Risultati della ricerca per: “Bunuel”

  • Si gira Le Livre Des Solutions di Michel Gondry

    Al Marché du Filmdel festival di Cannes è stato presentatoLe Livre des solutions: il nuovo progetto in lavorazione diMichel Gondry, regista di quel capolavoro diEternal Sunshine of the Spotless Mind(ribattezzato da noi sappiamo tutti come).

    The Book of Solutions è una commedia dallo stile innovativo, un Effetto Notte dalle suggestionibunueliane.

    Il film ruota attorno a Marc, un regista deciso a finire il suo film nonostante sia stato abbandonato dai produttori e dai finanziatori. Lasciato solo, il cineasta si confronta con se stesso e i suoi demoni. Nonostante la storia del suo film sia brillante e divertente, Marc finisce con l’esserne travolto mettendo a rischio la sua carriera e il suo equilibrio mentale. Ma in questa discesa all’inferno, comica e poetica, troverà i mezzi per tornare a galla.

    Le livre des solutionsè prodotto daGeorges Bermann(già con Gondry in diverse occasioni) e verrà dustribuito in Italia daI Wonder Pictures.

    Nel cast del film: Pierre Niney, Vincent Elbaz, Blanche Gardin, Françoise Lebrun, Camille Rutherford, Frankie Wallach.

  • I Wonder Pictures distribuirà Robot Dreams di Pablo Berger

    I Wonder Picturesannuncia l’acquisto diRobot Dreams. Si tratta del primo film d’animazione dello spagnoloPablo Berger, regista diBlancanieves.

    Un cane e il suo amico robot vanno a fare una gita al mare, ma l’acqua e la sabbia fanno arrugginire il robot che resta immobilizzato sulla spiaggia. Il cane resta così solo, e nel corso del tempo cerca di riempire questa perdita con amicizie che non riescono però a colmare il vuoto. L’unica cosa che può fare il robot è invece sognare, anche di poter tornare a giocare con il suo amico cane.

    Robot Dreamsè tratto dalla (inedita da noi)graphic novel omonimadella statunitenseSara Varon, pubblicata nel 2007 e ambientata in una New York alternativa degli anni ’80 in cui gli animali non hanno sesso né età. Ed è la lettera d’amore del regista per quella città, dove ha vissuto per dieci anni.

    In una intervista esclusiva perScreendailyBerger dice:

    Quello che mi interessa di più nel cinema è scrivere con le immagini e la musica. Voglio creare un’esperienza sensoriale comeBlancanieves, ma piena di colori e suoni.

    Robot Dreamsinfatti, proprio comeBlancanieves, è privo di dialoghi.

    Il film è prodotto daArcadiae realizzato con unaanimazione2D classica. Hanno collaborato l’art director José Luis Ágreda (Buñuel In The Labyrinth), e il character designer Daniel Fernandez Casas (Klaus).

    L’acquisto diI Wonder PicturesdiRobot Dreamsè avvenuto durante il festival diAnnecy, dedicato all’animazione.

  • [RECENSIONE] What The Waters Left Behind – Los Olvidados (Nicolas e Luciano Onetti)

    Dopo aver omaggiato il giallo italiano conSonno ProfondoeFrancesca, i fratelli argentiniNicolas e Luciano Onetticon il loro terzo lungometraggioWhat The Waters Left Behind – Los Olvidadosrendono grazie al classico statunitenseNon Aprite Quella Porta.

    Lo spunto di partenza è un fatto di cronaca argentino avvenuto a Villa Epecuén: una città turistica nella provincia di Buenos Aires inondata nel 1985 per il cedimento di una diga, per fortuna evacuato in tempo e da allora disabitato.

    Lì si recano ai giorni nostri i sei protagonisti -provenienti dalla capitale argentina- per girare un documentario sulla tragedia. Tre ragazzi e altrettante ragazze, una delle quali (Victoria Maurette) avendo abitato lì al tempo dell’inondazione farà da guida e sarà l’intervistata principale del film in lavorazione.

    Come è facile immaginare il gruppetto diventa presto vittima della famiglia disfunzionale e assassina che dai quei posti non è mai andata via e che nutre nei confronti della città capitale un odio mai sopito.

    Da aquilano terremotato ho rivisto nel gruppetto di videomaker lo sciacallaggio di tante televisioni e di tanti fotografi arrivati dopo il sisma del 2009. Lì però la situazione è decisamente diversa: se L’Aquila piano piano si sta ricostruendo, Epecuén è invece abbandonata da trent’anni, una città fantasma che il governo argentino ha dimenticato (insieme ai suoi abitanti: il titolo originale del film è Los Olvidados, i dimenticati*) e che adesso è meta dei turisti e dei professionisti della tragedia. Ecco spiegato l’odio della famiglia antagonista nei confronti delle istituzioni che la città di Buenos Aires rappresenta e da dove i malcapitati protagonisti arrivano.

    Tornando al film, la folle famiglia dai mascheroni animaleschi si accanisce sui poveri sei in ogni modo: uccisioni e torture varie, stupri (ma senza nudità), amputazioni, sbudellamenti e tutto quello che negli slasher deve esserci. Situazioni che in qualche caso tireranno fuori il meglio e il peggio dei protagonisti e che daranno possibilità al loro sotterraneo di riemergere.

    Oltre ai naturali scenari di Epecuén, sono da apprezzare le scenografie di Sebastián del Prado, la fotografia di Facundo Nuble e gli effetti speciali di makeup di Roman Kampelmacher, Simon Ratziel, Rodrigo Guerechit e Franco Burattini, vincitori del premio al Horrorant Film Festival FRIGHT NIGHT nel 2018.

    Qualcosa che non convince c’è. La caratterizzazione troppo sopra le righe e stereotipata della famiglia, in particolare del meccanico con la cresta Chimango interpretato da Chucho Fernandez e di quello immancabilmente un po’ tardo e con il viso deforme (Evan Leed), meglio German Baudino, pervertito davvero spaventoso con le sue poche chiacchiere, e mamma Mirta Busnelli.

    A voler dirla tutta quello che dispiace è vedere i fratelli Onetti sempre troppo impegnati a rendere omaggio al cinema del passato, vuoi che sia italiano o statunitense.

    SeLos Olvidados – What the Waters Left Behind, nelle sua denuncia e nel suo ricordo di una vergognosa pagina della recente storia argentina, non avesse ricalcato sfacciatamenteNon Aprite Quella Porta(e un altro grande classico comeLe Colline Hanno gli Occhi) ma tentato un’altra strada più coraggiosamente originale sarebbe stato con buona probabilità un gran film, perché il loro talento, nello scrivere e nel dirigere, è innegabile. Un’occasione sprecata? In questo senso sì. Resta comunque un buon film, uno slasher crudo che gli appassionati dovrebbero apprezzare.

    In fondo trovate il film completo, in lingua orginale spagnola con i sottotitoli in inglese. Tutto caricato legalmente, tranquilli.

    *: C’è un film del 1950 dal titolo uguale diretto da Luis Buñuel.

  • [RECENSIONE] Divina Mortis di Josh Heisenberg (cortometraggio)

    Divina Mortisè il mediometraggio che non ti aspetti. Un lavoro italiano che affronta il peggio della principale religione del nostro Bel Paese.

    Intorno a questo tema il regista e co-sceneggiatoreJosh Heisenbergcostruisce una storia in cui il mondo è preda dei morti viventi, e una setta di frati, o pseudo tali, si rinchiude in un casolare-convento ma invece di far saltare il cervello degli zombi che arrivano lì gli buttano da mangiare frattaglie. Perché? La cosa ha a che fare con il fatto che se ne vanno in giro rapendo superstiti e con le loro farneticazioni sulla vita dopo la morte, il sacramento della comunione, con le loro penitenze autolesioniste.

    Finché non incontrano le persone sbagliate: due sorelle una delle quali piuttosto selvaggia e ribelle.

    L’idea diDivina Mortis della religione come male peggiore dell’epidemia zombi che intenderebbe curare a suon di fede delirante e dolore fisico è buona ma in trenta minuti ha il tempo solamente di abbozzare concetti e personaggi che meriterebbero un approfondimento. In altre parole c’è una indefinibile sensazione di incompletezza.

    Divina Mortisgetta comunque le basi per degli sviluppi che potrebbero andare in diverse direzioni. Se ci saranno (un lungometraggio? Una serie?) o se finisce tutto così non lo sappiamo. Dispiace perché il lavoro diJosh Heisenbergè girato piuttosto bene, ha un modo di raccontare che cerca anche di andare oltre il canonico, i makeup dei morti viventi sono buoni (anche se, ripetiamo, non sono la cosa principale del film) e la recitazione -eccetto qualche momento un po’ troppo forzato- è passabile.

    Ovvio che con un approccio del genere venga facile il paragone con gli zombie dell’arrabbiato Romero, o con quelli recenti diLuna GualanodiGo Home – A Casa Loro, metafore di qualcos’altro ma ci sarebbe da tirare in ballo, forse esagerando, ancheLa Via Latteadi Buñuel (recuperatelo!), il film che meglio di qualunque altro ha raccontato il fascinoso e surreale (assurdo) cattolicesimo.

    Divina Mortisè uscito in DVD per l’etichettaHome Movies.

  • [EXTRA] E. A. Poe nell’Espressionismo italiano

    Il paese che resta più impresso per la produzione cinematografica Espressionista è la Germania, ed il film più rappresentativo è indubbiamenteIl gabinetto del dottor Caligari. L’Espressionismo appare nei primi del ‘900 e costituisce il moto inverso all’Impressionismo, ossia dall’interno all’esterno: dall’anima dell’artista direttamente nella realtà, senza mediazioni. Il senso dell’Espressionismo produce una ribellione dello spirito contro la materia e quindi gli occhi dell’anima sono la base di partenza della poetica espressionistica.

    La natura dell’espressionismo è ricca di contenuti sociali, di drammatica testimonianza della realtà. E la realtà tedesca di quegli anni, è la realtà amara della guerra, di contraddizioni politiche, di perdita di valori ideali, di lotte di classe… e proprio questi furono i temi principali e dolorosi degli espressionisti.
    Inoltre gli artisti espressionisti polemizzano contro la società borghese, contro l’alienazione del mondo del lavoro, contro la visione positivistica del mondo, dello scientismo e delle leggi di causalità.

    Queste tematiche son riscontrabili anche nei pochi esempi di cinema espressionista Italiano, che negli anni ’30 arriva perfino a sfornare dei piccoli gioiellini “horror” ispirati ad Edgar Allan Poe (e purtroppo quasi ignoti ai più!) firmati da personaggi illustri.

    Il caso Valdemar: abbiamo qui una versione personalissima della celebre novella sulla sospensione della morte…. realizzata nel 1936 con classe, con intense espressioni e potenza del dettaglio, forte di inserti, primissimi piani, virtuosismi e chiaroscuri. Italiana anche la localizzazione della vicenda, e c’è del fascino in quest’interpretazione di un racconto originariamente ambientato negli Stati Uniti…

    Interessante notare che uno degli autori sia statoGianni Hoepli(si, proprio il celebre editore) assieme al documentaristaUbaldo Magnaghi.

    Ambientazione italianissima anche per il precedenteIl cuore rivelatore(1934) diAlberto Mondadori(curiosamente anche qui alla regia, c’è un futuro editore!). Questo corto ha uno stile più incisivo e reale, che sposa quasi più il nascente neorealismo, preoccupandosi di creare l’atmosfera allucinata con uso non eccessivo di puri espedienti tecnici (fotografia diCesare Civita, sovraimpressioni etc); ne consegue una maggior chiarezza nel racconto cinematografico, che procede abbastanza sostenuto anche per la buona interpretazione. Da segnalare le scenografie a cura diAlberto Lattuada.
    È indubbio come queste opere “sperimentali” e assolutamente avanguardistiche nei contenuti (per l’epoca) siano il frutto di una serie di sinergie fra personaggi provenienti da diverse formazioni ed ambienti culturali. Questo mix (tanto assente nel cinema di oggi) si avverte e ci ricorda le collaborazioni (non inconsuete) fra Bunuel e Dalì (Chien andalou, Age d’or)… o Dalì ed Hitchcock (Io ti salverò).

    Magnaghi non a caso esordisce nel documentarismo facendo tesoro delle avanguardie cinematografiche europee degli anni ’20, eValdemarsarà l’unico lavoro di “finzione” realizzato dal regista, che negli anni ’40, ’50 e ’60 proseguirà il suo percorso all’interno del documentario ma in enti fortemente istituzionalizzati, quali l’Istituto Luce e, dal 1953, la Incom, che alla sperimentazione lasciano ben poco spazio.

    Da segnalare gli effetti speciali nelcaso Valdemarche sfociano in un finale degno dei migliori lavori di Lucio Fulci. Incredibile vedere cosa son riusciti a fare 80 anni fa i nostri “sperimentatori” e quanta pochezza e approssimazione c’è oggi nel realizzare cose pur avendo a disposizione mezzi e scappatoie tecniche già collaudate da altri senza doverle stare ad inventare da zero.

    Monicelli (qui sceneggiatore e aiuto regista) invece continuerà una carriera folgorante fra teatro e cinema, non disdegnando spesso atmosfere grottesche e (quasi) horror per i suoi lavori fra cui il crudoUn borghese piccolo piccoloeArsenico e vecchi merlettiper il teatro.