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  • [ESCLUSIVA] Interviste ad Adam Ford, Domiziano Cristopharo e Matteo De Liberato su Torment

    Periodo d’oro questo, per i CLOWNS dell’orrore; mettendo da parte il pluri-discusso IT (ma a me incuriosisce non poco anche TERRIFIER – tratto dall’omonimo corto), considerando il trionfo di TORMENT al NIGHTMARE FEST e le positive recensioni, la vostra Antonietta Masina è andata a fare “2 chiacchiere” virtuali con il protagonista del film Mattia De Liberato e gli autori Adam Ford e Domiziano Cristopharo… in attesa di fare una dettagliata recensione!

    TORMENTè un film liberamente ispirato alle vicende del serial KILLERJohn Wayne Gacy, uno dei più “prolifici” e sadici della storia, nonché uno dei più inquietanti: Gacy spesso uccideva tra-vestito daPOGO il clown, un alter ego creato da lui stesso per intrattenere bambini durante fiere e feste di beneficenza. Questa figura sembra aver ispirato proprioStephen Kingper creare “Pennywise” il clown del suo romanzoIt.

    AM – Adam Ford, hai diretto – prima di questo horror – un porno con Roberta Gemma che è diventato un piccolo cult nel suo genere IL MUSEO DELLA CARNE, e sei stato a tua volta porno attore…. fra l’altro partner di Miti come Sofia Gucci e Jessica Rizzo, nonché la Gemma stessa in HYDE’S SECRET NIGHTMARE… come ti sei trovato a passare alla regia di un horror estremo con tematiche – fra l’altro – omosessuali?

    AF – Beh, TORMENT è un film HORROR a tutti gli effetti… così come IL MUSEO è un film ADULT a tutti gli effetti, quindi con le dovute caratteristiche che differenziano e contraddistinguono i due generi! Il mio approccio registico è stato però sempre lo stesso: amo la fotografia curata, la recitazione realistica e le trame con diverse sfumature… e questo script è pazzesco; quando l’ho letto ho detto… WOW! Riguardo le scene di “sesso”… sebbene molto verosimili, sono simulate. Non sono omofobo e non ho nessun problema a vedere uomini nudi. Anche Matteo e Ricky han fatto un ottimo lavoro, e mi ha fatto piacere vedere l’affiatamento e il divertimento che c’era fra loro nonostante contatti così intimi, ma sempre rispettosi. Nonostante il film sia un PUGNO allo stomaco, prima, durante e dopo il set c’erano solo risate e buon cibo.

    AM – Quante sfumature ci sono in TORMENT?

    AF – Molte: si passa dal dramma psicologico all’horror, con qualche bizzarro spiraglio fantascientifico appena suggerito… è una curiosità SCOOP quella che ti dico, ma con Domiziano (che ha scritto la storia, n.d.r.) volevamo suggerire che la mente del malcapitato rapito, per accettare la realtà terribile che sta vivendo, sogna… immagina… di essere stato rapito dagli alieni. Volevamo che la cosa fosse solo accennata e Domiziano – che ha curato anche la fotografia – è stato molto bravo a disegnare le sequenze oniriche con quei colori fluorescenti e così diversi dal resto del film. In alcuni sogni vediamo che l’aspetto del CLOWN è diverso: è quasi quello di una creatura aliena con artigli ed il viso che non è più un trucco, ma una deformità. Anche la figura del ragazzo che sussurra alla vittima di stare calmo e tornare a casa è una immagine presa direttamente dai racconti di chi sostiene di essere stato “rapito dagli alieni”, dove un ologramma umanoide cerca di calmare gli addotti per far accettare loro più serenamente gli esperimenti. La musica, in questo film è molto minimalista ed elettronica proprio per creare un distacco sensoriale emotivo fra immagini e situazioni eMauro Crivelliè stato bravissimo.

    AM – E la tua carriera di porno attore?

    AF – Nulla che rinnego: son sempre stato incuriosito dal mondo del porno… è stata una delle mie più grandi passioni assieme alla musica, il sesso, lo sport ed il cinema. Mi sono cimentato in tutti questi campi, non amo inquadrarmi in una cosa sola, forse perché ho paura di annoiarmi.

    AM – Domiziano Cristopharo, regista e, oramai anche produttore… questa TRILOGIA DELLA MORTE sembra essere una idea vincente davvero: Il primo film (SACRIFICE, diretto da Poison Rouge) diventa il quarto AMERICAN GUINEA PIG e ora questo secondo segmento che è già un titolo ricercatissimo prima ancora di esser distribuito!

    DC – Sì, devo dire un anno fortunato. Son stato felice di aver condiviso questo progetto con 2 amici e due persone che stimo tantissimo come Poison Rouge e Adam che ho visto crescere professionalmente e mi son sempre stati accanto nelle sperimentazioni filmiche più folli (Flesh Mannequins, Hyde’s, POE). Vederli in qualche modo “debuttare” entrambi su film così difficili è stato emozionante, e dal loro fresco approccio alla regia ho imparato anche io cose nuove. La trilogia si conclude col film XPIATION che dirigo io stesso e le cui riprese son finalmente in fase di chiusura.

    AM – Hai scritto anche la sceneggiatura, quanto c’è di biografico?

    DC – Tutto e niente. Il nostro Gacy è l’incarnazione del male assoluto, è nero e non bianco come POGO il clown originale, e la trama non racconta un fatto di cronaca realmente accaduto, ma è una somma di tutte le perversioni del noto Killer.

    AM – Un ricordo del set particolarmente intenso?

    DC – Il freddo… abbiamo girato fra Friuli e Slovenia… a dicembre! La luce calda e le nudità ostentate, donano al film una calda dimensione “primaverile”, ma in realtà c’erano 2 gradi e abbiamo portato a termine le riprese tutti con qualche malanno. Indubbiamente il vero protagonista, la voce che mi incuriosisce più ascoltare è quella del giovanissimo Matteo De Liberato, che incarna il terribile clown del film.

    AM – Matteo, qui sei al tuo primo lungometraggio; come è stato esordire in un ruolo impegnativo come quello di GACY in Torment? Quanto c’è di biografico e quanto di creativo in ciò che vediamo?

    MDL – La prima cosa che ho pensato quando mi è stato proposto di essere un super cattivo è stata “Cazzo! Il mio primo ruolo non sarà in una fiction italiana bensì in un cazzuto horror”… e poi gioia. Ripreso dal piacevole choc mi sono reso conto che la parte richiedeva una concentrazione sia fisica che mentale elevata, ma ho accettato la sfida e mi sono buttato a capofitto nello studio. Nel film Gacy viene raccontato nella maniera più viscerale delle sue gesta, quindi biograficamente non dovevo cambiare nulla, mentre dell’aspetto creativo ho provato a far emergere il malessere e la continua solitudine che personaggio prova, sopratutto in alcune scene, anche per cercare di renderlo umano e con sentimenti… perché sì, anche i mostri hanno sentimenti!

    AM – Come ti sei trovato sul set con i tuoi partner di scena, e come hai affrontato la durezza e l’esplicita sessualità presentata?

    MDL – Da premettere che abbiamo girato molte scene a temperature glaciali, quindi freddo! Avevamo questo rito prima di girare: prenderci un Tè con lo zenzero e parlare di star, specialmente donne della musica italiana anni ’80. Ero il più piccolo sul set, quindi venivo trattato come il fratellino a cui badare: tutti super disponibili e gentili, automaticamente dopo pochi giorni mi sentivo a casa, senza inibizioni né pudore pur girando scene “oscene” con “sconosciuti”.

    AM– Conoscevi già la vita/storia di questo serial killer? Cosa ti ha colpito di essa?

    MDL – Sì, credo tutti la conoscano… io personalmente non la avevo mai davvero approfondita, quindi il film è stata una occasione di studio. La cosa che mi ha colpito di più è stata l’abilità di Gacy nel mascherare la sua vita sociale, con quello che era il suo terribile segreto, senza far sospettare mai nulla a nessuno.

    AM – In che tipo di film ti vedi nel futuro?

    MDL – Ecco una bella domanda! Spero in molti generi differenti, però adoro i thriller psicologici e mi piacerebbe interpretare un supercattivo genialoide, magari meno violento sul piano fisico e più sadico mentalmente.

    AM – Come è stato il rapporto col regista Adam Ford e con Cristopharo?

    MDL – ” Tu sei un ribelle” è stata una delle prime frasi che Adam mi disse mentre parlavamo su cosa provavo nel recitare una parte omosessuale (essendo io etero) e dove ci sarebbero state prove fisiche molto dure. È stato di un’umanità unica, teneva a me come se fossi una pianta, mi ha accudito per tutto il set con calma e professionalità fuori dal normale. Domiziano invece, si “incazzava” più facilmente, essendo lui alla camera e alla fotografia (con la febbre!)… mi dava posizioni che poi non rispettavo e questo mio muovermi troppo lo faceva impazzire! Ma la cosa più bella è che a inizio e fine set mi abbracciava, ed era il suo magnifico modo di rispettarmi e ringraziarmi; cose così non si vedono tutti i giorni.

  • [NEWS] Torment di Adam Ford vince il Premio “Film From Hell” del NIGHTMARES FILM FESTIVAL 2017

    Viene definito il festival di “CANNES” dell’horror, si tiene in Ohio da 3 anni e si è imposto come uno dei più grandi eventi nel settore indie e non. Quest’anno tantissimi i film in concorso, fra cui il discusso FLESH OF THE VOID e l’ultimo di Tom Holland ROCK PAPER DEAD… ma è l’italianissimoTormentdiAdam Ford, presentato in WORLD PREMIERE, scritto e prodotto daDomiziano Cristopharo, ad aggiudicarsi il premio più prestigioso: THE FILM FROM HELL – BEST OF THE FESTIVAL.Tormentera in selezione anche per gli awards al miglior attore (Rikky Fiore) e regia.

    Definito da chi lo ha visto come uno dei film più estremi mai realizzati – nonostante la bassissima percentuale di emoglobina – si sta già imponendo come cult underground ricercatissimo, e si basa sui delitti del serial killerJohn Wayne Gacydi cui sembra essere a oggi la messa in scena più realistica e fedele mai fatta, sebbene il film segua una narrazione totalmente indipendente dalla biografia.

    TORMENT è il secondo film di quella che si annuncia come una trilogia estrema “fortunatissima”, THE TRILOGY OF DEATH di cui il primo capitolo SACRIFICE è diventato nientepopodimeno che il quarto AMERICAN GUINEA PIG!

    Per saperne di più, qui c’è il sito ufficialewww.trilogyofdeath.com, e per citare/parafrasare Marilyn Monroe in QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA: “se qualcuno dice ancora che il cinema horror italiano all’estero è morto, ditegli che ha le cocuzze al posto della testa!”

    Di seguito gli altri vincitori:

    FEATURES
    Best overall feature – Flesh of the Void
    Best horror feature – Ruin Me
    Best thriller feature – Scars of Xavier
    Best midnight feature – Le Accelerator
    Best director feature – Max Groah – Bong of the Living Dead
    Best Ohio feature – Blood Ride
    Best horror comedy feature – House Shark
    Best cinematography feature – She Was So Pretty 2: Be Good For Goodness Sake
    Best screenplay feature – Rock, Paper, Dead
    Best actor feature – Kirby Light – Unnuyayuk
    Best actress feature – Hope Bikle – I’m Dreaming of a White Doomsday SHORTS
    Best overall short – Creswick
    Best horror short – The Daughters of Virtue
    Best thriller short – Too Fast, Paris
    Best midnight short – Doll
    Best director short – The Sunken Convent
    Best cinematography short – The Cure
    Best screenplay short – Nasty Robin Goodfellow
    Best actor short – Lukas Hassel – The Son, The Father
    Best actress short – Rakefet Abergel – Jax in Love
    Best Ohio short – Bride of Frankie
    Best horror comedy short – Lunch Ladies

    SCREENPLAYS
    Best short screenplay – Red Bud – Kay Phillips
    Best feature screenplay – Tracker – Sarah Mahan
    First Runner-up: Silhouette – Lukas Hassel
    Second Runner-up: Knife Association – Ron Riekki

    ESPRIT de GORE
    Jeff Frumess

  • [ESCLUSIVA] Il ritorno alle origini. INTERVISTA a Luigi Pastore per Deliriumpsike

    Sempre alla ricerca di visioni originali, ho cercatoLuigi Pastoreper parlare del suo nuovo thriller,Deliriumpsike, un progetto improntato alla più grande libertà. Luigi ci ha raccontato molto anche di sé, della sua visione del cinema, di un nuovo modo di lavorare.

    STEFANO NICOLETTI: C’è un discreto e nemmeno tanto silenzioso ritorno al giallo nelle produzioni indipendenti. Cos’è che affascina tanto nel giallo all’italiana?

    LUIGI PASTORE: Per quanto mi riguarda, in questo momento trovo il genere horror troppo ripiegato su se stesso. Stessi cliché ripetuti fino alla nausea, atmosfere da videogioco, abuso del digitale, insomma è un genere che sento molto lontano dai miei interessi. Anch’io, lo ammetto, sono caduto nella trappola di un filmaccio horror splatter comeViolent Shit – The Movie, che se potessi tornare indietro non rifarei proprio per i troppi condizionamenti che ho subìto durante la lavorazione. Trovo più interessante ritornare al thriller d’atmosfera, cosa che già avrei voluto fare conLa Fiaba di Dorianma che non ho più avuto voglia di riprendere dopo la scomparsa della sua protagonista.

    Adesso, dopo una lunga pausa di riflessione, sento di voler raccontare una storia che è nata quasi spontaneamente in un periodo particolare della mia vita. È un po’ un ritorno alle origini, come accade al protagonista e come è accaduto anche a me per vicende personali che mi hanno costretto a ritornare di frequente nei luoghi della mia infanzia. Giù in Puglia, infatti, ho una vecchia casa di famiglia vicino al mare, priva di ogni comfort moderno, che per anni è rimasta quasi abbandonata.

    Vi ho trascorso buona parte dell’autunno e anche qualche settimana in pieno inverno, scaldandomi solo con la legna nel caminetto e una piccola stufa. Ho riscoperto il piacere della solitudine, anche se soffrivo contemporaneamente i miei stati d’animo contrastanti e la lontananza dai miei affetti, ma questa vena malinconica e la precarietà della mia condizione hanno fatto leva sulla creatività ed è venuta fuori una storia molto particolare di cui però cerco di mantenere l’assoluta segretezza.

    Ho acquistato un grosso quaderno e ho scritto tutto a mano, non voglio far leggere niente a nessuno e l’ho nascosto in un luogo sicuro. Quando arriverà il momento di girare, darò agli attori solo i fogli con le battute stampate e loro dovranno fidarsi di me. Tutto quello che ho già raccontato, tutto quello che ho pubblicato e che continuerò a pubblicare sulla pagina social del film, sono solo suggestioni che hanno comunque una sorta di legame con la storia vera e propria.

    SN: Deliriumpsike sembra parlare di follia. Ci sono ispirazioni di cronaca o riferimenti alla nostra confusa situazione sociale di questi giorni?

    LP: No, non ci sono riferimenti alla cronaca ed è ben lontano dalla nostra realtà quotidiana. IlDeliriumpsikeè solo una definizione, una parola inventata per descrivere uno stato mentale che è il preludio della follia. È un titolo che mi porto dentro da molti anni ma che avevo quasi dimenticato ed è ritornato quando ho riaperto una vecchia scatola, dove conservavo alcune musicassette su cui da ragazzo ho inciso dei brani da me composti al pianoforte.

    Uno di questi si intitolava proprio così e mi ha fatto ricordare quella forte passione originaria che mi ha spinto poi ad intraprendere questa strada. Non sono un musicista professionista, anche se da bambino ho studiato pianoforte per cinque anni, ma riascoltando quelle registrazioni mi sono convinto di comporre anche la colonna sonora del film con l’aiuto di mio fratello Simone, lui sì musicista e arrangiatore professionista, con cui ho già avuto modo di collaborare per completare la colonna sonora diCome una Crisalide.

    SN: Cosa si può aspettare il pubblico che ha apprezzato il tuo precedente “Come una crisalide”? C’è un fil rouge che lega questi film?

    LP:Deliriumpsikesarà molto diverso daCome una crisalide, proprio perché avverto questa esigenza di non riproporre cose già viste ma di osare con qualcosa di nuovo. Forse il fil rouge sarà lo stesso spirito con cui intendo girarlo, con assoluta libertà, cercando quella sperimentazione anche in termini visivi e con una certa anarchia espressiva.

    SN: La produzione coinvolgerà il pubblico con iniziative di crowdfunding o simili? Sappiamo che accadrà qualcosa il 13 ottobre in merito al film: ci puoi anticipare qualcosa?

    L.P.: Cerco sempre di ottimizzare i costi di un film, grazie anche all’esperienza maturata negli anni. Tuttavia una produzione ha bisogno comunque di un budget, anche se piccolo, perché chi lavora deve essere gratificato per il tempo che sta dedicando al tuo progetto. Così ho pensato di proporre un crowdfunding alternativo, in cui metterò all’asta degli oggetti di scena utilizzati nei miei film precedenti.

    Ma offrirò anche dei pacchetti turistici per trascorrere dei “weekend del terrore” proprio nella mia vecchia casa sul mare, che nel frattempo ho iniziato a ristrutturare e che utilizzerò anche come location del film. Accoglierò i miei ospiti organizzando per loro tour misteriosi, sedute spiritiche, proiezioni di film (anche miei si intende), ma soprattutto deliziandoli con la cucina pugliese.

    Buon cinema e buon appetito, dunque. Il progetto può essere seguito sulla paginaFacebookdedicata.

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (2/2)

    Torso, conosciuto anche comeI corpi presentano tracce di violenza carnale, è un film del 1973 diSergio Martino. All’estero è stato, assieme al filmReazione a catenadiMario Bava, il precursore del filone degli slasher movie statunitensi (di cui fanno parte titoli comeHalloween – La notte delle streghee la saga diVenerdì 13) sebbene molti condividono il pensiero che al primato vada affiancato anche il titolo diBlack ChristmasdiB. Clark.

    Torsoperò presenta tutti gli elementi che verranno poi presi in prestito in modo letterale negli slasher americani degli anni successivi. Martino non lesina in momenti gore e dettagli sexy… fa crescere la tensione e soprattutto contestualizza il rapporto vittima-carnefice, con vette claustrofobiche riuscite.

    TRAMA: Un serial killer colpisce a Perugia tra gli studenti universitari e tre studentesse si ritirano in una casa di montagna per dimenticare gli ultimi efferati delitti. Purtroppo per loro vengono raggiunte da un’amica e anche dal serial killer che continua a uccidere fino a un finale sconvolgente. BravissimaSuzy Kendall(L’Uccello dalle piume di cristallo) sulle cui spalle si regge quasi tutta la tensione del film.

    La tarantola dal ventre neroè un film del 1971 diretto daPaolo Cavara, ed uno dei film dal “titolo zoologico” nato sulla scia deL’uccello dalle piume di cristallodiDario Argento. Il documentarista Cavara, agli inizi degli anni sessanta entrò in contatto conAngelo Rizzoliper il quale realizzò come autore e regista, conGualtiero JacopettieFranco Prosperi,Mondo cane(1962) eLa donna nel mondo(1963). In origine si trattava di un unico film che fu poi diviso in due a causa dell’enorme materiale da lui realizzato.Mondo canefu considerato il primo documentario shock e fece in breve tempo il giro del mondo.

    Morricone alle musiche,Giancarlo Giannini,Barbara BoucheteStefania Sandrellinel cast sono una garanzia per la visione.

    TRAMA: Dopo aver subito il ricatto di un misterioso individuo a causa di una foto che la ritrae con il suo amante, Maria Zani viene trovata morta con il ventre orribilmente squarciato. Mentre il commissario Tellini inizia le indagini, Paolo, marito della vittima, incarica Catapulta, un investigatore privato, di individuare il personaggio fotografato con la defunta moglie. La situazione si fa complessa e drammatica quando si scopre che l’assassino, prendendo a modello quello che l’ape fa alla tarantola, usa immobilizzare la vittima con una puntura per poi vivisezionarla ancora viva e sensibile.

    Se l’intreccio risulta a volte poco avvincente, la regia ci restituisce – tramite bellissime inquadrature e dettagli curatissimi – tutta la forza del GIALLO all’italiana: il primo delitto, quello di Barbara Bouchet, è da antologia!

    La coda dello scorpioneè un film del 1971 diretto daSergio Martino. Il titolo del film fa riferimento ad una coppia di gemelli con la forma di uno scorpione, indizio che sarà rilevante per la scoperta della verità nelle indagini.

    TRAMA: La signora Baumer, rimasta vedova dopo la morte del marito Kurt, a causa dell’esplosione dell’aereo su cui stava viaggiando, si reca ad Atene per riscuotere i soldi dell’assicurazione che il defunto marito aveva stipulato sulla sua vita. La donna entra così in possesso di un milione di dollari. Ma la società assicuratrice che ha stipulato la polizza incarica l’investigatore Peter Lynch di indagare se la moglie non sia in qualche modo coinvolta nella morte del marito. E proprio nella città greca la signora Baumer viene brutalmente uccisa da un misterioso assassino, che le porta via tutto il denaro. (FONTE:wikipedia).

    Quello che più colpisce in questo film (a parte le musiche di Nicolai) è la simmetria con cui vengono composte le inquadrature e una certa ossessione per lo stile che diventa quasi eccessivo in ogni dettaglio ma, soprattutto, il montaggio diEugenio Alabisioche crea passaggi e transizioni temporali con un linguaggio tutto suo che andrebbe studiato nelle scuole di cinema.

    Sergio Martinofu costretto a rinunciare aEdwige Fenechperché in quel periodo era incinta, e molti critici non perdonano al film questo “vuoto”, a mio parere ben riempito daAnita Strindberg(Milano Odia La Polizia Non Può Sparare,L’Anticristo,Una Lucertola Con La Pelle Di Donna).

    Se nei thriller con la Fenech, la donna è vittima o apparente vittima di losche e insospettabili trame, qui invece la figura femminile del film è un personaggio dinamico, con una funzione precisa e decisiva nella risoluzione della complessa trama. È un thriller che potremmo definire “solare”, sia per i bei paesaggi greci e poi per quella presenza costante e costruita ad arte di battute ironiche che accompagnano lo svolgimento delle indagini sui delitti.

    Sette note in neroè un film del 1977, diretto daLucio Fulci. Contende la presenza in questa lista con il precedenteUna Lucertola con la Pelle di Donna, sempre di Fulci, ma fra i due ho preferito optare per questo… perché la componente paranormale qui si radica per la prima volta in una dimensione credibile e contestualizzatissima, rendendo il film un cult senza tempo (a parte la datata canzone dei titoli di testa!).

    L’idea iniziale del film era un riadattamento al romanzoTerapia mortalediVieri Razzini, ma il regista, in collaborazione conRoberto Gianviti, non trovando sbocchi sulla sceneggiatura, decise di modificarla con l’aiuto diDardano Sacchetti. La nuova sceneggiatura prende spunto anche dal raccontoIl gatto nerodiEdgar Allan Poe, dove una donna viene murata viva e ritrovata grazie a un “suono”… che il miticoQuentin Tarantinoha omaggiato nel suoKill Bill Vol. 1, utilizzando proprio il tema principale della colonna sonora, nella scena del risveglio della sposa (Uma Thurman).

    TRAMA: Fin da bambina Virginia ha avuto delle visioni: ha previsto per esempio il suicidio della madre. Ora, fresca sposa di Francesco Ducci, “vede” l’omicidio di una donna murata nella villa del marito. Questi finisce dapprima in carcere poi, scagionato, esce, ma l’omicidio previsto da Virginia deve ancora accadere.

    La scena iniziale (l’unica cruenta) con i dettagli della donna suicida mentre cade da una scarpata, viene ripresa dal suoNon si sevizia un paperino del 1972. Il regista indianoPartho Ghoshha girato un remake B-movie del film intitolato100 Days, uscito nel 1991.

    Un remake non ufficiale invece, ha scatenato moltissimi “rumors” all’estero negli ultimi anni, per il fatto di non aver mai apertamente riconosciuto il debito a Fulci: stiamo parlando del filmLe verità nascostediRobert Zemeckiscon la Pfeiffer e Ford, in cui al muro e alla “nicchia” si sostituiscono il muro d’acqua del mare e l’interno dell’automobile affondata, ma per il resto tutto si svolge uguale.

    Suor Omicidi (1979).

    Non si può concludere la lista se non con quest’opera kitsch e coraggiosa, ispirata ai delitti di Suor Godfrida – come venne soprannominata Cecile Bombeek – una suora della Congregazione apostolica di San Giuseppe e responsabile nel reparto di geriatria in un ospedale pubblico in Belgio; Cecile fu ufficialmente accusata di aver ucciso tre pazienti, ma si scoprì che ne aveva uccisi più di 30 tra il 1976 e il 1978 con atti di sadismo.

    A dispetto del quasi ridicolo titolo italiano (titolo internazionaleKiller Nun), siamo di fronte a un giallo malato e molto crudele, e negli States pare esista addirittura un fans club che venera questo film alla pari di pellicole qualiIl MonacoeI Diavolidi Russell.

    TRAMA: Suor Gertrud scopre di essere malata di tumore al cervello e, per questo motivo, viene sottoposta ad un delicato intervento. L’intervento riesce perfettamente ma, dopo l’intervento, suor Gertrud viene sottoposta ad una cura a base di morfina. La religiosa finisce col diventare tossicodipendente e l’uso-abuso del farmaco diventa una vera e propria ossessione (FONTE:wikipedia).

    Anita EkbergeJoe Dallessandrosono i protagonisti di questo trip in cui non ci vengono risparmiati nudi integrali (anche maschili), sadismo e blasfemia…
    Giulio Berrutifirma un’opera controversa che iscrive di diritto questo film nel folto calderone delle opere maledette, distrutte sul nascere dalla cecità di preconcetti ideologici che poco hanno a che fare con la qualità artistica di un prodotto, al punto da spingere un regista promettente (che fu co-sceneggiatore e aiuto regia inHanno Cambiato FacciaeBaba YagadiCorrado Farina, e regista diNoi siam come le lucciole) ad abbandonare il cinema.

    «Dopo le disavventure produttive diSuor Omicidi, mi passò totalmente la voglia di continuare a fare quel tipo di cinema e decisi di dedicarmi solo ai documentari, nei quali ero libero di potermi esprimere … è la prima volta, in trent’anni, che presentoSuor Omicididavanti a una platea per una proiezione pubblica … questo film, per tanti anni, è stato dimenticato e per lungo tempo ho sperato che finisse nell’oblio e che nessuno lo ricordasse più … ultimamente, invece, ho scoperto che esso vive ancora, così come me e alcuni attori che lo interpretarono. Noi non vogliamo morire, questo film non vuole morire!».

    Sono queste le parole che un visibilmente emozionatoGiulio Berrutiavrebbe pronunciato prima della proiezione diSuor Omicididurante la quarta edizione delRavenna Nightmare Film Fest.

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (1/2)

    La ragazza che sapeva troppoè un film del 1963, diretto daMario Bava; questa fu la sua ultima pellicola realizzata in bianco e nero, ed è generalmente considerato come il capostipite del giallo all’italiana. Il titolo cita esplicitamenteL’uomo che sapeva troppodiAlfred Hitchcock, e le riprese notturne di Roma verranno riproposte in questo stile in molti film diDario Argento(a partire daL’uccello dalle piume di cristallo).

    È forse non un caso che il film di Bava narri la storia di una straniera giunta in Italia per fare la turista che resta invischiata, suo malgrado, in una storia più grande di lei (fatta di delitti e misteri) un po’ come avveniva ai protagonisti di quasi tutti i migliori film di Argento, dal citato L’uccello…, passando per Profondo Rosso e Tenebre che si può considerare quasi la chiusura del filone giallo (e che in comune con questo film di Bava ha anche l’attore John Saxon!).

    TRAMA: Nora Davis (una magnificaValentina Cortese), è una giovane turista americana che si reca a Roma in vacanza. Nella notte, davanti alla Trinità dei Monti, Nora viene scippata da un borseggiatore, e perde i sensi dopo essere caduta. Quando rinviene, seppure intontita, vede una donna uscire da una villa nobiliare, che poi stramazza al suolo in una pozza di sangue, con un coltello piantato sulla schiena.

    Il film è considerato in tutto il mondo un cult movie. Morando Morandini nel suo Dizionario dei film loda questo “esercizio di regia anche perché la paura e il fantastico non nascono dal buio, dall’ombra, ma dalla luce in un suggestivo bianconero”, in una magistrale fotografia curata da Bava stesso.

    Sette Scialli di Seta Gialla (1972).

    Sergio Pastore, regista di questo film, iniziò a lavorare come giornalista collaborando con alcuni quotidiani, prima di entrare come corrispondente a Paese Sera. Passò alla cronaca e poi, trasferitosi a Roma, divenne giornalista del mondo dello spettacolo. Rimasto affascinato dal mondo del cinema, decise di fondare una sua casa di produzione, laMezzogiorno Nuovo d’Italiacon la quale dal 1968 firmò una dozzina di pellicole di genere (molte a basso costo).

    Morì improvvisamente, a soli 54 anni, per un ictus cerebrale fulminante mentre si trovava al Cinema Fiamma di Roma per la prima di quel film che sarà la sua ultima pellicola,Delitti.

    TRAMA: Paola, fotomodella presso un atelier di Copenaghen e fidanzata di Peter, pianista cieco, viene trovata morta prima di una sfilata. La morte sembra essere causata da fatti naturali ma Peter scopre che la fidanzata, poco prima di morire, aveva ricevuto in dono uno scialle. Dopo la morte di Helga, altra indossatrice dell’ atelier, Peter, con l’aiuto dell’amica Margot e del maggiordomo Burton, scopre che ad uccidere le modelle è stato il graffio delle unghie d’un gatto, cosparse di curaro. (FONTE:wikipedia).

    Remake non dichiarato di23 passi dal delitto, con l’aggiunta di contrafforti argentiani – già dal titolo – e baviani (l’ambientazione nel corrotto mondo della moda diSei donne per l’assassino). La sceneggiatura, grossolana e con non poche incongruenze, si ricorda per la totale antipatia dei personaggi, nessuno escluso… ed un finale per l’epoca estremamente violento che fa il verso aPsycho.

    Cosa avete fatto a Solange?è un film italiano del 1972, diretto daMassimo Dallamanoe con protagonista un giovanissimoFabio Testi. Il film è vagamente ispirato al romanzo diEdgar WallaceL’Enigma dello Spillo(The Clue of the New Pin).

    TRAMA: L’insegnante Enrico Rosseni ha una relazione segreta con una sua studentessa. Quando alcune ragazze nel college in cui insegna iniziano a venire brutalmente assassinate con coltelli piantati nella vagina, ovviamente i sospetti della polizia si concentrano proprio su di lui.

    Assenza di sangue e di effetti raccapriccianti, per sviluppare con carattere un tema già forte di suo: aborti clandestini e traumi adolescenziali. Il film vanta la fotografia diAristide Massaccesie la colonna sonora diEnnio Morricone, all’epoca molto attivo e disponibile verso i film di genere. In più di un’occasione (ed in particolar modo nella splendida scena dell’omicidio di Elizabeth) Dallamano utilizza la visuale dell’assassino, una scelta stilistica che poi farà scuola e diventerà più famosa conDario Argento.

    Orgasmo(1969) è il primo incontro tra il registaUmberto Lenzie l’attrice statunitenseCarroll Baker, reduce daIl dolce corpo di DeborahdiRomolo Guerrieri. In seguito Lenzi e l’attrice gireranno altri gialli considerati unanimemente dei classici.

    Quello che – anche secondo il regista – è il migliore film della sua carriera, venne in parte “rovinato” all’epoca da una discutibile decisione della produzione, che mutò il titolo originale (Paranoia, poi riutilizzato per una delle pellicole seguenti di Lenzi) prima inI Perversie poi nel definitivoOrgasmo(inteso dai produttori come sinonimo di “tensione” ma al tempo stesso giudicato perfetto per attirare il pubblico in sala).

    Questa scelta si rivelò invece controproducente, in quanto il film venne tolto dalle sale dopo pochi mesi, con l’avvento della Pasqua, proprio per via del titolo pruriginoso, decretando così un incasso complessivo non troppo soddisfacente.

    Paranoiasarà il titolo della versione americana, più spinta di quella italiana, nella quale è possibile vedere la Baker completamente nuda in alcune scene.

    TRAMA: Una ricca vedova americana (Carroll Baker) si ritrova nella sua villa un giovane, accompagnato dalla sorella. I due cercano di farla impazzire. Dietro c’è un piano ben preciso, per toglierle tutto il suo patrimonio. Una volta riusciti nell’intento, però, i tre scoprono una scomoda verità. (FONTE:Wikipedia).

    Lo stereotipo della donna vittima di complotti verrà successivamente interpretato quasi sempre daEdwige Fenechnei gialli diSergio Martino(Lo strano vizio della signora Wardh,Tutti i colori del buio) come daMimsy FarmerneIl profumo della signora in nerodiFrancesco Barilli.

    5 bambole per la luna d’agostoè un film thriller italiano del 1970, diretto daMario Bava. È liberamente ispirato al romanzo diAgatha ChristieDieci piccoli indiani. Lo sceneggiatore Di Nardo, aggiorna il soggetto secondo i gusti del giallo erotico all’italiana e quindi colloca la vicenda in una villa lussuosa e modernissima posta su un isolotto sperduto di modo che, tra un omicidio e l’altro, lo spettatore si può godere le bellezze femminili correre mezze nude sulla spiaggia.

    Sembra che Bava non tenesse in grande considerazione questa opera, arrivando persino a considerarlo il suo peggior film. Eppure questa pellicola rivista oggi appare in tutta la sua straordinaria forza, spiazzante e stordente, ipnotica, astratta persino e quasi sperimentale al punto che sembra un test per il successivo Reazione a Catena.

    TRAMA: Il ricco industriale George Stark, invita nella sua villa in un’sola sperduta un brillante inventore, Fritz Farrell, assieme ad altri ospiti per convincerlo a vendere il brevetto di una nuova resina sintetica da lui ideata. Naturalmente anche gli ospiti di Stark sono interessati al brevetto di Farrell, e tra di loro i rapporti sono ambigui: lo stesso Farrell nonostante sia sposato con Trudy, è l’amante della moglie di Stark, Jill; Nick Chaney è sposato con l’avvenente Marie, e non ha nulla in contrario se sua moglie va a letto con altri, se questo può permettergli di dare uno slancio alla sua carriera.

    Quentin Tarantino, che già altre volte ha reso omaggio aMario Bavanei suoi film, ne ha riprodotto una scena inKill Bill vol. 1, quella nella quale il gestore del club spegne le luci, quasi uguale a quella in cui il maggiordomo compie la medesima azione all’inizio del film di Bava.

  • [SPECIALE] I 10 horror esteticamente più belli. (2/2)

    Sei donne per l’assassino.

    Diretto daMario Bavanel 1964, è considerato un film estremamente importante per il cinema italiano di genere, perché codifica definitivamente le regole del giallo all’italiana.Sei donne per l’assassinoè stato anche l’ispiratore inconfessato dei primi film di Dario Argento. Il killer vestito di nero, senza volto e con i guanti sarà uno dei topoi del genere giallo italiano. Il film ottenne buone critiche alla sua uscita nelle sale cinematografiche. I commenti si soffermarono sull’uso della fotografia e sul sadismo dei delitti, ritenuto però eccessivo.Alla fotografia un fedele di Bava, Ubaldo Terzano, che è stato operatore (guarda caso!) anche per Argento.

    In compagnia dei lupi.

    Fra i film del regista diIntervista col vampiroeLa moglie del soldatotroviamo il poco diffuso In compagnia dei lupi; stiamo parlando di quel genio che èNeil Jordan, che meriterebbe di stare in questa lista anche per il magnificoBizantyum.

    TRAMA: In sintesi, la fiaba diCappuccetto Rosso, come mai è stata raccontata, ricca di pulsioni sessuali e sottotesti. Rosaleen è una ragazzina dalla fervida fantasia, figlia di una famiglia ricca, e che vive in una grande casa al limitare di una brughiera. Un giorno la ragazza si addormenta nella sua stanza e comincia a sognare. Nel sogno si ritrova in epoca medioevale, e vive con i genitori e la sorella in un paesello al limitare di un bosco fiabesco infestato dai lupi, che attaccano spesso il paese uccidendo bestiame e, talvolta, anche qualcuno degli abitanti. Una notte la sorella, avventuratasi nel bosco, viene assalita e uccisa da un branco di lupi. Dopo i funerali della ragazza, Rosaleen decide di trascorrere la notte a casa della nonna, un’anziana signora eccentrica.

    Il film, del 1984, è ispirato alle storie sui lupi mannari presenti nella raccolta di raccontiLa camera di sanguediAngela Carter(La compagnia di lupi, Lupo-Alice e Il lupo mannaro). La stessa scrittrice collaborò con il regista alla stesura della sceneggiatura; il film e fu girato interamente in Inghilterra negli Shepperton Studios. Vincitore di festival quali SITGES, FANTASPORTO, AVORIAZ. Agli effetti speciali (indimenticabili)Christopher Tucker(Il quarto uomo, Elephant man, Il senso della vita) eRodger Shaw(Dark Crystal, Indiana Jones e il tempio maledetto) ealla fotografia Bryan Loftus(indimenticabile quella del gioiello drammaticoIl giardino indiano, l’horrorAntisociale vari videoclip di Madonna).

    Le orme.

    Angosciante, sperimentale, diverso.
    Footprints on the Moonè un film del 1974, scritto da Mario Fenelli e Luigi Bazzoni, coerentemente sviluppato tra psicodramma e fantascienza, e diretto daLuigi Bazzoniregista purtroppo poco attivo, scomparso nel 2012.

    TRAMA: Alice (Florinda Bolkan) trascura il lavoro e gli amici ossessionata da un improvviso sdoppiamento di personalità che le fa credere di vivere contemporaneamente due vite diverse e di essere minacciata da un misterioso assassino. La donna tenta di sfuggire all’angoscia abbandonandosi alla droga e viaggiando, ma, durante una vacanza in Turchia, crede di riuscire a far luce in se stessa mettendo assieme labili indizi e seguendo strane premonizioni. Causa del suo malessere sarebbe il trauma per avere assistito ad un filmato nel quale un cinico scienziato (Klaus Kinski) sottoponeva a dolorosi esperimenti un astronauta atterrato sulla Luna. Ma l’equilibrio psichico è ormai compromesso e per Alice, macchiatasi dell’omicidio di un uomo che forse intendeva aiutarla, si aprono inesorabilmente le porte di una clinica per malati mentali.

    La bellezza glaciale della Bolkan incarna alla perfezione il personaggio bipolare di Alice. Tutto in questo film è un estraniante BIANCO, tutto è LUCE… quasi in una anticipazione/ispirazione per il FILM BIANCO di Kieslowki.

    Alla fotografia c’è un nome che non ha bisogno di presentazioni:Vittorio Storaro. Suggestiva l’ambientazione geometrico/metafisica romana (quartiere EUR) contrapposta alla bellezza manieristica e “morbida” di Garma, in Turchia.

    Il quarto uomo.

    Indubbiamente uno dei miei film preferiti di sempre, questo misconosciuto (ai giorni nostri, ahimè!) film diretto dal regista olandesePaul Verhoeven(RoboCop) è uno di quei film che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato. Questo spietato e fatalista thriller del 1983 è tratto dal romanzo omonimo di Gerard Reve, ed è interpretato magistralmente da Jeroen Krabbé (Il fuggitivo, Ocean’s Twelve) e Renée Soutendijk.

    TRAMA: Gerard è un giovane scrittore di successo, omosessuale, con gravi turbe psichiche di tipo paranoide. Invitato a tenere una conferenza in una città olandese, conosce Christine, misteriosa ed affascinanto donna, della quale accetta la corte serrata. Invitato a trascorrere con lei tutto il fine settimana, Gerard accetta ma non tanto per le insistenze della donna, quanto perché vuole conoscere un altro amante della donna, da lui casualmente incontrato il giorno prima alla stazione, e dal cui fascino era rimasto turbato.

    La fotografia è di Jan de Bont, che oltre aver firmato la fotografia di cult comeCujooBasic Instinctha anche diretto film comeSpeedeTomb Rider: Cradle of life.

    Il nido del ragno.

    Curioso, originalissimo e sottovalutato film del 1988 diretto daGianfranco Giagni, regista che dopo aver diretto la serie erotica fantasy per la TVValentinaconDemetra Hampton, si è dedicato alla regia di documentari.

    TRAMA: Alan Whitmore è un professore di religioni orientali incaricato di andare a Budapest per indagare sul perché il suo collega, il professor Roth, non fa più avere sue notizie. Withmore riesce a raggiungerlo e a parlargli poco prima che il professore venga ritrovato impiccato nella sua camera. Da quel momento Withmore si ritrova invischiato in una serie di affari loschi con al centro una misteriosa setta segreta.

    Echi “lovecraftiani” in questo horror-fantastico di difficile reperibilità home video, in cui spiccano i notevoli effetti di Sergio Stivaletti (qui in uno stato di grazia).

    La fotografia è del maestro Nino Celeste, che ha lavorato nella sua carriera – tra gli altri – nei film di Pier Paolo Pasolini, Damiano Damiani, Carlo Lizzani, Lucio Fulci, Mario Bava, Roberto Faenza, Liliana Cavani, Umberto Lenzi. Celeste gioca con luci colorate ed atmosfere rarefatte che costruiscono una Budapest magica.