27 settembre 2018

[RECENSIONE] Mio Figlio

La storia del cinema è piena di racconti in cui normali cittadini iniziano una indagine privata, di solito per motivi personalissimi ma anche perché le investigazioni della polizia non vanno da nessuna parte.

In Mio Figlio (Mon Garçon) si parla di Julien (Guillaume Canet) padre di un ragazzino di sette anni (Lino Papa) sparito nel nulla durante un campeggio tra le nevi francesi.

Julien è stato fino a quel momento un genitore e un marito assente, sempre fuori per lavoro. Nel momento più importante della sua vita privata capisce il suo distaccato errore e cerca di porvi rimedio restando in un precario equilibrio tra lucidità e disperazione sfociante spesso in momenti di violenza. Delle due prevale comunque la prima condizione, nonostante i sensi di colpa, alimentati anche dal tormento della ex moglie Marie (Mélanie Laurent), i sospetti paranoici iniziali verso tutto e tutti e la solita polizia che non cava un ragno dal buco e che rende tutto ancora più sconfortante.

Mio Figlio (Mon Garçon), diretto da Christian Carion e girato in meno di una settimana, è un film ambiguo: potrebbe essere interpretato, sbagliando, come una esaltazione della violenza. In realtà è un film sulla disperazione. Un avvilimento che trasforma il protagonista in un uomo migliore, un padre finalmente, ma c'è il solito prezzo da pagare, il lato oscuro da attraversare, un grosso sacrificio da sostenere, la consueta asticella da alzare.

Tutte queste emozioni contrastanti sono ben trasmesse da Guillaume Canet, anche grazie all'espediente utilizzato dal regista Carion di lasciare l'attore ignaro degli avvenimenti scritti sulla sceneggiatura e di utilizzare riprese a spalla*. Il resto lo fa una generale asciugatura del superfluo e il clima freddo, nebbioso, davvero poco ospitale delle alpi francesi capace di trasmettere la desolazione e la solitudine di un uomo al bivio della sua vita.

*Un po' come accadeva nel seminale found footage The Blair Witch Project, altro film su come l'uomo in situazioni disperate possa facilmente sfociare nella follia.

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