[RECENSIONE] Last Breath (Alex Parkinson)

La fortuna. Ognuno di noi ne ha una certa quantità, chi più chi meno.Chris Lemonsprobabilmente la sua razione se l’è consumata tutta quella volta che è rimasto senza ossigeno per mezz’ora cento metri sott’acqua.

Una storia incredibile che il registaAlex Parkinsongià aveva raccontato nel 2019 in un documentario omonimo diretto conRichard da Costa. Ma evidentemente non gli era bastato, non era soddisfatto,voleva maggiore enfasi, raccontarla con i codici del cinema commerciale.

Se al fortunatissimoLemonsfosse andata diversamente la sua storia non sarebbe diventata anche un film di finzione di questo tipo.

Chris Lemons (interpretato da Finn Cole) lavora per la statunitense Bibby Hoffshore: si immerge nelle acque profonde dei mari per riparare cavi e strutture che trasportano idrocarburi. Con il Mare del Nord bello agitato, ma niente di preoccupante per chi fa quel lavoro, accade però l’imprevisto: le strumentazioni si spengono, il suo cavo ombelicale (che gli permette di respirare, di non morire di freddo e di raggiungere la campana) si spezza, la nave che tutto dovrebbe controllare sopra di lui si allontana.

Spacciato. Quando si riparano i guasti e i suoi colleghi più vicini (Woody Harrelson, Simu Liu) lo recuperano è passata più di mezz’ora: tempo in cui è rimasto senza ossigeno. Eppure poco dopo Lemons riprende i sensi e, cosa ancora più incredibile, non riporta danni cerebrali.

Last Breathcomincia e si sviluppa piuttosto bene. Latensionesale, con gli spazi chiusi iniziali nella campana, il mare agitato che sballotta la nave, la campana, e i due sub immersi nel buio, i rumori sott’acqua attuttiti e allo stesso tempo distorti e amplificati. Tutto efficace, con il montaggio diTania Godingche alterna momenti ricostruiti a veri estratti dalle telecamere in dotazione ai sommozzatori, fino al recupero del corpo di Lemons.

Poi, dopo la disperazione iniziale di Allock/Harrelson che ricopriva in qualche modo il ruolo della figura paterna per Lemons, quando l’uomo inaspettatamente riprende i sensi, ecco esplodere la gioia di tutti: per l’efficace lavoro di squadra, l’inaspettato epilogo, la vita che fa lo sgambetto alla morte,di una multinazionale che evita così di avere una (altra) morte sulla coscienzae un processo da affrontare sia giudiziario che mediatico.

Ed è in quei momenti finali, nel racconto che Allock piangente fa a Yuasa/Liu davanti al corpo immobile di Lemons, e poi nei festeggiamenti quando a dispetto di tutto il ragazzo riprende conoscenza, che il filmabbraccia la retorica, scade nella narrazione dei cliché e degli stereotipi edenfatizzatutto a partire dai buoni sentimenti.

Un buon biglietto da visita per il regista per entrare definitivamente nel cinema mainstream.

Last BreathdiAlex Parkinsonè distribuito nelle sale dal4 settembredaVértice 360 Italia.

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