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«È sui set indipendenti che nascono le idee migliori.»: INTERVISTA ad Antonio Padovani

Antonio Padovani ne è un altro. Un altro di quelli selezionati per la seconda edizione dell'imminente L'Aquila Horror Film Festival, con il suo corto Deliziosa Prospettiva, soprattutto però è uno di quelli che in un modo o in un altro è andato via dall'Italia per poter fare cinema. Come Davide Melini (altro selezionato al Festival con Lion), come in parte fa anche Domiziano Cristopharo con le sue collaborazioni kosovare e statunitensi. E parliamo solamente di genere horror, ad allargare il discorso a tutto il cinema se non a tutte le arti facciamo notte. Lasciando fuori dal discorso le fughe dei cervelli in campo scientifico perché non è proprio questo lo spazio giusto. Il succo è comunque chiaro.

Padovani, che di anni ne ha 29, sin da ragazzino mostra interesse per il cinema e per le tecnologie: «Uso programmi di grafica e di montaggio da quando ho quindici anni.».

Da due o tre cose che ho capito di lui gli stanno molto a cuore quelle che la società etichetta come diversità. In generale gli emarginati, gli ultimi, chi non ha una voce, i dimenticati, le vergogne da nascondere, chi combatte per far valere i propri diritti.
Questo interesse lo mette nei suoi cortometraggi cercando di non scadere nella banalità della retorica.

Entra nel corso di regia del Centro Sperimentale grazie al corto Ragazze e Ortaggi: «È il primo corto in cui inizio la mia indagine sull'omosessualità in chiave thriller ma con molta ironia. Il genere penso che sia molto efficace per trasmettere un messaggio, più o meno forte che sia.».

La storia di Ragazze e Ortaggi parte da una ragazza che si innamora della sua dirimpettaia. E il messaggio (uno di questi) potrebbe essere che quando ti innamori, quando intraprendi una relazione amorosa vai in contro a dei rischi. Che lasciarsi guidare dall'istinto può salvarci o condannarci, o entrambe le cose.
Farneticazioni a parte, chi è Antonio Padovani?

«Vivo a Berlino da cinque anni, lavoro nel cinema in vari reparti soprattutto negli effetti speciali digitali. Non lavoro solo nel cinema ma anche nella pubblicità e nella graphic design. In Italia continuo a lavorare come sceneggiatore.».


Deliziosa Prospettiva come nasce?

«Parto sempre da un'idea visiva. Trovandomi a corto di attori e di grandi mezzi mi sono chiesto: cos'è che posso fare con questi limiti? La risposta è stata: raccontare un film solo attraverso dei dettagli. Mi ero dato come regola quella di non inquadrare per intero i volti. Da lì ho pensato a quale storia meglio si adattasse a questa esigenza, a qual punto ho chiamato la mia amica Cristiana Regini che ha fatto anche lei il Centro Sperimentale, il corso di sceneggiatura, ed è tra le più brave che conosca nello scrivere dialoghi.».


«I miei corti compreso Deliziosa Prospettiva li realizzo autoproducendomi. Arrivo sul set sempre con uno storyboard fatto, se non è disegnato è descritto a parole.
La direttrice della fotografia, Costanza Nocentini, è una autodidatta. Con quello che ha a disposizione riesce a fare cose incredibili. L'idea del bacio alla vongola se l'è quasi inventato lei partendo da una mia descrizione scritta. Queste collaborazioni sono possibili solo sui set indipendenti. Ho lavorato anche in grosse produzioni (sia in Italia che a Berlino) ma è sui set indipendenti che nascono le idee migliori.».


La cernita da parte dei Festival come sta andando?

«Il film recentemente è stato selezionato al "CMG Short Film Festival" (6,7 ottobre). In quattro mesi Deliziosa Prospettiva è stato scelto da 12 festival, 6 horror e 6 a tematica LGBT. Pensavo che l'ironia del corto non venisse colta, o che trattare il tema dell'omosessualità utilizzando il genere horror/thriller potesse offendere qualcuno e invece è stato selezionato anche dal "Lovers Film Festival" di Torino.».



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