17 aprile 2018

[RECENSIONE] A Quiet Place - Un Posto Tranquillo


Non capita spesso in un film horror commerciale come A Quiet Place - Un Posto Tranquillo di veder morire durante i primi minuti (prima dei titoli di testa) un membro della famiglia protagonista. Il lutto e i sensi di colpa legati a quell'episodio accompagneranno il nucleo per tutta la storia e in qualche modo influenzeranno gli eventi seguenti. Forse approfondire la disperazione partendo da quei presupposti avrebbe reso il film davvero interessante. Invece di affondare la lama nella ferita A Quiet Place preferisce concentrarsi sui mostri che dominano il futuro post apocalittico, sulla semplice, primordiale, disperata sopravvivenza umana.
Qui le creature nemiche sono cieche ma ci sentono benissimo e costringono i sopravvissuti al totale silenzio, ad ogni rumore seguono fughe, rumori ancora più fragorosi per depistare i nemici, mani davanti alla bocca (come nella locandina con Emily Blunt...) per non lasciarsi scappare il minimo suono vocale dovuto al panico.
Una buona idea, un horror sonoro e di poche parole nel vero senso del termine, che però il film diretto e interpretato da John Krasinski racconta allungando il brodo soprattutto nella parte finale, dilatando le classiche situazioni dell'inseguimento, della separazione del gruppo e del suo ricongiungimento fino alla quasi noia.
Il vero colpo di grazia arriva però con il finale, quel che era giunto di buono fino a quel momento (compresa la classica fortuita scoperta del punto debole dei mostri da parte di chi sembrava l'anello debole del gruppo) scema in una soluzione molto american way per fortuna solo suggerita e non mostrata.
A Quiet Place - Un Posto Tranquillo poteva essere un gran film ma alla fine si perde un po' per strada preferendo soluzioni e situazioni viste e riviste.
La sufficienza stiracchiata la ottiene più per meriti tecnici che artistici o concettuali.

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