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[RECENSIONE] Metro Manila

L'inglese Sean Ellis è stato alla fine degli anni '90 un fotografo di moda piuttosto richiesto tra i giovani stilisti.
Finita questa esperienza ha iniziato a girare corti e lunghi ed è andato fino nelle Filippine per girare qualche anno fa, nel 2013, con attori del posto e nella loro lingua, il tagalog, Metro Manila.

La storia è quella di Oscar (Jake Macapagal) e Mai (Althea Vega) i quali decidono di lasciare il duro e poco remunerativo lavoro nei campi per tentare la fortuna nella capitale insieme alle loro due figlie piccole. Ovviamente incontreranno non poche difficoltà. Appena arrivati la metropoli subito li mette alla prova: vengono truffati e si ritrovano senza casa e con un lavoro la cui paga è il solo vitto. Superate queste difficoltà sembra che qualcosa vada migliorando: lui finisce per fare il portavalori insieme a un collega (John Arcilla) che lo prende in simpatia ma che mano a mano che passa il tempo risulterà essere troppo traffichino, Mai si ritrova lavorare in uno strip club.

Girato con una Canon EOS 5D Mark II Metro Manila racconta la perdita dell'innocenza di una coppia di adulti, la sopraffazione della società nei loro confronti. Oscar questo lo capisce, comprende che la disperazione può trasformare chiunque nella peggiore delle cose, anche in un assassino. Entra senza volerlo e senza neanche accorgersene nel vortice e nel giro della società corrotta e che corrompe con i miraggi dei soldi facili.

La Manila e la collettività che essa rappresenta, secondo Sean Ellis, non sembra lasciare molto spazio alla libertà di scelta, ad una uscita dal tunnel. Manila è una sabbia mobile che tira giù come nei noir, perché Metro Manila è in qualche modo un noir in cui tutto è destinato a precipitare tra scene tese e drammatiche ma anche toccanti.


Metro Manila esce oggi 21 giugno nelle sale italiane distribuito da Bunker Hill.



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