25 ottobre 2018

[RECENSIONE] Halloween (2018)

Sarà che ero preparato al peggio, o forse che mi sto rincitrullendo del tutto, ma le prime impressioni sull'Halloween diretto da David Gordon Green non sono male per niente.

Innanzitutto ho apprezzato la fedeltà alle atmosfere dell'originale diretto da John Carpenter, il rispetto per quel film. Tutto molto ossequioso ma con qualche modifica legata soprattutto all'aumento dei momenti sanguinolenti. Niente di veramente esagerato, diciamolo: eccetto un omicidio in piena luce, il resto, seppur brutale e numeroso (19 il body count), è coperto dai chiaroscuri, resta fuori campo o viene mostrato parzialmente o fugacemente. Sempre per non allontanarsi troppo dallo spirito del cult.

Il resto è devozione: dalle stesse musiche riadattate e riarrangiate qua e là per l'occasione, alle grafiche dei titoli di testa. Tutto fa riferimento al primo film, alla sua storia, al modo di raccontarla, ai due personaggi principali: Laurie Strode da una parte, Michael Myers dall'altra (di nuovo interpretati da Jamie Lee Curtis e Nick Castle), legati da tanto tempo in modo inscindibile pur essendo rimasti lontani, separati. Le analogie tra i due cominciano dall'inizio, dalla loro presentazione di spalle e continuano in vari momenti come quello di lei dietro la finestra della scuola della nipote, come farebbe o ci si aspetterebbe da Myers.

Se ci sono alcuni jumpscare telefonati e situazioni poco convincenti (come la sequenza iniziale con la maschera nel manicomio), in altri momenti il film riesce a sorprendere eliminando personaggi che credevamo importanti o facendogli fare cose inaspettate. Convince il finale con Laurie (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e sua nipote Allyson (Andi Matichak) insieme contro Myers, giusta, logica e unica conclusione drammaturgica possibile per un film creato comunque principalmente per incassare. Un finale che con quell'oggetto stretto in mano quasi fosse un passaggio di testimone (tra ragazzina e nonna, tra assassino e carnefice) lascia anche aperto lo spiraglio ad oscuri sviluppi futuri.

Insomma, pensavo decisamente peggio. Meglio così. C'era troppa roba in ballo: due personaggi davvero icone del cinema. Jamie Lee Curtis d'accordo che ha girato Una Poltrona Per Due, True Lies e Un Pesce di Nome Wanda, ma lei è Laurie Strode, un personaggio che le si è attaccato addosso per quarant'anni e dal quale -anche andando contro la sua stessa volontà- non riesce a staccarsi. Li lega qualcosa di speciale e inscindibile. Dobbiamo ringraziare Jake Gyllenhaal se l'attrice è tornata ad interpretare di nuovo il personaggio per il quale deve provare contrastanti sentimenti di amore e odio, astrazione ed empatia, attrazione e repulsione. Sentimenti che stanno alla base anche del pensiero del sul personaggio nei confronti di Michael Myers.

Halloween in questo senso va oltre il cinema, scavalla quello steccato ed invade la vita vera dei suoi interpreti con altri rimandi e analogie che aumentano ancora di più il risultato di un film che poteva facilmente scivolare nel banale.

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