Risultati della ricerca per: “Thriller”

  • [RECENSIONE] Red State (Kevin Smith)

    Kevin Smith, noto sceneggiatore di fumetti, nonché regista di cult comeClerksoGenerazione X, uscì nel 2011 con un film controverso, folle e geniale che purtroppo in Italia non abbiamo avuto l’onore di vedere nelle sale.Red Stateinfatti è un esplosione di violenza, sia psicologica che fisica.

    Troviamo un magistraleMichael Parksnel ruolo di un reverendo, capo di una setta fanatica religiosa, che agendo in nome di Dio cattura alcuni ragazzi accusandoli di aver commesso atti impuri.

    Smith dirige un film non solo bello da vedere, ma che fa anche molto riflettere sull’attualità americana non solo sotto il lato religioso ma anche sul quello legislativo, che non a caso non riesce mai ad intervenire realmente sul caso.

    Infatti troviamoJohn Goodman, interprete del capo dell’FBI Joseph Keenan, che cerca in tutti i modi di sventare questa setta arrivando nella chiesa a fucili spianati contro il reverendo e la sua setta.

    Quello che colpisce del film non sono le scene action girate con grande maestria dal regista ma i dialoghi razzisti e omofobi che riescono a colpire lo spettatore allo stomaco riuscendo così a immedesimarsi con i personaggi seppur negativi.

    Il fulcro del film sono le contrapposizioni di poteri religiosi con quelli degli uomini di legge, infatti sembra quasi che i fanatici all’interno del loro luogo di preghiera stiano al sicuro, mentre gli agenti all’esterno sono esposti ai colpi dei seguaci del reverendo.
    Le musiche sono poche e generalmente country, le troviamo soprattutto nei titoli di coda del film dopo il colpo di scena finale di tutta la storia.

    Concludendo, Kevin Smithnon delude le aspettative, anzi le rialza e realizza un gioiello che sicuramente verrà rivalutato nel corso del tempo essendo un film veramente unico e mai banale come alcuni film di ora, facendo un mix di generi che vanno dall’horror, al thriller, all’action.

  • [RECENSIONE] The Black Cat (Lucio Fulci)

    Trama: “Robert Miles è uno psicologo capace di comunicare con i morti e di controllare la mente del suo gatto nero, particolarmente aggressivo nei suoi confronti. Ciononostante utilizza l’animale per compiere le sue vendette e uccidere chiunque gli sia contro. Una fotografa, Jill, che lavora in coppia con due poliziotti di Scotland Yard, scopre che vicino ai cadaveri al momento della morte c’è sempre traccia di un gatto. Lei quindi va a casa dello psichiatra e conferma i suoi sospetti sul fatto che lui sia coinvolto nei misteriosi omicidi”.

    Scritto daLucio Fulci, assieme ad uno sceneggiatore di vasta (e varia, rispetto al thriller) esperienza come Proietti,Gatto Nero/The Black Catè un film insolito, dove perfino la mano del maestro trasteverino sfuma in stilemi sofisticati e diversi di ampio respiro internazionale. Sicuramente l’avere avuto una squadra diversa da quella solita, ha portato il regista alla ricerca di diverse forme espressive, agevolato anche forse da un budget sicuramente adeguato rispetto alle sue solite produzioni.

    Resta invariata la formazione di attori che include i fedeli Al Cliver, David Warbeck, Dagmar Lassander e Daniela Doria che fan da “contorno” alle ottime interpretazioni di Mismy Farmer e del “kubrickiano” Patrick Magee (visto oltre che in Arancia Meccanica e Barry Lindon anche in cult horror come Terrore alla 13a ora di Coppola), mentre il sapore horrorifico della pellicola è stemperato dalla musica orchestrale diPino Donaggio, che vela di malinconia le cupe e oniriche atmosfere disegnate in complicità di una delle migliori fotografie del fedelissimoSergio Salvati. Da segnalare assolutamente le scenografie ed i costumi, che ci tengono costantemente in un epoca sospesa fra passato e presente.

    Funzionali ed innovativi (vedi “l’animatrone della donna bruciata) i trucchi di Paolo Ricci (che prende il posto di De Rossi) soprattutto se visti con gli occhi dell’epoca, penalizzati però dal massacro censorio italiano, che mi spinge a consigliare la versione home video in inglese.

    La tensione, tipica dei film diLucio Fulci, nel caso diBlack Catlatita, lasciando il posto ad una grande, ipnotica atmosfera che assorbe fino alla fine della visione. Il classico racconto di Poe, di cui si mantiene inalterato quasi solo il titolo ed il finale – che omaggia quasi più Sette note in nero– viene riletto in una chiave totalmente inedita, dove le menti del gatto e del suo padrone si dominano a vicenda spingendosi al male.

    Se -registicamente parlando – i dettagli sugli occhi degli attori (e su quelli del gatto) sono da manuale, Fulci abbandona qui un po’ l’uso dello zoom (ma non quello del crane) a favore di lunghe ed ammalianti soggettive. Il film continua a dividere pubblico e critica, c’è chi lo osanna e chi lo sotterra, indubbiamente è il film più sottovalutato della carriera di Fulci… ma un’opera attorno alla quale ruotano così tante contraddizioni e visioni diverse, è sicuramente un’opera innovativa, vitale, mai banale o prevedibile che merita a mio avviso una visione.

    SCHEDA TECNICA:

    Titolo originale:Black Cat (Gatto nero)
    Paese di produzione:Italia
    Anno:1981
    Durata:92 min
    Colore:colore
    Audio:sonoro
    Genere:thriller, horror, fantastico
    Regia:Lucio Fulci
    Soggetto:Biagio Proietti, dal racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe
    Sceneggiatura:Biagio Proietti,Lucio Fulci
    Produttore:Giulio Sbarigia
    Casa di produzione:Selenia Cinematografica
    Fotografia:Sergio Salvati
    Montaggio:Vincenzo Tomassi
    Effetti speciali:Paolo Ricci
    Musiche:Pino Donaggio
    Scenografia:Francesco Calabrese
    Costumi:Massimo Lentini
    Trucco:Franco Di Girolamo,Rosario Prestopino(assistente)

  • [RECENSIONE] Agli ESTREMI del cinema indie: Sacrifice di Poison Rouge

    Prefazione:
    Da quanto ho appreso dai report in “diretta”, durante ilSadique Master, il festival francese punto di riferimento del cinema estremo, quattro spettatori son svenuti e uno ha dato di stomaco durante la proiezione di Sacrificeil film esordio diPoison Rouge. Non solo: per la prima volta nella “storia” del festival, il film si aggiudica sia il premio del pubblico che quello della critica… I commenti del pubblico francese sulle pagine del fest e degli organizzatori son unanimi:Sacrificeè un piccolo capolavoro italiano.

    AGLI ESTREMI DEL CINEMA INDIE: SACRIFICE di Poison Rouge.

    Sono onorata di ricevere un’altra anteprima, e così dopoScarecrowddiGeorge Nevada, passo in rassegnaSacrificeil film che vede “l’esordio” alla regia (mozzafiato, in tutti i sensi!) diPoison Rouge.

    Come è facilmente intuibile dal titolo del mio articolo, ci troviamo di fronte ad un’opera estrema. Ciò che è meno intuibile, senza vedere il film, è che la definizione di “estremo” a quest’opera calza sotto diversi aspetti e non solo per il senso di appartenenza ad uno specifico filone cinematografico (la produzione non ha mai fatto mistero di aver voluto omaggiare la serie, nipponica prima ed americana dopo,Guinea Pig).

    Recentemente presentato in anteprima mondiale al festival franceseSadique Master, il festival punto di riferimento europeo per il cinema “estremo”, il film ha riscosso commenti entusiasti dagli addetti del settore:

    Definito come un film che “offre senza compromessi violenza esplicita, ma supportata da un clima ansiongeno e un rapporto corporale fra i più singolari” e “un film che sembra uscito direttamente dal filone gore anni ’80 e ’90 con una poetica dark e glamour“,Sacrificepresenta alcune scene, disturbanti al punto (ed io non son di certo una ragazza sensibile) che ho dovuto distogliere lo sguardo almeno tre volte prima di riprendere la visione.

    Non si tratta solo di una funzionale riuscita degli ottimi, iperrealistici effetti speciali: il film prende allo stomaco per le modalità in cui è registicamente impostato, mescolando in giuste dosi i drammi indicibili che tormentano l’anima del giovane protagonista forse più delle rituali torture auto-inflitte al corpo. C’è un che di mistico in tutto questo, ed in fondo è una conferma a quanto sosteneva Bataille: “il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre”.

    Se estremo è ciò che rappresenta il termine ultimo sul piano spaziale o temporale, questo film va oltre anche – e soprattutto – perché sperimenta senza aver paura di cercare somiglianze o paragoni per com-piacere a tutti i costi, affidandosi a sensazioni di ricerca visiva che avvolgono tutto di una poetica, sovrannaturale bellezza.

    Se estremo è quel cinema che rompe con i tabù e cliché, qui abbiamo anche questo aspetto.

    La lenta sequenza con cui il protagonista tenta di aprirsi un foro nel cranio son sicura resterà impressa a molti e per molto tempo dopo la visione…

    La trapanazione (o Craniotomia) è una pratica che non è stata rimossa da alcune culture, nonostante sia stata cancellata dalla pratica medica ufficiale. Dalla metà del 20esimo secolo, le trapanazioni autoinflitte sono aumentate con costanza. E a quanto pare Ippocrate (nel suo famoso trattato), ha consolidato l’idea che scavare un buco nella testa di un paziente fosse il modo migliore per alleviare la pressione creata da sangue, follia o… demoni.

    Straordinaria davvero l’interpretazione dell’esordienteRoberto Scorzache viene calato in una prova recitativa claustrofobica, affidata “solo” ad un corpo seminudo costretto nello spazio ristretto di un bagno, in compagnia di taglienti e di pensieri più affilati delle lame che scintillano sequenza dopo sequenza. Noi spettatori questi pensieri li ascoltiamo in “voice over” e a volte li osserviamo in sporadici flashback color seppia.

    In Scorza ho amato il senso della misura: sarebbe stato facile scadere nel grottesco, nel mimico, nell’overacting… invece ogni gesto, espressione è stato calibrato, trattenuto, sofferto con dignità al punto di riuscire a farci credere davvero al suo dolore.

    Nonostante non ci sia risparmiato nessun dettaglio, qui la rappresentazione dell’osceno (ob-sceno ovvero: tutto ciò che dovrebbe essere rinnegato fuori dall’inquadratura) è in grado di provocare davvero una frattura tra l’opera d’arte “chiusa” e il resto del mondo nella quale essa viene fruita, seppur concedendo ampi margini alla fantasia dello spettatore e alla recitazione dell’attore, senza diventare solamente una gratuita e ripetitiva “pornografia della violenza”.

    Rivelare i dettagli della esile – ma efficacemente bizzarra – storia, sarebbe “spoilerare”: mi limito a dire che qui tutto è essenziale, senza fronzoli, affidato ad un rituale preciso che si delinea man mano che si consumano questi serratissimi 60 minuti. Lo script è diSamuel Marollagià autore di romanzi cupissimi comeImago Mortis(EdizioniAcheron Books) o del romanzo thriller a fumettiNotturno Newyorkeseedito da Bonelli.

    Se la musica nel cinema horror occupa sempre un ruolo predominante,Alexander Ciminiè indubbiamente uno dei più premiati e riconosciuti autori italiani all’estero in questo campo. Il suo stile ricco ed orchestrale è facilmente riconoscibile, eppure qui vira verso minimalismi carpenteriani quasi spiazzando, con echi di strumentazioni mediorientali e chitarre distorte che incidono sui nervi di chi guarda/ascolta.

    Poison Rougeè invece una ragazza che ha un legame molto particolare col suo corpo: Modella, Attrice, Tatuatissima Performer di Sideshows, Tatuatrice, Pittrice, campionessa di Thai Boxe, Bodybuilder… insomma, parliamo di una persona abituata a stare in scena, a sfruttare la sua immagine e giocare con essa al punto di modificare pesantemente il suo aspetto! Per anni ha fatto da assistente alla regia e ha studiato, cosa rara di questi tempi, prima di lanciarsi in un debutto difficile come questo. Il risultato è lodevole: non poteva che essere un personaggio così a trasportare in immagini uno script così carnale e sanguigno.

    Sacrificeè un film profondamente disturbante, un bagno di sangue “rappreso”, un viaggio emozionale/visivo fra visioni oniriche, suoni e musiche, fra dolore e ricerca disperata di un “altro da sé”, sospeso fra autolesionismo e poesia.

    Questo è anche il film che inaugura la “trilogia della morte”, i tre film “estremi” prodotti daDomiziano Cristopharodi cui è in post produzione già il secondo capitolo intitolatoTorment.

    InSacrificeho trovato ben 3 diverse chiavi di lettura (che amaramente non posso approfondire per non svelare troppo) e mi vien da pensare che in fondo il “sacrificio” è il percorso più ovvio – sebbene il più sofferto – se si vuole diventare ciò che sogniamo di essere, no? Metaforicamente anche il progresso di un artista è un continuo sacrificio, in una continua estinzione della personalità.

  • [RECENSIONE] P.O.E. – Pieces Of Eldritch (P.O.E. 3, AA.VV.)

    Nel 2010 vedeva luce in Italia un gioiellino innovativo e carico di speranze, un film indipendente intitolatoP.O.E.Sigla che richiama il nome di Edgar Allan l’immortale genio del terrore, ma che sta invece perPoetry Of Eerieossia “poesia del lugubre”.

    Alla poetica dell’autore di Boston si ispiravano infatti quei 13 episodi, più che ai racconti stessi, di cui inglobavano le cellule vitali per dare luce a nuove creature ibride, riflettenti le personali identità dei registi. Documentaristi, Videoartisti, Autori horror – e non solo – si son stretti amichevolmente attorno ad una scommessa: realizzare in 3 giorni e senza soldi, ognuno un episodio filmico ispirato ai racconti di Poe. Le idee, si sa, non costano nulla. E di idee ce ne son tante e da vendere.

    Il film ebbe in Italia, perfino una tardiva uscita in sala, che gli costò il divieto ai minori di 18 anni facendolo entrare nella incredibile lista dei 24 film vietati nel bel paese, negli ultimi 10 anni.

    Uscito in USA grazie alla storica label ELITE nel 2011,P.O.E.diventa inconsapevole precursore di una serie di fortunate operazioni simili che escono nel 2012 (V/H/S o ABC of Death) unendosi al coro col pluripremiato, sanguinoso e ricercatissimoP.O.E. 2(stavolta: Project Of Evil in soli 7 episodi) che, indagando stavolta gli aspetti più macabri di Poe, guadagna perfino l’edizione da collezione prestigiosissima della ILLUSIONS (con 3 copertine selezionabili)!

    Arriviamo quindi nel 2014 al terzo capitolo, che vedrà la luce però solo nel 2017 grazie alla lungimiranza della WILDEYE RELEASING; un terzo capitolo che differisce dai primi due per la presenza di un narratore bislacco, l’icona horror Venantino Venantini che, in uno studio TV dall’aria anni ’70, introduce brevemente ed auto-ironicamente i 6 episodi in un inglese maccheronico divertitissimo.

    Eldritch: strano… sovrannaturale. Soprattutto, strano.

    Ed è la stranezza che fa da padrona negli episodi di questo film, che vede presenti solo Edo Tagliavini e Domiziano Cristopharo (che è anche il creatore della serie, assieme a Giovanni Pianigiani) come registi più “esperti” dai precedenti capitoli, lasciando spazio a cineasti “emergenti” da cui si respira grande cultura e forza visiva.

    Il primo Segmento è una trasposizione in chiave fetish (e incestuosa) diMorella.Ricky Carusosfrutta bene attori con facce più che giuste, e si destreggia fra sapori morbosi inquietanti, toni stuzzicanti, e valorizzando il tutto con un impianto sonoro azzeccatissimo e la scelta di una ottima fotografia che richiama i classici italiani degli anni ’70 senza copiarli.

    Di Morella (come è nello stile dei P.O.E.) c’è solo lo spirito, lo spunto… e – aggiungo – per fortuna! Tutti noi che amiamo l’horror, conosciamo bene i racconti di Poe da non aver bisogno di una mera trasposizione… e chi non li ha letti, beh troverà forse la voglia di andarlo poi a fare!

    Difficile raccontare pochi minuti di un cortometraggio senza “spoilerare troppo” quindi posso solo dire che aprire il film con questo episodio è una mossa azzeccata, e ci consente di entrare lentamente nel giusto clima; di Caruso invito a ri-scoprire il suoNaftalina.

    SegueRe PestediAlessandro Redaelli, un giovanissimo autore che si è fatto le ossa seguendo Cristopharo nelle sue scorribande più estreme (Red Krokodil), e di cui si possono trovare alcuni affascinanti corti online. Metateatro, Metacinema, Poesia, Dramma, Grottesco… forse nel film questo episodio è il più fedele al racconto “testuale”, oltre che allo spirito di Poe… ma è il meno fedele al mezzo cinema, al punto da tradirlo così tanto… che riesce a farlo suo con un linguaggio che, se non nuovo, è almeno davvero inusuale per i giorni nostri, ed è qui sfruttato con intelligenza e sentimento.

    Bravi tutti, dalla fotografia al make up, dagli attori ai costumi alle musiche. Di Redaelli esiste anche l’episodio nel filmShock my abstraction of death, film in 2 parti da recuperare… ma solo se si è fan del thriller garbato, da seguire e con pochi effettacci.

    L’inglese traballante di Venantino viene messo duramente alla prova dai versi solenni del più cupo dei racconti di Poe,Il Barile di Amontillado… capiamo così che sarà quello il prossimo viaggio che ci aspetta… e a farci viaggiare è stavoltaDomiziano Cristopharo, un regista che amo e che seguo dal 2010, che ha una produzione discontinua (a film indubbiamente “ottimi” si affiancano anche esperimenti meno riusciti), ma mai scontata e sempre piacevole da seguire. Una produzione che non vuole compiacere e, spesso, forse… nemmeno piacere a tutti.

    Vediamo qui indubbiamente ciò che per l’autore accadedopola vendetta del famoso racconto, vendetta che forse intuiamo essere stata effettuata stavolta a causa del sospetto di pedofilia.
    Claustrofobico, triste: minuto dopo minuto vediamo spegnersi la vita (e la candela) di un prigioniero, man mano che viene a mancare l’ossigeno nella sua tomba. Quello che accade dopo però è pura, cupa poesia.
    Di tutta la produzione di Cristopharo consiglio indubbiamente il recenteRed Krokodil.

    Segue quindi un episodio thriller, per uno dei racconti generalmente meno sfruttati di Poe:Sei tu il colpevole.Francesco Campaninisi è fatto notare nell’ambiente horror italiano (e non) grazie al suo LA CASA NEL VENTO DEI MORTI, un film insolito grottesco e violento che ha momenti davvero godibili.
    Campanini conferma gusto e passione per la natura, che usa come contrappunto “bello” agli orrori ed “errori” che sono dell’uomo.

    Il suo episodio è un compito ben eseguito, ma che forse stona un po’ nel complesso generale proprio perchè è quello che segue più fedelmente la trasposizione filmica del racconto originale. Una dose di follia in più non avrebbe assolutamente guastato, ma il suo corto funziona anche come momento di respiro dopo il brainstorm creato dai precedenti episodi.

    Penultimo nella lista – ma non per fama e prolificità –Edo Tagliavini, che reinterpreta stavolta una poesia di Poe,Ombra.

    Protagonista della storia una bambina (interpretata dalla figlia dello stesso regista) che ci porta per mano in una favola triste che diventa apologo e metafora della solitudine. Toccante, sperimentale nell’uso dei grandangoli, accompagnato da un commento musicale essenziale e da efficaci e gustose trovate (la TV che trasmette immagini caleidoscopiche, ad ipnotizzare e rimbambire chi guarda). Cominciamo a capire che forse quello che stiamo guardando non è solo un horror… forse non è nemmeno un horror; è però un’opera fatta con amore, con coraggio e… anche con un po’ di rabbia.

    Un’opera che fa riflettere oltre che intrattenere, un’opera che riempie gli occhi di bellezza, per la cura dei dettagli e delle luci, per l’attenzione data alla recitazione e ai costumi… dettagli che spesso non si fan più “sentire” nemmeno nelle grandi produzioni, e che qui irrompono con prepotenza proprio perchè è altrettanto palese che questo film è fatto quasi con niente.

    Di Tagliavini è recuperabile in home video BLOODLINE un divertentissimo “pastiche” in cui trovate di tutto… dai fantasmi ai serial killer agli zombie!

    Il cuore batte forte per l’emozione e un po’ per la tristezza di giungere quasi alla fine… ed inizia infatti l’ultimo episodio:Non scommettere la testa col diavolodiMirko Virgili.

    Virgili è un fenomeno del web, un regista di culto… anche se lo sanno in pochi, per vie ufficiali; nelle vie non ufficiali invece, il suoGanja Fictionha raggiunto sul “TUBO” oramai le 946000 visualizzazioni.

    Prima di lui, fu Fellini a reinterpretare il racconto di Poe per il film “Tre passi nel delirio”.Toby Dammit, così è intitolato il segmento felliniano, è forse uno degli esempi più alti della creatività e bellezza che ha potuto raggiungere il cinema italiano, assieme aCosa sono le nuvoledi Pasolini.

    Ma Virgili non teme il confronto perchè intelligentemente si distacca totalmente dal suo predecessore, mantenendo fede allo spirito del racconto e trasportandolo ai giorni nostri proprio sul tema dei “fenomeni del web”.

    Regia essenziale, fotografia “baviana” ed ottimi interpreti fra cui una guest star d’eccezione: il Frank Laloggia regista del cultLady in White(da noi uscito comeScarlatti) che ci regala una prova recitativa da fuoriclasse. Belli i giochi di sguardi, bello l’ambiente sonoro, efficaci gli effetti speciali “gore”. Anche qui, la storia che apparentemente sembra la più leggera, si chiude invece con uno o più spunti di riflessione… e mentre Venantino ci dà la buonanotte, dubbioso che la sua performance sia stata buona, noi godiamo lo scorrere dei titoli di coda accompagnati dal tema “carpenteriano” composto da Kristian Sensini che è oramai la musica simbolo che lega i titoli di coda dei 3 P.O.E. e… si resta soddisfatti da questo film, sì.

    Ciò che lascia insoddisfatti è invece il pensare che esca in USA dopo oltre 2 anni di oblio, mentre qui continuiamo ad essere invasi in sala e in home video da prodotti discutibili, provenienti sia dall’estero che dal nostro bel paese.

    Son fiera del coraggio di questi ragazzi, mi entusiasmo con la loro evidente passione… a loro dico di tenere duro perchè NOI, noi spettatori che li amiamo, ci siamo. Forse non lo sanno, perchè in Italia gridano più forte gli haters che le persone che han una testa ed una cultura… ma ci siamo e siamo con loro.

    L’unico cinema che l’italia oggi esporta è il cinema “povero” di mezzi, ma non di idee… film come questi continuano a tenere alta la bandiera di una tradizione e cultura che oramai è stata fagocitata da una industria talmente ignorante, che ha dimenticato anche dove sta andando per inseguire l’idea del denaro (senza nemmeno trovarlo).

    P.O.E. 3 Pieces Of Eldritch– DA VEDERE!

  • PREPARARSI ALLA MORTE: Intervista a Luigi Pastore

    Luigi Pastoreha perfettamente ragione quando scrive sulla pagina Facebook del suo nuovo progetto, il web format “Prepararsi alla morte”, che la morte è un argomento da cui molti fuggono istintivamente, nonostante sia una delle poche certezze che la vita ci riserva.

    La prima puntata sarà diffusa il13 gennaio sul canaleYoutubee suTVDigit.it.

    SN: È un progetto nuovo rispetto a quelli che ti hanno fatto conoscere. È venuta prima l’idea di misurarti su questo format particolare o quella di affrontare questo tema specifico, quello della morte?

    LP: Il format sul tema tanatologico era in preparazione già da tempo, doveva trattarsi di raccontare la storia di personaggi importanti partendo dalle loro tombe. Il titolo doveva essere “Sepolcri”, ma non ho mai trovato la giusta forma editoriale finché la scintilla è scattata in un momento doloroso per me, la morte di mio padre. Mentre ero lì nella camera mortuaria ho notato un tavolo autoptico e ho scattato lì la prima foto che poi lancerà il programma.

    SN: Come saranno strutturate le varie puntate?

    LP: Saranno 5 puntate settimanali. Il tema della morte ha sempre affascinato artisti, poeti, scrittori… e il senso del programma è raccontare la morte attraverso le testimonianze di cinque personaggi che hanno affrontato direttamente l’argomento. Nella prima puntata ci saràPaola Giovetti, autrice di un libro che ho letto a tredici o quattordici anni e che è stato anch’esso una fonte di ispirazione per il programma. Nelle successive puntate ci sarannoMauro Petrarca,Giacomo Taffodelle Onoranze Funebri Taffo, che è diventato noto per questo suo modo originale di fare marketing, poiSergio Stivalettie chiuderemo con una bella intervista aCadaveriapasseggiando nella città magica di Torino.

    SN: Cosa lega i tuoi vecchi lavori a questo?

    LP: Il tema della morte è sempre presente nella mia cinematografia. Già in un mediometraggio del 1996,“Fine millennio”, ispirato da un incubo, mi trovavo a vagare in una città di morti, fino a incontrare la morte stessa. Anche in“Come una crisalide”c’è una scena in un cimitero in cui il personaggio principale dice di essere ossessionato dalla morte. Quindi questo tema mi ha sempre accompagnato, messa in scena compresa.

    SN: Nella pagina Facebook si dice che il tema affascina, ma è anche molto delicato da affrontare. Come metterai insieme questi due aspetti?

    LP: Lo scopo del format è proprio affrontare i vari punti di vista degli ospiti sul tema della morte, penso a Sergio Stivaletti che con i suoi effetti ha dovuto costantemente affrontare la morte, fino a doverla rappresentare fisicamente in“Dellamorte Dellamore”di Soavi e Sclavi. Penso a Mauro Petrarca, che ha proposto spesso in TV il personaggio del poeta cimiteriale con il suo canzoniere macabro.

    SN: Ci saranno le musica dei Cadaveria.

    LP: Sì, li ho conosciuti nell’ambito dell’Italian Horror Festival,la loro musica mi piace particolarmente e quando ho dovuto pensare a musiche adatte per il format ho fatto loro questa proposta che è stata accettata immediatamente.

    SN: I promo del format sono molto cinematografici, c’è un’intenzione precisa in questo senso?

    LP: Assolutamente sì, l’accostamento mi sembrava adatto e ho proceduto in questo senso.

    SN: Prossimi progetti?

    LP: Tornerò al thriller che è il genere che preferisco, i tempi non sono brevissimi, ma ci stiamo lavorando.

    La pagina Facebook del progetto si trova al link: https://www.facebook.com/prepararsiallamorte/

  • Iniziate le riprese di Black Circle di Adrián García Bogliano

    Il regista madrilenoAdrián García Boglianoha iniziato il 17 giugno le riprese del suo nuovo horror,Black Circle, ambientato in Svezia. Il progetto segna il ritorno sul grande schermo dell’attriceChristina Lindberg, icona di culto del cinema exploitation.

    Adrián García Boglianosi è imposto a livello internazionale con il rape & revengeNo moriré sola(2008), conSudor frío(2010) e con i più recentiHere Comes the DevileScherzo Diabolico. La trama diBlack Circle(Svart Cirkel) ruota intorno a un fenomeno di possessione demoniaca, collegato a un misterioso disco inciso negli anni ’70 capace di cambiare il destino di chi lo ascolta.

    Spiega Bogliano: «Black Circleaffronta l’ossessione del successo e il modo in cui la società ci chiede continuamente di rimodellare la nostra identità, trasformandoci in qualcosa di diverso e mostruoso». Lo stile visivo scelto dal regista si ricollega direttamente alle atmosfere vintage evocate nel corso della vicenda, con una parte del film girata in pellicola 16mm.

    Protagonista femminile sarà la giovane attrice e stuntMadeleine Barwén Trollvik, già vista nella serie televisivaOmicidi tra i fiordi(2013), al suo fiancoChristina Lindberg, celebre negli anni ’70 per le sue interpretazioni in film comeL’Età della Malizia,Amore in 3 Dimenisioni,ThrillereBocca di Velluto.

    Il progetto, annunciato quest’anno al Marché du Film di Cannes, è stato finanziato grazie a un accordo di co-produzione internazionale fra Stati Uniti, Inghilterra, Messico, Svezia, Finlandia e Italia, con la partecipazione di distributori specializzati in cinema cult comeMondo MacabroeKlubb Super8.
    La produzione è realizzata in associazione conPenny Video, società italiana che distribuirà il film nel 2017 nella collanaOpium Visions(pagina FB).