09 novembre 2018

[EXTRA] I trent'anni di La Bambola Assassina (Child's Play)

Sul finire degli anni '80 gli effetti speciali di makeup raggiungevano vette impensabili. Geni del trucco come Tom Savini, Kevin Yagher, Rob Bottin e Screaming Mad George realizzavano cose che alzavano l'asticella del già visto, del limite fino ad allora raggiunto.

La Bambola Assassina (Child's Play) era il titolo che prometteva a noi appassionati dell'epoca una bambola malefica animatronica come non l'avevamo mai vista né immaginata prima.


Dietro la macchina da presa del film c'era Tom Holland, un regista che in quel periodo (nei suoi lavori migliori) giocava sempre sul muro che separa chi sostiene una cosa incredibile e tutti gli altri che non lo prendono sul serio.


In La Bambola Assassina il protagonista è Andy (Alex Vincent), un bambino vittima della sua bambola parlante all'ultima moda. Noi spettatori sappiamo dalla sequenza iniziale che nel pupazzo "risiede" Charles Lee Ray (Brad Dourif): un violento serial killer che ha trasferito lì la sua anima prima di tirare le cuoia a causa dei proiettili del detective della polizia Norris (Chris Sarandon).
Intorno al bimbo, che riceve la bambola dalla mamma vedova e single (Catherine Hicks) per il suo sesto compleanno, iniziano ad accadere subito cose sinistre: muore l'amica e collega della madre -che gli fa da baby sitter- volando dalla finestra, ma nessuno crede al piccino che incolpa la bambola. Il poliziotto che indaga, che è lo stesso che ha ferito mortalmente Lee Ray, per una serie di indizi fuorvianti pensa che il piccolo sia il responsabile della tragedia e alla seconda morte in qualche modo collegabile ad Andy lo fa rinchiudere in una clinica psichiatrica. Ovviamente, la madre (prima) e il poliziotto (poi) si ricrederanno e riusciranno a salvare il bambino dalla bambola prima che l'anima di Lee Ray si trasferisca nel suo giovane corpo.

Nel suo precedente lavoro Ammazzavampiri accade qualcosa di simile: un adolescente appassionato di film dell'orrore capisce che il suo nuovo vicino di casa è un vampiro. Sua madre, la sua fidanzata, il suo migliore amico non gli credono. Gli nega il suo aiuto persino l'attore di un programma televisivo del terrore, idolo del ragazzo protagonista. All'inizio, perché ovviamente alla fine anche qui tutti capiranno che il ragazzo aveva ragione.

Se però nei succhiasangue ci sono effetti speciali piuttosto classici e già visti, ne La Bambola Assassina c'è l'ambizione di far vedere come mai prima d'ora una bambola di plastica parlare e muoversi.


Kevin Yagher (nella foto sul set del film) è la persona che ha avuto il compito arduo, insieme al suo staff comprendente anche Howard Berger, di realizzare questa magia. Il momento in cui la bambola prende vita e inizia a dimenarsi dicendo parolacce tra le mani della mamma del piccolo protagonista è uno di quei momenti che ha segnato un solco nella storia del cinema e dell'evoluzione tecnica degli effetti speciali.


La Bambola Assassina dopo alcuni test screening abbastanza disastrosi, a causa dell'eccessiva durata (due ore!) e della presenza troppo insistente della bambola in azione, viene rimontato da John Lafia ed esce nelle sale statunitensi il 9 novembre 1988, esattamente trent'anni fa, sbancando il box office.


Come è nata la storia?

Ha raccontato qualche giorno fa all'Hollywood Reporter Don Mancini che inizialmente il titolo del film da lui sceneggiato, quand'era uno studente della UCLA, era Batteries Not Included, poi cambiato perché Steven Spielberg stava producendo con lo stesso nome un'altra pellicola, da noi uscita come Miracolo sull'8ª strada. Da lì si passa a nominarlo Blood Buddy. Buddy era il nome della bambola che adesso tutti conosciamo come Chucky. Inoltre nel film inizialmente il pupazzo non era posseduto, dunque non c'era nessun rituale vudu.

«Una delle caratteristiche delle bambole "Tipo Bello" (il nome del modello della bambola, n.d.r.) era il sangue finto in esse.». Ricorda Mancini: «Mi ispiravo alle bambole delle mie sorelle - pisciavano, si potevano far crescere i capelli - e pensavo: "In un film dell'orrore, quanto sarebbe fantastico avere una bambola che sanguina?". E dato che stavo facendo una satira sul marketing, l'idea era che quando giocavi con la bambola se lo facevi troppo violentemente la pelle di lattice si rompeva facendo uscire fuori il sangue, quindi dovevi andare fuori e comprare i cerotti ufficiali di "Tipo Bello". Era solo un modo per vendere prodotti.».

La bambola in questa versione della storia diventava in buona sostanza una rappresentazione della rabbia di Andy.

Dice Mancini: «Andy è un bambino solitario: il padre non c'è, sua madre lavora. Come nei classici riti di fratellanza si taglia il suo pollice e quello della bambola come si fa nei patti di sangue per restare 'amici fino alla fine'. Da lì inizieranno gli omicidi. La bambola era come un'espressione della rabbia inconscia del bambino. Nella sceneggiatura Blood Buddy, Chucky si anima solo quando Andy dorme. Gradualmente si arrivava a capire che poiché Chucky è l'incarnazione dell'inconscio di Andy, la bambola decide che se uccide il bambino allora sarà viva per sempre.».

L'idea che nel pupazzo viva invece l'anima di un serial killer viene a David Kirschner, intenzionato a scrollarsi di dosso la nomea di produttore di cose per bambini, sua è anche l'ideazione del nome dello psicopatico: Charles Lee Ray è l'unione di Charles Manson, Lee Harvey Oswald e James Earl Ray.

A quel punto la sceneggiatura di Don Mancini con i cambiamenti suggeriti da Kirschner, viene acquistata dalla United Artists e riscritta da John Lafia (Blue Iguana e regista poi del secondo episodio del franchise) e da Bloody Buddy si passa al titolo definitivo Child's Play.

Si pensa di affidare la regia a nomi grossi come William Friedkin, Robert Wise e Irvin Kershner. Forte del successo di Ammazzavampiri la spunterà Tom Holland che metterà mano a sua volta allo script introducendo il vudu e la trovata che Lee Ray possa trasferire la sua anima alla prima persona alla quale ha rivelato la sua vera identità.


Mentre la macchina organizzativa continua le sue cose, Holland ha il tempo di girare Fatal Beauty, action con Whoopy Goldberg e Sam Elliott in cui recita la parte del cattivo Brad Dourif. Ne La Bambola assassina, come sappiamo, interpreterà sia Charles Lee Ray ma darà voce anche al pupazzo Chucky.

Le riprese incontrarono molti ostacoli legati soprattutto alle parti con la bambola, tutti però brillantemente risolti dal reparto effetti speciali insieme a quello scenografico e agli stunt Ed Gale e Hunter Marks.



Tom Holland (nella foto in basso sul set del film insieme alla bambola) ricorda della lavorazione la difficoltà che ha avuto nel far piangere il giovanissimo attore protagonista Alex Vincent per la scena nell'ospedale psichiatrico.


«Continuavo a fargli fare la scena ancora e ancora e ancora, e solo dalla ripetizione e anche dalla mia energia maniacale è andato in lacrime dandomi tutto ciò che volevo. Dovevamo soddisfare due esigenze allo stesso tempo: proteggere il bambino nel modo migliore possibile, ma tuttavia ottenere la dannata scena.».

Il produttore Kirschner ricorda diversamente  la lavorazione di quella scena:
« Holland gli urlava e diceva cose che una produzione di oggi poteva venir chiusa, ma lo fece piangere e ha ottenuto da lui una prestazione straordinaria.».

Nessun commento:

Posta un commento