oltrepassare il Limite

Già dal trailer pubblicato a novembre si era capita benissimo l'antifona di Life - Non Oltrepassare il Limite.
Parte con delle atmosfere che ricordano Gravity, con il piano sequenza che svolazza all'interno della stazione spaziale, ma con l'arrivo dei campioni marziani tutto diventa presto il gioco del gatto con i topi. Il micro organismo risvegliato (e battezzato Calvin dai bambini americani) cresce presto a dismisura e inizia a decimare i passeggeri. Bisogna ucciderlo prima che disgraziatamente arrivi sulla Terra.

Il modo migliore di leggere Life probabilmente è di paragonarlo a quelle produzioni che ricalcano senza troppi complimenti e autorizzazioni grossi film di successo. Non proprio come quelli della Asylum, dico a scanso di equivoci, perché qui il budget c'è (circa 58 mln di dollari). E c'è anche un cast formato da star come Ryan Reynolds, Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson e Hiroyuki Sanada, ci sono effetti speciali (visivi e di makeup) non male.
Non convince del tutto l'aspetto della creatura marziana: un incrocio tra una stella marina e un polipo. E in un film che parla di un mostro spaziale è un errore non da poco.
I personaggi sono un po' troppo stereotipati con il nero disabile, il semplice operaio, la quota giapponese, la donna cazzuta, l'astronauta veterano e misantropo. I soliti modelli che a un certo punto dovranno decidere se sacrificare la loro vita o fregarsene condannando però così l'intera umanità.
Dunque, storia e protagonisti (la sceneggiatura è firmata da Rhett Reese e Paul Wernick) già visti raccontati però da Daniel Espinosa (Child 44) con i modi e i tempi giusti. Un bel punto però Life - Non Oltrepassare il Limite lo guadagna nel finale. Lì smette di essere un semplice film di intrattenimento che ha come modello di riferimento Alien e diventa qualcos'altro.
Se nel corso degli anni a venire Life non sarà dimenticato o bollato semplicemente come un imitazione del film di Ridley Scott sarà grazie soprattutto a quella chiusura cinica ed ironica allo stesso tempo, per qualcuno sicuramente prevedibile certamente però poco consolatoria e hollywoodiana.



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