15 agosto 2018

[EXTRA] I cinquant'anni di Bersagli di Peter Bogdanovich

Il 15 agosto 1968, due giorni dopo l'anteprima a New York, nelle sale statunitensi arrivava Targets:
esordio nel lungometraggio di fiction per il ventinovenne Peter Bogdanovich, autore un paio di anni dopo del celebre libro-intervista al pilastro del cinema Orson Welles.


Targets, da noi Bersagli, è uno di quei titoli che ha messo l'America sotto una luce diversa.

I protagonisti sono due.
Da una parte c'è Bobby Thompson (Tim O'Kelly), un giovane statunitense veterano della guerra in Vietnam che improvvisamente impazzisce: uccide la moglie e la madre e inizia con un fucile di precisione a fare il tiro al bersaglio umano, prima da una cisterna colpendo gli automobilisti di una autostrada (mangiando e bevendo come se niente fosse) e poi sugli spettatori di una sala cinematografica all'aperto. Sarà fermato da Byron Orlok, un anziano attore di pellicole dell'orrore in declino che si trova casualmente in città e in quella sala per presenziare al suo ultimo film. L'attore è interpretato da Boris Karloff, personaggio che non ha, mi auguro, assolutamente bisogno di presentazioni e che in quegli anni viveva una situazione molto simile a quella del suo personaggio.


Bersagli racconta di un mondo in trasformazione in cui la cruda realtà supera quella inventata dal cinema, anzi è in quegli anni che ad esempio la cronaca nera inizia ad ispirare il cinema come per Ed Gein che fu da spunto per Psycho (1960) e Non Aprite Quella Porta (1974).

Il film è un omaggio verso il genere horror gotico fatto di fantasmi, streghe, castelli, carrozze, candele che si psengono. In quegli anni questo modo di spaventare diventava fuori moda, superato dalla realtà e da un conseguente altro modo di fare paura. Qui però il passato si prende la sua rivincita sul presente, il vecchio riesce a sconfiggere il nuovo in un gioco di rimandi e di moltiplicazioni che confondono e spaventano Thompson oramai alle strette.

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