29 novembre 2018

[RECENSIONE] Isabelle

Isabelle di Mirko Locatelli è il tipico film da recensire con mille attenzioni evitando innanzitutto di parlare della trama. Ma come si può parlare di un film senza raccontare la storia?

È Isabelle un film su dove può spingersi una persona per proteggere chi ama? Sì, ed è il racconto di un piano organizzato maluccio per aiutare quella persona. Una messa in scena che fa acqua da tutte le parti, e la cosa piano piano esce fuori. Incongruenze, contraddizioni, la sottovalutazione delle conoscenze degli altri (la lingua madre francese parlata dalla protagonista del titolo interpretata da Ariane Ascaride), una certa avventatezza dettata dall'urgenza di aiutare la persona amata, insomma, una generale inadeguatezza al ruolo fanno sì che chi non doveva capire capisce e chi non doveva proprio accorgersi di nulla intuisce, ha la sensazione, che c'è qualcosa di strano. La situazione scivola di mano anche per altri motivi: perché tra la manipolatrice e il manipolato nasce qualcosa di indefinito che contemporaneamente pare andare, ed effettivamente va, verso diverse e lontane tra loro direzioni, con i ruoli che inevitabilmente a un certo punto si ribalteranno contribuendo allo sciogliersi della vicenda.

Isabelle -grazie ad una asciugatura generale della messa in scena del racconto- non spiega chiaramente molte cose: il più delle volte le lascia intuire, costringendo il cervello a continue rivalutazioni, costanti ripensamenti, ad una maggiore attenzione. Le sfumature e le contraddizioni dei personaggi, le loro debolezze, gli opportunismi, escono fuori dando a questi spessore e credibilità.

Isabelle non è un film per le masse. La storia, nel suo scheletro, è stata già raccontata molte altre volte. Qui però Mirko Locatelli e la sceneggiatrice Giuditta Tarantelli (già insieme al regista ne I Corpi Estranei e nel precedente Il Primo Giorno D'inverno) affrontano il dramma (borghese) e il giallo prendendo una strada non usuale e poco calpestata, e lo fanno in punta di piedi mettendosi in qualche modo in disparte, guardando tutto da un punto di vista diverso dal solito.

Non tutto funziona al meglio, qui e là qualcosa non convince a pieno, ma bisogna assolutamente apprezzare la volontà di Locatelli di andare contro corrente raccontando i temi della vita e della morte, dell'inesorabile scorrere del tempo, dei sensi di colpa, dei segreti, delle menzogne e delle ipocrisie che viaggiano con noi e ci accompagnano nelle nostre esistenze, senza ricorrere a soluzioni facili, immediate e chiassose.

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